Aipb: il 65% dei clienti riconosce il “rischio longevità”, ma pochi investono di conseguenza. Uno degli approcci più efficaci? Il Goal-based investing
Nonostante il 65% dei clienti private sia preoccupato per l’impatto finanziario di una vita molto lunga e il 77,5% degli investitori riconosca l’importanza della consulenza a lungo termine, solo un’esigua minoranza adotta strategie concrete per affrontare il cosiddetto ‘rischio longevità’ . È quanto emerge dal report ‘Longevity Risk e Goal based investing: pianificare il benessere finanziario a lungo termine’ dell’Associazione italiana private banking, secondo cui una delle strategie più efficaci in questo ambito è il goal-based investing.
Nel 2040 quasi un terzo degli italiani avrà più di 65 anni
La ricerca, condotta assieme all’Università del Salento e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, parte dal presupposto che il nostro è tra i Paesi con la popolazione più longeva al mondo: si stima che entro il 2040 oltre il 32% degli italiani avrà più di 65 anni. Ne deriva che, a livello sistemico, l’aumento dell’aspettativa di vita può portare a una modifica della struttura dei consumi, con un aumento delle spese mediche e assistenziali. Inoltre l’invecchiamento demografico, combinato con il calo delle nascite, può determinare una riduzione della forza lavoro e pressioni sul bilancio pubblico. A livello individuale, quindi, un numero crescente di individui dovrà pianificare risorse sufficienti per mantenere il proprio tenore di vita per un periodo più lungo del previsto.
Solo il 13% degli investitori integra il longevity risk nelle proprie strategie
Tutto questo, però, al momento non si riflette negli investimenti della maggior parte della clientela private. Se infatti l’88% degli intermediari considera il longevity risk “molto” (32%) o “abbastanza” (56%) importante nella valutazione del portafoglio di un cliente, appena il 13% degli investitori lo integra pienamente nelle proprie strategie finanziarie. E il 66% ritiene che la propria pianificazione ne tenga conto solo in parte. Lo studio Aipb fa invece notare come l’allungamento del ciclo di vita imponga una revisione delle strategie di investimento, con particolare attenzione alla diversificazione temporale, riducendo progressivamente il rischio, e alla capacità di generare reddito sostenibile nel lungo periodo. Non solo: l’analisi mostra anche come il rischio longevità non riguardi solo la fase post-lavorativa, ma imponga un ripensamento complessivo della gestione del patrimonio lungo l’intero ciclo di vita. “La necessità di affrontare spese impreviste, come cure mediche o assistenza a lungo termine, può infatti incidere significativamente sull’equilibrio finanziario delle famiglie”, viene sottolineato.
Nella mitigazione del rischio longevità, i prodotti assicurativi svolgono un ruolo importante. In particolare, osserva il report, la rendita vitalizia garantisce pagamenti regolari per tutta la vita dell’assicurato, mentre le polizze Long-term care (LTC) coprono le spese per l’assistenza a lungo termine. Anche quelle Income insurance (Protezione reddito) possono fornire un sostegno finanziario in caso di invalidità. E l’utilizzo di questi prodotti può influenzarepositivamente le scelte di investimento, permettendo di allocare una maggiore porzione di capitale in asset più rischiosi e potenzialmente più redditizi. Secondo Aipb, però, una delle strategie più efficaci è il Goal-based investing (GBI), approccio che consente di pianificare e gestire il patrimonio in funzione degli obiettivi di vita. Questo richiede la definizione dell’orizzonte temporale, dei flussi di cassa e degli obiettivi futuri, puntando a massimizzare la probabilità di raggiungere tali traguardi, attraverso un ribilanciamento periodico del portafoglio e un dialogo continuo tra consulente e investitore.
Secondo i dati raccolti dall’associazione, il 44% degli intermediari lo considera altamente efficace nella gestione del rischio di longevità, sottolineando l’importanza di un approccio personalizzato e orientato a lungo termine. Tuttavia la quasi totalità degli intervistati (88%) ritiene che saranno necessari 3-5 anni affinché diventi un modello diffuso nel segmento private. Attualmente, infatti, per il 56%, una quota compresa tra l’1% e il 10% degli AuM è gestita secondo logiche goal-based, sebbene l’80% si aspetti un aumento moderato di questa percentuale nei prossimi tre anni.
Inoltre, il 67% degli intermediari preferisce un modello GBI che preveda un portafoglio specifico per ogni obiettivo di vita, rispetto ad uno unico. Questo approccio consente infatti una personalizzazione più accurata e una maggiore flessibilità nel soddisfare le diverse esigenze dei clienti. La maggioranza (56%) degli intervistati è poi “poco d’accordo” con l’idea che i modelli GBI favoriranno l’incremento dei prodotti passivi. E il 76% si dichiara “abbastanza” o “molto d’accordo” sul fatto che questi modelli rappresenteranno un’opportunità per accrescere la redditività del private banking. Gli ostacoli all’adozione su larga sala però non mancano. Tra questi, spicca (76%) la mancanza di conoscenza e consapevolezza da parte dei clienti. Seguono la resistenza al cambiamento dei consulenti finanziari (68%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (67%).
Il doppio ruolo del private banking
Per Aipb, quindi, il private banking dovrà avere un duplice ruolo: da una parte guidare i clienti verso l’adozione di una pianificazione previdente e, dall’altra, sviluppare soluzioni innovative per gestire il longevity risk. Ancora una volta sono i numeri a dimostrarlo: se infatti da un lato il 77,5% degli investitori valuta come molto utile il supporto e la consulenza della propria banca per la pianificazione a lungo termine e la salvaguardia del patrimonio familiare, dall’altro emerge un bisogno di maggiore informazione e di strumenti dedicati per affrontare le sfide legate alla longevità. Infatti, solo il 16% degli intervistati definisce il portafoglio insieme al consulente in modo completamente orientato a specifici obiettivi di spesa, mentre il 78% lo fa parzialmente. Infine, solo il 42% pianifica i propri investimenti in funzione degli obiettivi di vita, mentre il 58% si concentra sulla massimizzazione del rendimento senza una chiara strategia di lungo periodo.
“L’allungamento della vita rappresenta un meraviglioso traguardo scientifico per l’uomo ma richiede allo stesso tempo un nuovo approccio nella gestione del patrimonio. E il private banking riveste un ruolo cruciale nell’accompagnare i clienti nella pianificazione di lungo termine, aiutandoli a preservare il tenore di vita e a gestire il patrimonio in chiave intergenerazionale e dinastica”, afferma Andrea Ragaini, presidente di Aipb. Sottolineando che l’industria è “fortemente impegnata a fornire un supporto consulenziale di qualità che risponda alle nuove sfide demografiche, anche tramite soluzioni e strumenti innovativi”.
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