Qualità degli emittenti, alto commitment pubblico-privato sui temi sociali e di governance, leadership nella transizione ecologica: questi i punti di forza individuati dal fund manager che investe in Svezia, Danimarca e Norvegia
Michael Weidner, gestore del fondo Lazard Scandinavian High Quality Bond di Lazard Asset Management
Fra le categorie di fondi che hanno fatto meglio nel 2020 il panorama dei Paesi nordici si è ritagliato un posto di tutto rispetto nelle classifiche annuali, sia per quanto riguarda l’azionario che per quanto concerne l’obbligazionario, segmento quest’ultimo dove spicca la performance della Corona svedese e degli indici obbligazionari ad essa collegati.
L’area della Scandinavia è spesso poco trafficata dai gestori esteri attivi in Italia ma proprio per questo ricca di potenziali opportunità, sebbene non manchino neanche i rischi legati prevalentemente alla dipendenza con la filiera del petrolio o del gas in alcuni paesi.
Abbiamo approfondito questi aspetti con Michael Weidner, gestore del fondo Lazard Scandinavian High Quality Bond di Lazard Asset Management, specializzato sull’area geografica in questione.
Quali sono le peculiarità dei paesi scandinavi? Perché i mercati delle azioni e del credito possono riservare delle opportunità?
I Paesi scandinavi sono un modello per tutto il mondo e sono in testa alla maggior parte delle classifiche per i criteri Esg in generale e, in particolare, per quelli sociali e di governance. L’alto livello di fiducia dei cittadini nei governi e nelle istituzioni pubbliche caratterizza le loro società inclusive, democratiche e dinamiche. I mercati dei capitali sono molto simili ad altre aree sviluppate, ma gli investitori locali sono molto più rilevanti che altrove.
La maggior parte dei paesi scandinavi conta su un’economia solida ma devono affrontare il problema della dipendenza da fonti di energia fossile. Come lo stanno facendo?
L’economia norvegese ha assistito ad un grande cambiamento strutturale nell’ultimo decennio, a causa della sua dipendenza dal petrolio. Il valore aggiunto del petrolio e dei trasporti, in termini di percentuale del pil, è sceso oggi all’11% rispetto a più del 25% nel 2008. Inoltre, il fondo sovrano norvegese ha venduto il suo intero portafoglio, costituito da società incentrate sull’esplorazione e la produzione di petrolio, alla fine dello scorso anno. Questo segna un grande passo avanti del governo norvegese rispetto ai combustibili fossili. D’altra parte, la Svezia, con il 54,6% (2018), è in cima alla classifica dei Paesi dell’Unione Europea che utilizzano energia proveniente da fonti rinnovabili e il governo punta ad arrivare al 100% entro il 2040.
Quali sono le peculiarità di investire nei bond di quest’area, tenendo conto che va monitorata l’azione di più banche centrali?
L’indipendenza di Svezia, Norvegia e Danimarca nella definizione della politica monetaria è uno dei fattori chiave per cui consideriamo interessanti i mercati obbligazionari scandinavi. La diversificazione è vantaggiosa nell’allocazione di diversi paesi/valute/regimi di tassi d’interesse così come nella selezione di diversi settori ed emittenti. Una differenza chiave è certamente che le banche centrali possono agire in modo veramente indipendente. Dal momento che i paesi scandinavi mostrano bassi livelli di debito ed una crescita robusta, le loro banche centrali non sono costrette a mantenere i tassi artificialmente bassi e a dominare i mercati obbligazionari con enormi programmi di Qe a tempo indeterminato.
A livello di emittenti di alta qualità quali sono le principali differenze con gli emittenti IG di Europa o Usa?
Guardando agli aspetti strutturali o finanziari, le differenze non sono determinanti, poiché la Scandinavia è una tra le regioni più sviluppate a livello globale. In generale, tuttavia, le aziende sono più piccole, con alcune eccezioni, e la base degli investitori tende ad essere più locale rispetto ad aziende comparabili della zona euro o degli Stati Uniti. La qualità di base sottostante è spesso molto elevata, poiché i sistemi legali, le infrastrutture e la coesione sociale sono migliori che in altre regioni.
Dall’analisi del portafoglio emerge un posizionamento significativo sul settore bancario: qual è stato l’impatto della crisi globale da Coronavirus?
Il posizionamento nel settore finanziario è caratterizzato da partecipazioni in covered bond. Si tratta di obbligazioni garantite senior emesse da banche ulteriormente sostenute da mutui. Come asset class, le obbligazioni garantite hanno una storia di oltre 250 anni senza default. Grazie al doppio ricorso per l’investitore, i covered bond hanno un rating elevato (per lo più AAA) e sono state tra le asset class a reddito fisso più sicure, liquide e con le migliori performance nella storia recente. Le banche scandinave in generale sono per molti aspetti (tra i quali rating e coefficienti di capitale) tra le migliori a livello globale.
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Con rendimenti vicini al 6% e default attesi in calo, Columbia Threadneedle vede valore nel credito speculativo del Vecchio Continente. Ma in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e spread compressi, la selettività resta decisiva e le strategie a breve offrono una protezione aggiuntiva contro la volatilità
Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
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