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EY: l’83% adotta policy e regolamenti approvati dal cda, mentre il 17% si affida ad atti normativi di livello inferiore. “La frammentazione delle prassi operative crea ostacoli”
In materia di trasparenza e tutela del cliente, le banche italiane viaggiano a velocità diverse. L’83% adotta policy e regolamenti approvati dal cda, mentre il 17% si affida ad atti normativi di livello inferiore. I processi di vigilanza e governance dei prodotti, i cosiddetti POG, sono presenti ovunque ma con livelli di maturità molto diversi. Inoltre, quasi la metà degli istituti non utilizza indicatori di rischio per monitorare convenzioni e deroghe e un quinto mantiene presidi totalmente manuali nell’allineamento delle condizioni economiche. Il quadro emerge da un’analisi di EY, che fotografa un sistema complessivamente ordinato nel quale sussistono però significative differenze. Una frammentazione che, viene sottolineato, è d’ostacolo a una tutela realmente efficace.
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La trasparenza all’area commerciale
In quasi sette banche su dieci, viene evidenziato, la responsabilità primaria in materia di trasparenza è attribuita all’Area Commerciale e Marketing (67%). Solo una quota più contenuta coinvolge le funzioni organizzative o finanziarie. La rendicontazione verso gli organi aziendali avviene prevalentemente tramite i flussi delle funzioni di controllo di secondo e terzo livello (83%), mentre meno di un terzo degli intermediari produce flussi periodici provenienti dal primo livello (29%). Inoltre, più della metà degli istituti intervistati integra specifiche metriche di rischio di trasparenza nel proprio framework di propensione al rischio (62%), classificandole soprattutto come minacce reputazionali o di conformità.
Processi POG, differenti gradi di maturità
Quanto ai processi POG, molte banche distinguono in modo oggettivo l’iter completo da quello semplificato per l’approvazione dei prodotti (60%) ma non mancano quelle che prevedono l’intervento della funzione Compliance solo in caso di incertezza interpretativa (26%) o adottano criteri generici accompagnati da pareri preventivi (14%). Quasi due terzi definiscono esplicitamente target positivo e negativo (62%) e solo una quota minore include anche un obiettivo neutro (21%). Il 38% si limita invece alla definizione del solo target positivo, lasciando implicito il resto del perimetro. Nella valutazione della rischiosità, tre istituti su quattro utilizzano processi strutturati che combinano test quantitativi e analisi qualitative (75%) mentre il resto del campione si affida a valutazioni principalmente qualitative. L’utilizzo di strumenti automatizzati di supporto alla rete commerciale rimane limitato: solo una banca su tre dispone di soluzioni integrate nei sistemi di vendita, mentre la maggioranza ricorre a procedure non automatizzate (67%). Anche la gestione del catalogo prodotti rivela forti differenze: quasi la metà ha un archivio centralizzato e aggiornabile (46%) ma una parte significativa utilizza ancora archivi frammentati o applicativi non completi. I requisiti di accessibilità nel proprio framework POG sono stati pienamente integrati da una ristretta minoranza, il 21%.
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Recesso, portabilità e comunicazioni: quadro frammentato
Secondo l’analisi, le prassi operative connesse ai presidi di trasparenza evidenziano altre importanti differenze. Nell’allineamento delle condizioni economiche, un terzo utilizza presidi completamente automatizzati mentre il 48% adotta soluzioni miste e un quinto continua a operare con sistemi manuali. Gli indicatori di rischio dedicati per monitorare cambi di convenzione e deroghe sono stati definiti solo dal 41% delle banche, con la maggioranza che invece ne risulta ancora priva. I presidi dedicati al recesso sono strutturati e automatizzati nella maggioranza degli istituti (63%), mentre nella portabilità prevale un livello di automazione molto diffuso (92%). La tracciabilità della documentazione precontrattuale risulta garantita in maniera pressoché generalizzata, con l’83% che assicura la consegna del prospetto informativo e il rispetto del periodo minimo previsto dalla normativa. La gestione delle richieste di copia documentale resta invece frammentata, con molte banche che affidano la funzione alle filiali anziché a centri operativi centralizzati. Inoltre, una larga maggioranza (68%) ha cambiato unilateralmente le condizioni negli ultimi quattro anni, spesso in risposta a fattori come l’inflazione e movimenti dei tassi interbancari o i requisiti patrimoniali.
Reclami: maggiori difficoltà per i grandi istituti
Stesso quadro frammentato emerge sul fronte della gestione dei reclami e dei disconoscimenti. La responsabilità delle contestazioni è spesso attribuita all’Area Legale (75%), mentre solo una metà del campione è in grado di tracciare in modo strutturato tanto le segnalazioni scritte quanto quelle verbali. Gli istituti di maggiori dimensioni incontrano più difficoltà nel mantenere un presidio uniforme sulle segnalazioni verbali, mentre le realtà più piccole mostrano un livello di tracciabilità più completo. Nei disconoscimenti, i modelli variano dall’adozione di strutture diffuse coordinate da un pivot interno (45%) alla concentrazione del processo presso l’Area Organizzazione-Back Office (40%) o l’Area Legale (5%). La maggior parte ha definito criteri formali di valutazione e linee guida operative (70%), ma i livelli di automazione dei presidi differiscono: una parte del campione dispone di sistemi di tracciabilità dei rimborsi (44%) mentre altri utilizzano strutture centralizzate non automatizzate (48%) o sono ancora in fase di rafforzamento (8%).
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Necessaria una maggiore uniformità applicativa
“La frammentazione delle prassi operative rappresenta un ostacolo a una tutela realmente efficace”, avverte da EY l’Italy Financial Services Internal Audit leader Andrea Lapomarda. L’esperto ritiene infatti che l’assenza in molte realtà di presidi automatizzati sul Prospetto Informativo Europeo Standardizzato (PIES), portabilità, deroghe e allineamento delle condizioni generi un divario significativo nella qualità dei processi. “Questa disomogeneità rende prioritario un deciso rafforzamento dei presidi e una maggiore uniformità applicativa”, sottolinea, “così da garantire continuità e trasparenza lungo tutto il rapporto con la clientela”. Secondo Luca Galli, che nel big della consulenza opera invece come Italy Financial Services Risk leader, le prossime sfide richiedono un ulteriore rafforzamento dei presidi di trasparenza lungo l’intero ciclo di vita del prodotto: “Le banche sono chiamate a integrare i nuovi requisiti normativi, rafforzare i controlli su accessibilità, disconoscimenti e documentazione precontrattuale e assicurare una maggiore coerenza tra processi, informazioni e canali”.
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