Dalla difesa comune alla Capital markets union, l’ex presidente BCE ha anticipato l’atteso rapporto che verrà presentato lunedì. Oltre 400 pagine candidate ad essere il programma di Bruxelles per i prossimi cinque anni
Mario Draghi, ex presidente della BCE
“All’Unione europea servono riforme rapide e senza precedenti nelle quali siano coinvolti tutti gli attori del Continente”. Con queste parole l’ex numero uno della BCE ed ex premier italiano, Mario Draghi, ha introdotto ai rappresentanti diplomatici dei Ventisette e ai leader dei partiti presenti a Strasburgo il suo attesissimo rapporto sulla Competitività. Una bibbia di 400 pagine per la ripartenza – e sopravvivenza – dell’UE attesa da più di un anno ma che lunedì verrà finalmente presentata in forma ufficiale.
Commissionato nel corso della precedente legislatura dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il dossier di super Mario costituirà con tutta probabilità (insieme al rapporto Letta) la road map di Bruxelles per i prossimi cinque anni. Spazia dall’importanza di rafforzare la difesa comune all’urgenza del completamento della Capital markets union, toccando numerosi temi cruciali. Per Draghi, l’Unione è infatti zavorrata da una serie di “freni strutturali” che ne hanno quasi azzerato la competitività: dalla mancanza di innovazione al gap tecnologico, dall’aumento dei prezzi dell’energia alla scarsità di manodopera specializzata, dalla lentezza del processo di digitalizzazione fino alla ridotta capacità di difesa comune.Da qui, i cinque macro-capitoli del rapporto: produttività, riduzione delle dipendenze, clima, inclusione sociale e ricette per i singoli settori sulla base dei dieci principali dossier economici che riguardano l’UE. Con strategie di intervento sia a monte, cioè per l’Unione, sia a valle, vale a dire per gli ambiti di intervento individuati.
L’importanza di stimolare gli investimenti
Nella sua breve presentazione a porte chiuse, Draghi ha anche sottolineato l’urgenza di trovare compromessi tra investimenti e debito, tra politica industriale e libera concorrenza, tra allarme climatico e ripresa economica. Per l’ex governatore di Bankitalia, è necessario stimolare gli investimenti a lungo termine, sia modificando le politiche di prestito della Banca europea degli investimenti, così da favorire l’erogazione del credito in alcuni settori chiave come la difesa (soprattutto se Donald Trump dovesse tornare alla Casa Bianca), sia completando l’Unione dei mercati dei capitali, già definita “parte indispensabile della strategia complessiva per la competitività europea”.
E la centralità del risparmio privato per il futuro
L’obiettivo è integrare i mercati dei capitali nazionali uniformandone regole e vigilanza. Nel suo discorso a La Hulpe dell’aprile scorso, l’economista italiano aveva infatti ricordato come l’UE abbia un tasso molto alto di risparmio privato. Soldi che però per la maggior parte restano fermi nei depositi bancari e non vanno a “finanziare la crescita come dovrebbero in un mercato di capitali più grande”. Ma il progetto della Capital Markets Union è ancora bloccato dal 2015, quando venne lanciato dalla Commissione Junker,e la frammentazione dei sistemi finanziari continua a frenare la competitività dell’Area. Per arrivare finalmente alla svolta, ha di nuovo sottolineato Draghi, serve un grande sforzo di collaborazione da parte dei leader UE, dei parlamentari europei, delle istituzioni comuni e di ogni singolo Stato membro. Paragonabile a quello compiuto nel 1993 per la nascita del mercato unico. L’economista italiano ha offerto la ricetta, ma ha tenuto a precisare che la responsabilità di metterla in pratica è ora in mano alla politica.
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