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Dal 2013 il patrimonio delle Casse previdenziali dei professionisti è cresciuto del 46%. Diminuiscono gli investimenti diretti in immobili, preferito l’investimento azionario indiretto (più della metà investito su imprese in Italia)
Il patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti sfiora i 96 miliardi di euro, al 31 dicembre scorso, ed è in progressivo incremento rispetto ai circa 65,6 miliardi del 2013.
Un risultato ottenuto grazie sia all’aumento dei contributi complessivamente incassati, superiori alle uscite derivanti dalle prestazioni erogate (+20,6 miliardi nel periodo di analisi), sia ai rendimenti conseguiti sugli attivi che ammontano a circa 1,5% netto annuo in media tra il 2013 e il 2019.
Le cifre, già anticipate dal rapporto della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) diffuso a fine settembre, sono contenute nel V Rapporto sugli Investimenti degli Enti di Previdenza Privati realizzato dall’Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privati e privatizzati), presentato dal presidente Alberto Oliveti.
A fine 2019 – si legge nel documento – il 49,4% degli investimenti delle Casse confluisce in fondi comuni (mobiliari e non). Questi prodotti del risparmio gestito nel 2013 rappresentavano il 24,9% degli attivi totali degli enti previdenziali privati che, nel frattempo, hanno ridotto gli investimenti nel più tradizionale settore immobiliare.
“La gestione diretta degli immobili passa dal 17,6 % del 2013 al 4,6% nel 2019. Il 50% degli immobili sono collocati nel centro Italia (il 94% a Roma) mentre il 37% nel Nord”, spiega Adepp, ma il presidente Oliveti precisa: “C’è da notare che gran parte degli immobili sono stati ereditati da quando le Casse erano sotto gestione pubblica, quindi negli anni precedenti alla privatizzazione. Le Casse hanno ridotto la quota di immobiliare, qualificandola. Il mattone resta un investimento coerente con la finalità previdenziale che perseguiamo purché dia una redditività costante e affidabile. Investiamo dunque con un’opportuna diversificazione e cercando gestori esperti”. Infatti, aumenta la componente investita indirettamente in immobili, cioè tramite fondi immobiliari, passata dai 7,4 miliardi di euro del 2013 ai 14,8 miliardi di euro del 2019.
In termini geografici “il 53% del patrimonio delle Casse resta in Italia (il 38% investito, la restante parte in liquidità, altre attività e polizze assicurative)”, si legge nel rapporto, mentre “le rimanenti risorse (47%) sono allocate per circa la metà in Europa e la restante parte fuori dall’area euro (per lo più Stati Uniti, Giappone e altri paesi Ocse)”.
La quota più rilevante di gestione diretta è, invece, relativa ai Titoli di Stato che contribuiscono per più di un quarto alle attività direttamente gestite. Un’altra voce di particolare rilievo è data dalla liquidità che pesa sul totale del patrimonio direttamente gestito per circa il 17,7%.
Una liquidità però strutturale, viene spiegato, poiché considerate le caratteristiche tecniche dell’operatività degli enti previdenziali privati, la voce liquidità costituisce una componente fondamentale poiché necessaria a garantire – in qualsiasi momento – l’erogazione delle prestazioni ai propri iscritti.
Infatti Adeep sottolinea che gli enti previdenziali privati sono “improntati ai criteri di prudenza, rendimento, salvaguardia e garanzia delle prestazioni future agli iscritti”, nel quadro delle operazioni finanziarie condotte “possono valutare aspetti di natura ambientale, sociale o di governance (i cosiddetti criteri Esg), oltre il profilo di rischio e rendimento”.
Chiosa il documento: “Al 31 dicembre 2019 gli investimenti ‘etici’ delle Casse ammontano a circa 8 miliardi di euro e sono in forte crescita. In alcuni casi, gli investimenti Esg superano l’80% del capitale investito”.
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