Chi non ha investito nei bond emergenti sul lungo periodo “ha perso alti livelli di alpha e carry rispetto ad altre asset class”. E con le banche centrali in modalità iper-accomodante, le prospettive non possono che migliorare secondo lo specialista di TCW
David Robbins, cogestore dei fondi TCW Funds Sicav EM Income e TCW Funds Sicav EM Local Currency Income
“Guardando al 2020, riteniamo che non ci siano molte asset class obbligazionarie in cui sarà possibile ottenere rendimenti attorno al 5% nell’universo obbligazionario, se non nei mercati emergenti. Gli investitori dovrebbero quindi tenerlo a mente e aumentare l’allocazione sugli emergenti nei loro portafogli, o aggiungerla del tutto se non è ancora compresa nei loro investimenti”.
Così David Robbins, cogestore dei fondi TCW Funds Sicav EM Income e TCW Funds Sicav EM Local Currency Income del gestore americano basato a Los Angeles, nell’intervista a FocusRisparmio.
Dopo un 2018 volatile, la prima metà del 2019 è stata caratterizzata dalla ripresa in molti dei segmenti a più alto rischio nei mercati obbligazionari ed emergenti. I rendimenti YTD al 18 settembre 2019 del JP Morgan Emerging Markets Bond Index (EMBI Global) sono stati del 13,2% in dollari. Guardando alle valutazioni attuali, dove vede le migliori opportunità?
L’universo dei mercati emergenti continua a rappresentare uno dei segmenti migliori in cui investire all’interno dell’obbligazionario globale. Chi non ha investito negli emergenti sul lungo periodo si è perso alti livelli di alpha e carry rispetto ad altre asset class. Parlando di valutazioni negli emergenti, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso i prezzi erano troppo bassi, ciò a causa del fatto che esistevano un gran numero di bond e ciò ha impattato sul mercato. Ora le valutazioni sono ritornate su livelli vicini alla loro media di lungo termine.
Quali sono stati i principali venti contrari che hanno impattato sulle performance?
Nel 2018 uno dei principali venti contrari è stato rappresentato dalla Fed, che è stata molto aggressiva nel rialzo dei tassi e dalla crescita molto forte negli Stati Uniti. Inoltre, l’escalation delle guerre commerciali tra Usa e Cina ha impattato sulla fiducia dei consumatori e ci sono state diverse problematiche nei mercati emergenti, come per esempio Argentina e Turchia che hanno attraversato fasi di aggiustamento. Tutte queste situazioni sono migliorate nel 2019: ora la Fed è infatti in una fase di allentamento e continua il dialogo tra Usa e Cina. È possibile che, all’avvicinarsi delle elezioni Usa del 2020, si arriverà a un accordo nell’ultima parte dell’anno. Infine, anche il debito emergente sta lentamente migliorando, a eccezione dell’Argentina. In generale i mercati stanno mantenendo un tono molto più “toro” rispetto all’anno scorso. Guardando al futuro riteniamo che gli emergenti resteranno uno dei segmenti più interessanti in cui investire.
Per quale motivo? Quali sono le vostre previsioni per i mercati emergenti?
In termini di bond in valuta forte, gli spread sono ancora a quota +340 punti base rispetto ai Treasury Usa, in linea con la media di lungo termine. Quindi, troviamo che i mercati offrano ancora valore, a un prezzo che direi ragionevole: non economico, ma tuttavia non ci sono altri segmenti all’interno dell’universo obbligazionario in cui i prezzi siano giusti. Rispetto all’investment grade o all’high yield Usa o dell’Europa, riteniamo che i mercati emergenti siano molto attraenti, in parte a causa del fatto che si trovano ancora nella parte intermedia del ciclo del credito. Abbiamo già avviato il processo di deleveraging negli emergenti e iniziamo a vedere ora una ripresa della crescita. Lo stesso non si può dire per i mercati sviluppati, che sembrano muoversi verso la fine del ciclo.
Se si guarda ai rendimenti globali per i mercati sviluppati, ci sono circa 13.000 miliardi di dollari di bond a livello globale che offrono rendimenti negativi. I mercati emergenti sono una delle poche asset class in cui puoi acquistare bond in valuta forte, applicare un hedge nella tua valuta e ottenere rendimenti positivi. È una cosa che non puoi fare invece con i Treasury Usa o con molti altri mercati, e questo sta guidando la domanda per gli emergenti. Negli Usa i fondi pensione e le altre categorie di investitori che mirano a ottenere rendimenti positivi stanno aumentando le posizioni sugli emergenti. Anche l’anno scorso, nonostante le performance negative dell’asset class, abbiamo visto 4 miliardi di dollari confluire nei nostri portafogli. Ciò perché gli investitori hanno guardato agli emergenti sul lungo termine e hanno visto un outlook positivo a livello di fondamentali. Finora nel 2019, l’asset class ha visto un afflusso di oltre 50 miliardi di dollari da parte di investitori retail e istituzionali.
Quali sono le implicazioni di una Fed “colomba” per i mercati emergenti?
La Fed si è spostata su un atteggiamento accomodante, insieme alla Bce, e ciò rappresenta un contesto favorevole per gli asset emergenti denominati in dollari. I bond emergenti in valuta locale diventeranno probabilmente sempre più attraenti quando il dollaro raggiungerà il picco. Perché ciò avvenga sono necessari diversi sviluppi: (i) una crescita globale più simmetrica (per esempio quando la crescita rallenterà negli Stati Uniti e si stabilizzerà in Cina ed Europa) e (ii) un contesto geopolitico più stabile. Queste circostanze sarebbero positive sia per i bond emergenti denominati in dollari che per quelli in valuta locale.
Come sono posizionati i fondi da lei gestiti: il TCW Emerging Markets Income e il TCW Emerging Markets Local Currency Income? Quali sono i settori o i Paesi da favorire e quali quelli da evitare?
Siamo alla costante ricerca di Paesi che si trovano a un punto di svolta, attori negativi che sono diventati positivi o che hanno deciso di adottare una politica economica più conservativa e ortodossa. Uno di questi è per esempio il Brasile: nonostante gli iniziali ritardi sulla riforma pensionistica, continuiamo a ritenere che tale riforma passerà. Quindi, ci piacciono alcuni bond societari denominati in dollari in Brasile e la parte lunga della curva della valuta locale.
In Asia favoriamo l’Indonesia, sia in valuta forte che in valuta debole. La Banca Centrale ha alzato i tassi diverse volte l’anno scorso, contemporaneamente alla Fed. Ora che la Fed ha cambiato approccio, l’istituto indonesiano ha ridotto i tassi e riteniamo che continuerà a faro. Ciò dovrebbe essere di supporto sia per i mercati in valuta locale che per il settore corporate.
In Europa Centrale e Orientale, il mercato che ci piace di più è la Russia, che riteniamo abbia tassi reali molto elevati. L’unica preoccupazione è rappresentata dalle sanzioni. Tuttavia, riteniamo che le sanzioni future saranno meno onerose rispetto alle aspettative. Sul lato dei bond in valuta locale, la Banca Centrale sta riducendo i tassi e l’inflazione resta contenuta, mentre il Paese continua a mostrare un surplus delle partite correnti molto solido.
A non piacerci sono invece i mercati che non hanno ancora abbracciato del tutto il processo di riforme. Siamo ancora preoccupati per la Turchia. Abbiamo sovrappesato il lato in valuta forte, a causa delle valutazioni interessanti e dei solidi dati tecnici, ma restano preoccupazioni su alcune politiche che sono state perseguite dal Governo.
L’Argentina e il Venezuela sono alcuni dei principali crediti distressed nell’universo emergente, ma tuttavia rappresentano una porzione molto contenuta degli indici. Abbiamo una posizione più neutrale su questi due mercati, dato che riteniamo che continueranno a navigare nell’incertezza finché non assisteremo a un cambiamento politico o all’introduzione di politiche economiche più sostenibili. Non vedremo miglioramenti significativi a livello di valutazione dei bond finché non si avrà una visione più chiara degli scenari di ristrutturazione in tali Paesi. I rendimenti dei bond post ristrutturazione potrebbero essere incredibilmente positivi. Tuttavia, non sappiamo con certezza quando ciò accadrà. Entrambi rappresentano una porzione contenuta dei nostri portafogli.
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