Il lingotto spot ha toccato i massimi storici nel 2023. E c’è chi crede che il suo rally possa continuare. Dalla geopolitica alla Fed, tutti i fattori che possono alimentare la corsa. Ma, secondo VanEck, il vero tesoro per i portafogli sta nelle miniere
Da sempre reputato il bene rifugio per eccellenza, l’oro ha vissuto gli ultimi due anni sulla cresta dell’onda: i suoi prezzi sul mercato spot hanno segnato nuovi record e meno di due mesi fa il massimo storico intraday è stato aggiornato a quota 2.135 dollari l’oncia. Una corsa favorita da shock come Covid, inflazione e guerra. Eppure, nonostante un’ondata di normalizzazione sembri finalmente pronta a investire i mercati, c’è chi è pronto a scommettere che questa folle corsa proseguirà anche nel 2024. Imaru Casanova, portfolio manager di VanEck per i metalli preziosi, è tra questi. E crede che a sostenere l’asset class più antica del mondo saranno anche le dinamiche geopolitiche. Ecco perché punta ad aumentare l’esposizione, ma con un focus non scontato: i titoli delle società minerarie.
Un rally di lungo corso. E un unicum tra i metalli preziosi
Imaru Casanova, portfolio manager di VanEck per i metalli preziosi di VanEck
Per elaborare le sue previsioni, Casanova muove dai dati storici. Perché quella dell’oro è una corsa che parte da lontano e rappresenta un’eccezione nel mercato dei metalli preziosi. Nei 12 mesi appena archiviati, i prezzi spot del lingotto hanno infatti raggiunto livelli mai visti: all’inizio di dicembre, durante le ore di trading internazionali, hanno toccato il record intraday di 2.135 dollari l’oncia mentre l’intero anno è stato chiuso in rialzo del 13,1% a 2.063 dollari. Ma il rally era in realtà iniziato già prima, ai tempi della pandemia, per poi aver guadagnato ulteriore vigore con la fiammata dei prezzi e l’invasione russa dell’Ucraina. E ora ci sono nuova variabili che potrebbero permettere all’asset class di toccare addirittura i 2.300-2.400 dollari l’oncia.
Dalla geopolitica alla Fed: quattro i driver di crescita
Secondo Casanova, un primo fattore di supporto all’oro arriverà dal rischio finanziario globale. “A gennaio 2023”, spiega l’esperta, “i timori dei mercati sugli effetti dal crack Silicon Valley Bank hanno fatto rimbalzare il metallo prezioso dai minimi annuali di 1.811 dollari l’oncia a 2mila dollari nel giro di una sola settimana”. E lo stesso è accaduto quando la crisi ha morso Credit Suisse, poi assorbita da Ubs. Due episodi rimasti isolati che il gestore non esclude possa ripresentarsi anche nel corso dell’anno appena iniziato: è infatti vero che il settore del credito pare resiliente ma la stretta monetaria deve ancora finire di produrre i suoi effetti sull’economia e l’ipotesi di una rallentamento della crescita resta all’orizzonte, con tutte le conseguenze del caso per le banche. Vanno poi considerati anche i dossier geopolitici, con i lingotto che è salito sopra i 2mila dollari dopo gli attacchi di Hamas a Israele e ora sembra essere diventato più sensibile anche alla crisi nel Mar Rosso. Una dinamica che, afferma Casanova, dimostra come questo materiale continui a conservare “il suo storico ruolo di bene rifugio per gli investitor”.
Per quanto riguarda la Fed e le sue decision sui tassi, i mercati sono convinti che eventuali riflessi sull’oro siano lì da vedere: se già le proiezioni diffuse dal Fomc il 13 dicembre avevano fornito supporto ai corsi di questo asset, ora che i tagli vengono dati per scontati c’è da scommettere su un ulteriore consolidamento delle quotazioni. Ma i policy maker nel loro insieme promettono di sostenere la corsa del lingotto anche in maniera più diretta. Nel primi tre trimestri del 2023 le banche centrali ne hanno infatti acquistate oltre 800 tonnellate (quasi il 25% dell’offerta globale) e, secondo Ofi Invest AM, il trend continuerà anche nei prossimi mesi. Benjamin Louvet, responsabile delle commodities per la casa di gestione, crede in particolare che questo fenomeno “renderà l’oro il metallo meglio posizionato per beneficiare del background descritto in precedenza e segnare nuovi massimi storici nel 2024”.
Quanto alle strategie di portafoglio, Casanova ritiene che gli operatori debbano considerare non solo i lingotti ma anche le azioni dell’oro inteso nel più ampio senso di asset class. Tradotto: le società minerarie sono il vero affare. “Riteniamo si trovino in una posizione favorevole per beneficiare dei prezzi sostenuti e record del metallo prezioso, specie perché gli investitori cercano un’esposizione diversificata e con leva finanziaria”, spiega infatti. Per poi aggiungere che il contesto offre loro l’occasione di “sovraperformare gli altri metalli”. Ma l’attrattività, secondo la manager, affonda le radici anche nei fondamentali. “Poiché l’inflazione si è ridotta e i costi operativi sembrano essere contenti, il settore dovrebbe godere di un’espansione dei margini e di una maggiore generazione di flussi di cassa”, spiega l’esperta. Che quindi si aspetta la capacità di “produrre solidi risultati finanziari, resistere alla volatilità della materia prima e gestire in modo sostenibile i vari cicli”. In ultimo, Casanova evidenzia come il comparto risulti facilmente accessibile in termini di prezzi: “Crediamo che i titoli dei miner siano sottovalutati sia oggi, in quanto scambiati a multipli bassi, sia storicamente per il settore ma anche il relazione all’oro stesso”. Una gap che potrebbe consentire un allungo forse maggiore perfino di quello del sottostante.
Il co-fondatore e co-cio della casa di gestione riflette sull’equilibrio macro post-2025, sulle nuove sfide dell’economia globale e sulle implicazioni per l’asset allocation, tra rischi di overinvestimento e opportunità nei mercati emergenti e nelle small e mid-cap europee
L’Europa centrale e orientale accelera dopo anni complessi. Tra crescita robusta, rientro dell’inflazione e nuovi flussi UE, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca si candidano a protagoniste del nuovo ciclo
Poche IPO, performance selettive e investimenti senza precedenti rafforzano le convinzioni della casa sulla forza del trend. Ma attenzione a concentrazione ed eccesso di euforia. Il fund manager Wick: “Dalla selezione al focus sulle infrastrutture, ecco come costruire un posizione”
Il gestore della casa vede fondamentali resilienti, default contenuti e nuove opportunità. Attenzione anche al credito cartolarizzato: la domanda internazionale torna a crescere e il mercato offre carry elevato, dispersione utile e rischio sotto controllo
Per Mariette (Amundi), il continente è pronto a un ruolo chiave nelle asset allocation globali. Merito di transizione energetica, digitalizzazione e investimenti in difesa. “Ma la selezione resta cruciale”. Ecco le strategie tematiche della casa
Dai minimi del 2008, il mercato azionario è cresciuto di oltre il 500%, raggiungendo nuovi massimi storici. E la corsa potrebbe non essere finita. Le valutazioni rimangono a sconto rispetto alle controparti statunitensi ed europee
Con tassi USA in equilibrio precario e debito globale in aumento, il gestore vede la nuova frontiera del reddito fisso nei titoli ibridi. Spread ancora attrattivi e un buon rapporto rischio-rendimento i punti di forza. “E a fare da traino sarà la coppia TLC-energia”
Tra tassi incerti e sfide geopolitiche, la casa punta sul controllo della volatilità aumentando la diversificazione. E cambia il portafoglio del suo fondo Multi Asset Global Opportunities. Il responsabile della divisione Delitala: “Tech asiatico, obbligazionario UE e più la nuove frontiere del rendimento”
Secondo il gestore dalla casa francese, il segmento non teme scenario macro o geopolitica. E crescerà ancora dopo un primo semestre da record. Gestione attiva, selezione settoriale e un mix di primario-secondario la ricetta del suo fondo per sfruttare un’asset class che rende oltre il 7%
Per l’head of Fundamental Equities Global technology team di BlackRock, l’intelligenza artificiale è l’innovazione più grande degli ultimi 25 anni e plasmerà il settore. Dai fondamentali all’approccio full-stack, la strategia del fondo con cui il gestore è pronto a cavalcare la disruption
Per Fabien Collado, fund manager della controllata Insight Investment, il Vecchio Continente è ricco di occasioni per chi cerca corporate bond ESG. Dalla diversificazione alla gestione attiva dei rischi, così la strategia della casa punta a coniugare rendimento e impatto positivo
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio