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Per l’amministratore delegato, il settore è chiamato a un salto di qualità: più consulenza, più personalizzazione e una maggiore capacità di indirizzare i patrimoni verso l’economia reale. Senza trasformare i private markets in una moda
In un contesto segnato da geopolitica, inflazione, transizione energetica e rivoluzione tecnologica, il private banking è chiamato a ridefinire il proprio ruolo. Non più solo presidio della gestione finanziaria, ma piattaforma di consulenza evoluta capace di accompagnare le famiglie nelle decisioni patrimoniali più complesse: dal passaggio generazionale agli investimenti in economia reale. È questa la visione di Andrea Rotti, amministratore delegato e direttore generale di Ersel Banca Privata, protagonista di una nuova puntata di Big Talk.

Il valore del modello boutique
In un settore maturo e competitivo ma anche sempre più regolamentato, secondo Rotti, le boutique indipendenti conservano uno spazio distintivo. “La loro forza sta tanto nella specializzazione quanto nella rapidità decisionale e nella capacità di costruire relazioni di prossimità con le famiglie”, spiega l’amministratore delegato. Che sottolinea come sia soprattutto una questione di assetto: “Significa accorciare la distanza tra esigenze dei clienti, competenze specialistiche e centri decisionali”. La crescita, però, non deve tradursi in industrializzazione indistinta del servizio. La sfida, per Rotti, è restare “artigiani sofisticati”: realtà capaci di utilizzare organizzazioni moderne e strumenti evoluti, senza perdere il tratto umano e personalizzato della relazione. In questa direzione si inserisce anche l’espansione nel Triveneto: dopo il radicamento storico in Piemonte e Lombardia, Ersel ha infatti rafforzato la propria presenza in Veneto con tre nuove sedi e individuato nel Nordest una geografia strategica per lo sviluppo futuro. “L’obiettivo non è inseguire la dimensione fine a sé stessa ma costruire relazioni di qualità gli stakeholder locali”, afferma, “valorizzando professionisti capaci di interpretare il modello di servizio della banca e trasferirne sul territorio i tratti distintivi di prossimità, personalizzazione e visione a lungo termine”.
Risparmio privato ed economia reale
Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo del risparmio in Italia. Il Paese dispone infatti di un ampio stock di ricchezza finanziaria investibile, che secondo Rotti rappresenta una fonte di indipendenza da valorizzare con maggiore consapevolezza. Da qui discende anche una responsabilità per l’industria: orientare meglio i capitali verso le esigenze dell’economia reale. “Il private banking può contribuire a questo obiettivo accompagnando le famiglie nella costruzione di portafogli più coerenti con orizzonti di lungo periodo e con le grandi trasformazioni in corso”, fa sapere Rotti. In questa prospettiva, racconta l’ad, Ersel ha sviluppato un’offerta che combina gestione finanziaria con asset management e servizi fiduciari. “L’obiettivo è offrire alle famiglie una visione a 360 gradi del patrimonio tra detenzione, protezione, monitoraggio, ottimizzazione e trasmissione alle generazioni successive”.

Private markets, tra opportunità e cautela
Tra i dossier futuri più rilevanti per Ersel, c’è quello dei private markets. “L’interesse degli investitori è in aumento ma crescono anche dubbi e cautele”, sostiene Rotti, secondo questi strumenti rispondono a un’esigenza reale: ampliare e rendere più profondo il mercato dei capitali, sia favorendo l’incontro tra risorse pubbliche e private sia sostenendo le grandi transizioni. In Italia, è però l’osservazione del manager, “la diffusione resta ancora limitata anche tra i clienti più patrimonializzati”. Una situazioni le cui cause sono anche culturali, con gli investitori italiani tradizionalmente legati alla liquidabilità degli strumenti e agli investimenti obbligazionari. Ecco perchè, aggiunge, “il lavoro di formazione ed educazione finanziaria diventa decisivo”. Gli alternativi, avverte dunque Rotti, non devono essere né una moda né un tabù: possono contribuire alla diversificazione e offrire accesso a potenziali rendimenti superiori, ma richiedono orizzonti lunghi oltre a consapevolezza del rischio e attenzione alla liquidabilità. Sono strumenti “da maneggiare con cura”, insomma, con un orizzonte temporale che può arrivare a sette-dieci anni.
Portafogli più robusti e consapevoli
In un mondo che dà scossoni sempre più frequenti, i portafogli devono essere più robusti. “Ma la robustezza non dipende solo dagli strumenti finanziari”, chiosa Rotti: “Dipende anche dalla consapevolezza con cui ogni investitore definisce l’obiettivo del proprio patrimonio.” Ed è qui che, secondo il dirigente, il private banking può fare la differenza: affiancando le famiglie non solo nella gestione degli investimenti ma nella costruzione di una visione patrimoniale di lungo periodo.
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