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Nel 2022 la spesa dell’Inps è salita del 2,9% a 322.233 milioni di euro. Il reddito medio degli ex lavoratori è di 19.976 euro lordi. Per le donne assegni più bassi del 27%
Nel 2022 la spesa previdenziale italiana è aumentata ancora, superando quota 322 miliardi, ma sono quasi uno su tre i pensionati costretti a fare i conti con un assegno inferiore a mille euro al mese. A certificarlo è l’Osservatorio annuale Inps, che evidenzia anche come le donne restino le più penalizzate tra i 16,13 milioni di lavoratori a riposo della Penisola: i loro redditi da pensione risultano infatti inferiori del 27% rispetto a quelli degli uomini e ben quattro su dieci devono accontentarsi di meno di mille euro.
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La spesa per le pensioni sale del 2,9% nel 2022
Le prestazioni del sistema pensionistico italiano sono 22.772.004, per un ammontare complessivo di 322.233 milioni di euro. Cifra a cui corrisponde un importo medio per prestazione di 14.150 euro. Rispetto al 2021, spiega l’Inps, il numero di assegni è aumentato dello 0,06%, mentre il corrispondente ammontare medio è salito del 2,9%. I beneficiari sono in totale 16.131.414, per un reddito medio (calcolando 1,4 trattamenti per pensionato) pari 19.976 euro.
Guardando più nel dettaglio, le pensioni di tipo Ivs (invalidità, vecchiaia e anzianità/anticipate e superstiti) costituiscono il 77,8% del totale e assorbono il 90,6% della spesa. Le prestazioni di tipo indennitario si attestano al 2,8%, per l’1,2% dell’ammontare complessivo, mentre quelle di tipo assistenziale sono pari al 19,4% del totale. L’istituto previdenziale sottolinea come gli importi complessivi abbiano una distribuzione più spiccatamente sbilanciata verso le pensioni di tipo Ivs. A fronte di un assegno medio dei singoli trattamenti di 14.150 euro nell’anno, queste raggiungono infatti i 16.493 euro, con quelle di vecchiaia che valgono in media 19.285 euro (13.118 quelle di invalidità previdenziale e 9.725 quelle ai superstiti). Le posizioni indennitarie valgono invece 6.280 euro mentre quelle assistenziali 5.904 euro l’anno.
Un pensionato su tre prende meno di mille euro
Nonostante la spesa monstre, il 58% degli assegni erogati nel 2022 ha un importo mensile inferiore ai mille euro. La quota di pensionati con un reddito previdenziale al di sotto di questa soglia scende però al 31,9% per la possibilità di cumulo di più trattamenti pensionistici. Si tratta di 5,15 milioni di lavoratori a riposo, che ricevono l’11% delle risorse totali. Dal lato opposto, gli ex lavoratori con i redditi più alti, quelli che ricevono almeno cinquemila euro al mese lordi, sono 365.957 (il 2,3% del totale). A loro finisce il 9,4% della spesa previdenziale.
Il gender gap previdenziale
Penalizzate sono soprattutto le donne. Le pensionate rappresentano infatti la maggioranza (8.337.089 a fronte di 7.794.325 uomini) ma percepiscono solo il 44% dei redditi previdenziali. Rispetto a un assegno medio annuale di 19.976 euro, quello femminile è infatti inferiore del 27% rispetto al corrispettivo maschile: 16.991 euro contro 23.167. Inoltre, la percentuale di chi non arriva a mille euro è più alta che nel genere opposto: 39,4% contro 23,9%.
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Metà della spesa previdenziale finisce al Nord
A livello geografico, metà della spesa pensionistica italiana finisce nelle regioni settentrionali mentre il 28% al Sud e nelle Isole e il 21% a beneficiari residenti nelle regioni del Centro. Il gap si spiega con il fatto che i pensionati italiani sono residenti per il 47,8% al Nord. Ne deriva che nel Mezzogiorno, a fronte del 32,2% di lavoratori a riposo, si versa il 28% delle risorse, mentre nel Centro al 19,9% dei pensionati va il 21% del budget. Il resto riguarda italiani all’estero e quote non ripartibili. Differenze territoriali si evidenziano anche per quanto riguarda il reddito medio da pensione pro capite: 21.628 euro al Nord, 21.420 al Centro e 17,672 al Sud. Il dato, spiega l’Inps, risente del maggior numero di contributi versati nelle Regioni settentrionali e centrali e alla presenza di una quota maggiore di assegni assistenziali nel Meridione. Qui, sottolinea il rapporto, il numero dei pensionati con redditi sotto i 500 euro mensili rappresenta il 13,1% contro il 9% del Centro e 6,8% delle regioni settentrionali. In termini assoluti, il distacco si accentua ancor più se si osservano gli ex lavoratori con assegni compresi tra 500 e mille euro mensili, che nel Mezzogiorno sono pari al 27,1%. Quota che scende al 20,3% nelle regioni del Centro e al 17,9% in quelle settentrionali.
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