3 min
Per il gestore della casa, il reddito fisso si prepara a tornare una componente strategica dei portafogli. E i bond a breve termine rappresentano una soluzione efficace per costruire esposizioni poco rischiose. Ma, in tempi di incertezza, servono qualità e pazienza nella selezione delle opportunità
Le tensioni geopolitiche, il rischio di un ritorno dell’inflazione e valutazioni che restano tirate stanno riportando l’attenzione degli investitori verso le strategie obbligazionarie più difensive. Un contesto nel quale il credito a breve scadenza non può che attirare interesse grazie alla capacità di offrire rendimenti competitivi limitando la volatilità. Ne sa qualcosa Mattew Russell, gestore del fondo (Lux) Short Dated Bond di M&G Investments, che da anni esplora l’asset class nella convinzione sia ricca di opportunità lontano dai riflettori. FocusRisparmio lo ha raggiunto per approfondire la sua view e capire come approcciare il segmento nel modo più efficace.
📰 Leggi anche “Bond, MSIM: high yield attraente, ma serve gestione attiva“
Quali sono i vantaggi di una strategia short duration rispetto a un’esposizione obbligazionaria tradizionale?
Quello principale è la minore volatilità. Il credito investment grade a breve scadenza consente di mantenere esposizione a emittenti di qualità senza assumere il rischio tipico dei titoli con duration più elevata. Lo abbiamo visto sia durante il Covid, quando si è verificato uno shock creditizio, sia nel 2022, quando il rialzo dei tassi ha colpito duramente l’obbligazionario: in entrambi i casi il segmento short dated ha subito perdite molto più contenute rispetto agli indici tradizionali e, ora che l’incertezza è tornata a farla da padrona, non escludo possa tornare a fare lo stesso in presenza di nuove tensioni sui mercati. Inoltre, negli ultimi anni, i rendimenti ottenuti sono stati molto simili a quelli delle strategie di lungo termine ma con un profilo di rischio decisamente inferiore.
Ha parlato di nuove tensioni. Cosa si aspetta dall’evoluzione del quadro macro per il resto dell’anno?
La situazione potrebbe peggiorare prima di migliorare. Intendo dire che le tensioni in Medio Oriente stanno già spingendo producendo rincari dell’energia, con effetti che non si limitano al petrolio ma riguardano anche molte materie prime o componenti essenziali per l’economia globale. Se il conflitto dovesse protrarsi durante l’estate, quando la domanda energetica aumenta fisiologicamente, potremmo quindi assistere a ulteriori pressioni sui prezzi. A ciò si aggiunge il rischio che grandi consumatori, come la Cina, tornino a ricostituire le proprie riserve strategiche. In uno scenario simile l’inflazione potrebbe accelerare nuovamente, costringendo le banche centrali ad avviare un nuovo ciclo di aumento dei tassi e spingendo diverse economie in recessione.
📰 Leggi anche “Obbligazionario USA, i migliori fondi ed ETF da inizio anno“
Questa visione si riflette sul posizionamento del fondo che lei gestisce?
In realtà non stiamo apportando modifiche radicali. Da tempo manteniamo un portafoglio caratterizzato da elevata qualità creditizia, perché riteniamo che gli spread siano compressi e non offrano una remunerazione adeguata al rischio. Se dovessimo entrare in una fase recessiva e assistere a un allargamento dei differenziali, considereremmo quel contesto come un’opportunità per aumentare l’esposizione al rischio. Oggi, invece, la parola chiave è pazienza: preferiamo preservare capitale e liquidità in attesa di valutazioni più interessanti.
Dove vede le opportunità più interessanti?
Uno dei segmenti che ci convince maggiormente è quello degli asset-backed securities. Riteniamo ad esempio molto appetibili alcune emissioni garantite da mutui residenziali nel Regno Unito, con certe In tranche AAA che offrono spread simili a quelli di obbligazioni corporate BBB con pari scadenza. Si tratta di un’anomalia interessante perché parliamo di strumenti con rating più elevato, garantiti da attività reali e con un rischio di credito significativamente inferiore. Senza trascurare che, essendo spesso a tasso variabile, risultano molto meno sensibili ai movimenti dei tassi d’interesse. Ma un’altra area che apprezziamo è quella delle banche dell’Europa centro-orientale facenti capo a grandi gruppi occidentali: questi istituti operano in economie caratterizzate da livelli di debito più bassi e prospettive di crescita migliori rispetto a molti Paesi sviluppati, pur offrendo spread più generosi.
📰 Leggi anche “Obbligazionario, scatta l’era del carry selettivo“
Qual è invece il suo approccio al segmento high yield, di cui molti tessono le lodi in questa fase?
Siamo piuttosto prudenti. In termini relativi, gli spread della categoria non appaiono particolarmente interessanti rispetto a quelli investment grade e non crediamo che questo sia il momento giusto per aumentare significativamente il rischio di portafoglio. Le poche esposizioni che manteniamo si concentrano in cosiddetti ‛nomi crossover,’ società che si trovano al confine tra i due segmenti. Un esempio è Ford, che viene classificata high yield da un’agenzia di rating ma investment grade dalle altre due principali. In generale, però, il nostro obiettivo non è massimizzare il rendimento a qualunque costo: chi investe in questo fondo cerca soprattutto preservazione del capitale e bassa volatilità.
Quali saranno i principali driver di performance per il credito a breve scadenza nei prossimi mesi e quali errori evitare?
Una componente importante continuerà a essere rappresentata dalla struttura della curva dei rendimenti. Investire sulla parte breve consente infatti di beneficiare del cosiddetto roll-down, cioè del guadagno che deriva dall’avvicinarsi alla scadenza delle obbligazioni nel tempo. Questo meccanismo ha contribuito in modo significativo alla stabilità e alla performance del segmento negli ultimi anni. Allo stesso tempo, riteniamo che la qualità del credito resterà un elemento centrale: se l’economia dovesse rallentare più del previsto, gli investitori potrebbero infatti tornare a premiare gli emittenti più solidi e penalizzare quelli con bilanci più fragili. Ecco perché continuiamo a privilegiare società con fondamentali robusti e capacità di generare flussi di cassa stabili. Per quanto riguarda gli errori da evitare, credo che oggi il rischio maggiore sia aumentare eccessivamente l’esposizione ad asset rischiosi sia nel credito sia nell’azionario: ci troviamo un contesto nel quale le valutazioni restano elevate e i margini di errore limitati.
📰 Leggi anche “RBC BlueBay, high yield UE: qualità e ritorni solidi nel 2026“
Come vede il futuro del reddito fisso in una fase caratterizzata da instabilità e incertezza?
Negli ultimi anni il mercato obbligazionario ha dimostrato che anche questa asset class può attraversare fasi molto complesse, sia a causa degli shock inflazionistici sia per effetto delle rapide variazioni delle politiche monetarie. Oggi, tuttavia, partiamo da livelli di rendimento decisamente più elevati rispetto al passato e ciò rende il reddito fisso nuovamente attrattivo come componente strategica dei portafogli. In questo contesto credo quindi che gli investitori continueranno a privilegiare strategie capaci di offrire rendimenti interessanti senza esporsi a una volatilità eccessiva e il credito a breve può rappresentare una soluzione particolarmente efficace proprio per la capacità di unire alla qualità visibilità dei flussi e una sensibilità contenuta ai movimenti dei tassi.
📍Per approfondire vai al Cornerstone Reddito Fisso
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.