Secondo Lacey (Schroders), la decarbonizzazione metterà le ali non solo alle energie rinnovabili ma anche a quelle tradizionali. Utili in crescita e valutazioni interessanti rendono i titoli allettanti
Mark Lacey, Head of Thematic Equities di Schroders
Sui mercati il tempismo, si sa, è spesso cruciale. Anche quando si tratta di megatrend come la transizione energetica. Che sia il momento giusto per puntare tanto sulle energie rinnovabili quanto su quelle tradizionali è convinto Mark Lacey, head of Thematic Equities di Schroders, secondo cui stiamo entrando in un ciclo di investimenti pluridecennale in quasi tutti i segmenti della catena del valore di questo mercato. Con le prospettive positive per gli utili che, unite alle valutazioni interessanti, rendono i titoli del settore particolarmente allettanti.
Per l’esperto, chiedersi se è il momento di investire vuol dire essere già fuori strada. “Quando si pensa al cambiamento che la decarbonizzazione comporta, si tende a concentrarsi semplicemente sul futuro, sull’obiettivo da raggiungere in termini di energie rinnovabili. Tuttavia, è importante ricordare che la transizione energetica comprende anche le esigenze attuali che il settore convenzionale sta affrontando e continuerà ad affrontare”, spiega. Aggiungendo che attualmente il mondo è già a corto di energia, visto che negli ultimi dieci anni il settore ha dovuto affrontare sfide come la riduzione della capacità produttiva, la decarbonizzazione, il maggiore bisogno di sicurezza energetica indipendente e l’accelerazione della domanda.
“Attualmente gli investimenti nei combustibili fossili ammontano a 500 miliardi di dollari all’anno. Considerando che si stima siano necessari 120.000 miliardi di dollari per le infrastrutture della transizione, l’entità di tali investimenti dovrà quindi essere quasi cinque volte superiore al tasso storico di spesa in conto capitale dei combustibili fossili”, evidenzia Lacey. Precisando che, allo stesso tempo, le aziende leader nel comparto dell’energia convenzionale dovranno adattare e trasformare i loro modelli di business. Ve da sé quindi che bisogna considerare la lunga ciclicità del settore, sia per quanto riguarda l’energia convenzionale che quella rinnovabile, mentre si attraversa questo lungo periodo di transizione.
La domanda di energia rinnovabile è destinata a schizzare
Quanto alle rinnovabili, secondo BloombergNEF il mercato dovrebbe crescere del 200% nel prossimo decennio in settori quali l’eolico e il solare. “Entro il 2030, la capacità di generazione rinnovabile potrebbe triplicare, e stiamo parlando solo di un tipo di tecnologia collaudata”, analizza l’esperto di Schroders. Che vede anche per l’idrogeno un grande potenziale. A mettere le ali alle energie pulite sarà poi anche l’aumento della domanda di elettricità a livello globale, il cui mercato dovrebbe espandersi di circa il 150% da oggi al 2040 secondo McKinsey. “Si tratta di un tasso di crescita della domanda insolitamente forte, ed è un dato indipendente dalla transizione energetica. I fattori chiave sono infatti il consumo energetico pro capite, la crescita demografica, l’utilizzo dei data center e l’elettrificazione dei settori chiave”, spiega Lacey.
Infine, bisogna considerare anche che la transizione comporta un cambiamento nella densità energetica. Attualmente, il carbone è il principale responsabile delle emissioni a livello globale, in particolare in India, dove circa il 75% della produzione di energia elettrica proviene da questa fonte fossile, mentre in Cina è di circa il 60%. “Se si passasse dall’energia generata dal carbone a quella rinnovabile, occorrerebbe un capitale d’investimento iniziale 22 volte superiore per la stessa quantità di energia prodotta”, puntualizza l’esperto.
Su cosa puntare nel 2024
Fermo restando che tassi e condizioni monetarie continueranno a essere centrali nei prossimi mesi, a detta di Lacey il vero motore dei rendimenti dei titoli azionari legati alla transizione energetica sarà il miglioramento futuro degli utili. “Lo scorso anno, la situazione degli utili ha influenzato pesantemente la performance, nonostante l’aumento e la volatilità dei tassi d’interesse. Le nostre previsioni per il 2024 indicano uno scenario molto più solido su questo fronte per i titoli azionari legati alla transizione, e ancora più positivo per quelli legati all’energia convenzionale”. Prevedere quando si attenueranno i venti ciclici sugli utili che hanno colpito il settore lo scorso anno è quasi impossibile, ma l’esperto chiarisce che le analisi e le discussioni con le società e gli operatori del settore indicano un miglioramento per tutto il 2024 e il 2025.
Non mancano però le aree di rischio per gli utili. In particolare nell’idrogeno, dove l’attività sta rallentando anche a causa di fattori esterni, come le interruzioni della catena di approvvigionamento. “Tuttavia, nel complesso, le prospettive positive per gli utili e le valutazioni interessanti costituiscono un contesto molto favorevole per gli investitori”, conclude.
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