A partire dal 2021 la Bce acquisterà sustainability linked bond. “Ci sono grandi opportunità nelle aziende di packaging, nell’edilizia residenziale, nelle telecomunicazioni”, racconta il gestore di questa settimana
Mitch Reznick, head of research and sustainable fixed income per la divisione internazionale di Federated Hermes
L’altro lato del Coronavirus: durante la pandemia in Europa cresce l’impegno per la finanza sostenibile.
Secondo la survey di HSBC “Sustainable Financing and Investing”, gli emittenti del mercato europeo dei capitali attribuiscono una maggiore importanza alla finanza sostenibile rispetto a un anno fa, nonostante le sfide senza precedenti legate al Cocid19.
L’indagine mostra che la pandemia ha rafforzato la convinzione dell’importanza della sostenibilità per oltre un terzo degli emittenti europei (36%). Tre quarti degli intervistati (77%) afferma inoltre che la pandemia ha permesso loro di rafforzare il proprio impegno rivolto ai temi Esg (Environment, Social and Governance) o di comprendere di aver prestato troppa poca attenzione alla componente sociale di questi tre fattori.
Questa settimana Mitch Reznick, head of research and sustainable fixed income per la divisione internazionale di Federated Hermes, ci parla dell’universo di investimento dei green bond ad alto rendimento e dei sustainability linked bond.
Come funziona il collegamento fra un ambito di investimento come l’high yield e i Sustainable development goal (Sgd)?
Considerati gli elevati livelli di indebitamento rispetto ai flussi di cassa per le società nell’universo high yield, potrebbe sembrare difficile credere che vi siano molte opportunità all’interno del segmento per costruire un fondo impact sul mercato del credito. Tuttavia, adottando una prospettiva d’investimento globale vi sono numerose idee per implementare un portafoglio all’interno di un mercato globale che vale 2.300 miliardi di dollari. I candidati ideali sono le società che hanno una presenza ricorrente sui mercati dei capitali – siano essi privati o pubblici – e che soddisfano i requisiti minimi di solidità in termini di rischio di credito e governance. Si tratta di società che hanno maggiori probabilità di generare un cambiamento positivo sulla società e sull’ambiente perché hanno la volontà e la capacità di effettuare cambiamenti positivi. Detto ciò, molte di queste sono alle prime esperienze nel campo degli Sdg. Quindi, come collegamento chiave, attiviamo un’attività di engagement con un dialogo costruttivo su come creare valore economico, limitando allo stesso tempo l’impatto negativo per la società nel suo complesso. C’è infine un altro legame: quello finanziario. Le aziende che migliorano i propri aspetti al di là dei fondamentali hanno un effetto auto-rinforzante sulla propria solidità finanziaria e quindi un effetto positivo sulle valutazioni della società.
Quali le aree geografiche e i settori che hanno offerto le opportunità più interessanti a partire dal lancio del fondo?
Riteniamo che le migliori opportunità si presentino in quelle aziende che hanno titoli con un profilo di ritorno interessante insieme al potenziale per poter diventare leader nell’ambito Sdg. Possiamo trovare opportunità anche nei mercati Esg più maturi, come quello europeo. Ad esempio, abbiamo trovato grandi opportunità nel capitale subordinato delle banche europee e britanniche che, in qualità di erogatori di mutui alle piccole imprese e alle grandi società, possono avere un profondo impatto nell’attuazione degli Sdg. Anche gli Stati Uniti sono un bacino interessante perché rappresentano il più grande mercato high yield e molti emittenti sono società pubbliche, sebbene piuttosto in ritardo sulla cosiddetta curva Esg. Abbiamo trovato alcuni ottimi investimenti per il fondo Hermes SDG Engagement High Yield nelle aziende di packaging, nell’edilizia residenziale, nelle telecomunicazioni e nella vendita al dettaglio. All’interno dei mercati emergenti preferiamo i campioni nazionali e gli attori globali. Molti sono aperti all’engagement in materia di Sdg perché sentono vicine le tematiche sociali e ambientali, con la catena di approvvigionamento globale che spesso prende origine dagli emergenti.
Come avete superato la crisi del primo trimestre innescata dal coronavirus?
Il fondo ha beneficiato di una ridotta esposizione ai settori dell’energia, del gioco e del tempo libero, particolarmente vulnerabili in quel periodo. Inoltre, la performance è stata sostenuta anche dal sovrappeso sul credito di qualità più elevata, che probabilmente beneficerà maggiormente del sostegno delle Banche centrali e dei governi, e dal fatto di non aver registrato default o crediti in sofferenza. Inoltre, in questa fase di volatilità abbiamo visto dischiudersi opportunità in alcuni settori ed emittenti che presentavano valutazioni elevate prima del sell-off. Ad esempio, abbiamo aumentato la nostra esposizione sul settore del packaging e sulle telecomunicazioni e anche sul credito a breve termine, che ha sottoperformato.
Il segmento HY è stato oggetto di un significativo drawdown a marzo e di un deterioramento delle condizioni di liquidità. L’universo delle aziende con fondamentali “sostenibili” si è comportato meglio rispetto a quelle aziende che non sono sostenibili?
La liquidità del mercato è oggettivamente diminuita. Allo stesso tempo si è però anche spostata in due aree. Nel momento peggiore della crisi si sono verificate, contemporaneamente, una significativa paura legata ai default e una corsa alla liquidità. Su questa base, quindi, vi era pochissima liquidità sul credito di qualità più bassa, dato che i broker non volevano acquistare obbligazioni di aziende in fasi di stress nel timore di non poterle rivenderle. Erano però disposti a fare trading su nomi di qualità più elevata perché il rischio era decisamente inferiore. I leader nell’ambito della sostenibilità e della transizione tendono a rientrare in quest’ultima categoria, caratterizzata da qualità più alta e maggiore liquidità. Inoltre, gli asset manager stanno cercando di rafforzare le credenziali di sostenibilità dei propri fondi tradizionali in modo da rinforzare una sana domanda di nomi sostenibili. Dobbiamo infine anche ricordare il supporto tecnico del mercato per questo tipo di obbligazioni, data la crescita dei flussi diretti sui fondi sostenibili grazie al trend secolare rappresentato dalla sostenibilità. Anche per questo, in generale hanno retto meglio delle obbligazioni tradizionali.
Qual è la vera differenza fra un green bond e uno tradizionale: se l’emittente è lo stesso, il rischio di credito anche dovrebbe esserlo. È corretto? Cosa differenzia veramente uno strumento sostenibile da uno ‘non sostenibile’?
I green bond di norma finanziano uno specifico progetto che ha un impatto positivo sull’ambiente. Normalmente, c’è un quadro di rendicontazione intorno a tali credenziali di natura ambientale e anche una terza parte che valuta la forza e le credenziali del green bond nello specifico. Tuttavia, e in particolare, il rischio di credito è in capo all’emittente delle obbligazioni ed è il medesimo delle obbligazioni tradizionali dello stesso emittente. Un’altra differenza fondamentale tra alcune obbligazioni legate alla sostenibilità, come i sustainable linked bond e le obbligazioni tradizionali, è che per le prime il pagamento della cedola è legato alla performance della società su alcuni indicatori associati alle tematiche Esg. Nonostante le obbligazioni tradizionali e quelle verdi abbiano lo stesso rischio di credito, molto spesso il fronte “verde” tratta sulla curva di credito tradizionale di un’azienda. E, molto spesso, il portafoglio ordini dei green bond è più ampio di quello delle obbligazioni tradizionali dello stesso emittente. Questo può essere dovuto al fatto che i gestori e gli investitori cercano di migliorare le caratteristiche di sostenibilità dei propri portafogli.
Quali sono i fondamentali sul credito che differenziano un’azienda ‘sostenibile’ da una non sostenibile? Potete fare un esempio di azienda virtuosa presente nel vs strategia?
Le aziende sostenibili o in transizione verso la sostenibilità hanno una governance, una visione e risorse tali da poter riconoscere che gli aspetti non fondamentali, come quelli legati alla crisi climatica, possano esercitare un impatto sulla propria solidità finanziaria e quindi cercano di affrontare e provvedere alla gestione di questi rischi. Così facendo, possono trarne beneficio tanto la società nel suo complesso quanto l’ambiente. Ad esempio, un produttore di cemento su scala globale, basato nei mercati emergenti, ha talmente ridotto le proprie emissioni di Co2 in Francia, che ora può monetizzare i propri crediti sulla Co2 a beneficio della solidità finanziaria dell’azienda. Un’azienda produttrice di pasta di cellulosa e carta, con la quale abbiamo fatto attività di engagement su questioni ambientali, ha appena emesso un sustainability linked bond che collega i costi del debito al proprio successo in materia di decarbonizzazione del processo produttivo. Se avrà successo, avrà un costo del capitale più basso.
Quello dei Sustainable fixed income è un segmento di nicchia, quanto pensi potrà crescere di popolarità fra gli investitori in futuro? Target e in quanto tempo?
Il mercato dei green bond ha adesso una capitalizzazione di mercato di 550 miliardi di dollari, in crescita del 50% su base annua. L’Unione Europea ha appena emesso un social bond da 17 miliardi di euro nell’ambito del piano Sure. Gli ordini per questo bond hanno superato i 230 miliardi di euro. Allo stesso tempo, l’Ue prevede di finanziare le componenti verdi del proprio piano di ripresa da 750 miliardi di euro con circa 225 miliardi di euro in green bond. Oltre ai green bond, vi è una rapida crescita di tutti i tipi di prestiti e di obbligazioni legati alla sostenibilità e la Bce, a partire dal 2021, sarà autorizzata ad acquistare sustainability linked bond nell’ambito del proprio programma di acquisto. Se a tutto questo si aggiunge la rapida crescita dei flussi sui fondi legati alla sostebilità, i prossimi anni vedranno una continua crescita del mercato in termini di dimensioni e di ampiezza dei settori e del rischio di credito. E, con un’economia sempre più green, non mancheranno le necessità di finanziamento.
L’attività della BCE e la crescente sensibilità globale verso i temi della finanza sostenibile aumenteranno l’interesse nei confronti dei green bond?
Assolutamente sì. La Bce può già acquistare green bond. E, come già detto, la logica domanda/offerta non registrerà contrazioni. Inoltre, a partire dal 2021, la Banca centrale potrà acquistare anche sustainability linked bond, che saranno di certo un catalizzatore per nuove emissioni sul mercato.
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