Per l’head of Fundamental Equities Global technology team di BlackRock, l’intelligenza artificiale è l’innovazione più grande degli ultimi 25 anni e plasmerà il settore. Dai fondamentali all’approccio full-stack, la strategia del fondo con cui il gestore è pronto a cavalcare la disruption
Tony Kim, head of Fundamental Equities Global technology team di BlackRock
La tecnologia corre, tra fasi di entusiasmo e momenti di correzione, ma l’intelligenza artificiale resta il grande rebus per i mercati. BlackRock, tra le case più specializzate negli investimenti in settori ad alta innovazione, non ha però dubbi: gli algoritmi non sono una bolla speculativa, bensì un ciclo di crescita strutturale che coinvolge dalle infrastrutture al cloud fino ad applicazione concrete. Una visione, che attraverso l’attenzione ai fondamentali e un approccio full-stack, trova espressione in uno dei fondi azionari tech più conosciuti dal pubblico retail italiano: BGF World Technology Fund. FocusRisparmio ha raggiunto Tony Kim, gestore del comparto e head of Fundamental Equities Global technology team della società, per esplorarne le caratteristiche a approfondire la view sul settore.
Considerando il contesto macroeconomico, cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi dalla tecnologia?
Nonostante le difficoltà macroeconomiche legate ai tassi e alle tensioni commerciali o geopolitiche, il settore appare resiliente: le valutazioni sono tornate ai livelli pre-AI e stiamo assistendo a un ampliamento della leadership oltre le mega-capitalizzazioni. Il ritmo con cui l’innovazione avanza è diverso rispetto a qualsiasi altro esempio visto sinora, con la spesa per le infrastrutture di IA vicina allo 0,5% del PIL globale. Si tratta di un ciclo di investimenti che sta alimentando miglioramenti esponenziali nelle capacità di intelligenza artificiale e ci crediamo che il settore crescerà ancora, in scia al passaggio dalle infrastrutture alle applicazioni.
E i dazi? Come si inseriscono in questo scenario?
Nel primo trimestre gli investitori avevano manifestato alcuni timori riguardo alle tariffe, ma quel capitolo è ormai alle nostre spalle. I mercati hanno scontato il rischio in anticipo e da allora il settore tecnologico si è rifocalizzato sui fondamentali, sugli investimenti in IA, sulla migrazione al cloud e sui guadagni in termini di produttività. Oggi il motore dominante è la domanda in continuo aumento di infrastrutture e capacità di calcolo.
In un portafoglio diversificato, qual è oggi il ruolo dell’esposizione tecnologica? E quali rischi dovrebbero considerare gli investitori?
La tecnologia è un asset in grado di spingere la produttività in tutti i settori. Il passaggio all’intelligenza artificiale sta catalizzando il più grande ciclo di investimenti mai registrato nella storia, non solo nei settori dell’informatica e delle reti o in quello dell’energia ma anche oltre la tecnologia tradizionale. La chiave è quindi cercare di mantenere un’esposizione equilibrata a tutte le aree che potranno beneficiare dallo sviluppo dell’IA, dai semiconduttori e dalle infrastrutture che alimentano l’informatica alle piattaforme cloud e dati che consentono la scalabilità fino al software e ai dispositivi che consentiranno l’effettiva adozione di questa innovazione nel mondo reale. Questo approccio, detto full-stack, cattura l’ecosistema che guida “l’economia dell’IA” e può anche aiutare a gestire il rischio di concentrazione.
Come è strutturato il vostro fondo e quale strategia di investimento segue?
Gestiamo attivamente un portafoglio tecnologico globale high conviction, attento al benchmark ma non vincolato ad esso. Il nostro processo si basa sulla ricerca e viene supportato sia da analisti specializzati nel settore sia da modelli proprietari, oltreché da uno strumento di ricerca interno basato sull’intelligenza artificiale. Bilanciamo le partecipazioni principali con quelle emergenti, perseguendo costantemente l’obiettivo di cogliere la crescita di lungo periodo senza però tralasciare la gestione della volatilità.
In che modo viene gestito invece il rischio di concentrazione, tema oggi di grande attualità visto il peso dei listini USA sull’azionario globale?
I più grandi nomi della tecnologia si sono guadagnati il loro peso grazie a un’innovazione costante. Gestiamo il rischio di concentrazione diversificando tra 30 e 75 partecipazioni, che spaziano dai semiconduttori al software fino all’hardware e Internet ma anche ai settori verticali adiacenti. Tutto questo a fronte del fatto che la leadership di mercato si sta ampliando all’interno del settore e i vantaggi dell’IA stanno raggiungendo i nomi amedia capitalizzazione e internazionali. Poi ci sono i benefici della gestione attiva, che ci consente di ridurre le posizioni eccessive e di spostare l’attenzione verso ‘nuovi vincitori’: accanto ai leader consolidati dell’industria, lavoriamo cioè per identificare quelle realtà che hanno capacità di innovazione e adattamento ai nuovi scenari tali da sviluppare applicativi idonei a diventare futuri protagonisti del panorama tech globale.
Dove vede le maggiori opportunità oggi?
L’intelligenza artificiale è l’innovazione più significativa e trasformativa che abbia mai visto nei miei 25 anni di esperienza nel mondo degli investimenti tech. Stiamo assistendo a una crescita esponenziale di questa tecnologia: i chip migliorano di due volte all’anno, i modelli addirittura di dieci volte e conducono a innovazioni che vanno dai software aziendale alle piattaforme cloud fino ad applicazione nel mondo reale come robot umanoidi o i veicoli autonomi. Rimaniamo convinti del fatto che la prossima ondata sarà rappresentata dal passaggio dall’infrastruttura alle applicazioni: una transizione che segnerà il superamento della fase di costruzione dell’infrastruttura di base a favore di implementazioni tangibili, migliorando i processi operativi ma anche le decisioni e l’esperienza utente di diverse aziende in molteplici settori.
A proposito di IA, c’è chi cita il rischio di una bolla simile a quella delle Dot-com? Come dovrebbe essere inquadrata questa tecnologia?
È un motore di crescita secolare, non una bolla speculativa. L’attuale ciclo è sostenuto da un’economia tangibile: hyperscaler e imprese effettuato in questa tecnologia investimenti in conto capitale del valore di miliardi, alimentando la domanda di semiconduttori ma anche reti e infrastrutture energetiche. Leader come Microsoft e Alphabet o la stessa NVIDIA stanno già monetizzando l’IA su larga scala, con miliardi di ricavi incrementali. La differenza fondamentale rispetto agli anni Duemila è che i vincitori di oggi hanno accesso ad ampie riserve di liquidità, dispongono di business maggiormente diversificati e sono profondamente radicati nell’architettura informatica globale.
Oltre all’intelligenza artificiale, quali altre tendenze ritiene possano rivoluzionare il settore?
L’informatica quantistica può rappresentare uno degli ambiti a maggiore capacità di crescita, non solo per il suo potenziale tecnologico ma anche per il suo impatto trasformativo. A tutti gli effetti si tratta di una nuova piattaforma che elabora i dati del mondo reale, aprendo la strada a scoperte nei campi più disparati: dalla chimica alla biologia fino alla crittografia. Questa innovazione affiancherà l’intelligenza artificiale, alimentandola con nuovi dati e aumentandone il potenziale. Ed è probabile che entrambe contribuiranno a definire in maniera sostanziale il panorama informatico entro il 2030.
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