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Athora Italia: la pensione di scorta resta una prerogativa maschile (31%) e dei residenti al Nord (34%). Ma sale l’ansia per la longevità tra i giovani. E il 49% degli under 35 è interessato a soluzioni integrative
Per la previdenza complementare, si sa, non è mai troppo presto. Lo dimostra quel 30% di over 55 che, pur avendo sottoscritto un piano, ora rimpiange di non essersi attivato prima. Intanto, sul fronte dei giovani, sale l’ansia per l’aumento della longevità, tanto che quasi un under 35 su due è interessato a sottoscrivere un piano per garantirsi un futuro post lavorativo più sereno. La fotografia emerge dalla prima wave 2026 dell’ ‘Osservatorio Look to the Future’ di Athora Italia, stando al quale tra gli italiani che hanno aderito a fondi pensione e PIP il livello di soddisfazione è pressoché totale (91%). Il vero elemento critico è infatti legato al timing: oltre uno su quattro (26%) ritiene di essersi deciso troppo tardi, con una percezione più diffusa nel Centro Italia (30%).
Tra i giovani sale l’ansia per la longevità
L’indagine, realizzata in collaborazione con Nomisma, evidenzia come genere, età e residenza geografica siano fattori determinanti nel definire gli approcci degli italiani verso la longevità e la previdenza, tanto da generare sostanziali differenze sia nei sentimenti che nei comportamenti, così come nella percezione del presente e del futuro. La prospettiva di una vita più lunga genera infatti emozioni contrastanti che variano sensibilmente lungo la penisola e tra le generazioni. Se la gioia e l’ottimismo (dichiarati dal 27% del totale) sono più diffusi tra gli uomini (30%) e nel Centro (30%), gli under 35 appaiono maggiormente vulnerabili e registrano i livelli più alti di ansia (15%) e preoccupazione (22%). Questa fragilità generazionale si riflette anche nelle ansie economiche, sentite dal 33% di chi ha tra i 18 e i 34 anni, con un picco del 34% tra i 35-54enni, contro appena il 19% degli over 55, segnale di una maggiore precarietà percepita nelle fasi centrali della vita.
Donne più preoccupate della non autosufficienza
Il timore della non autosufficienza emerge come una questione prioritaria per il 73% degli italiani, soprattutto per la componente femminile (81%) e per i più anziani (76% degli over 55). A destare le maggiori inquietudini è il peso dell’assistenza sui familiari (72%) e i costi correlati (68%). Per contrastare questi rischi e prepararsi all’avanzare dell’età, i comportamenti divergono tra aree geografiche e fasce d’età: se la cura della salute fisica è la strategia principale per gli over 55 (75%) e per i residenti al Centro (67%), chi vive al Nord è più propenso all’accumulo di risorse economiche (50%), così come gli over 55 (52%). Tuttavia, gran parte della popolazione rimane inattiva, e in particolare il 23% dei giovanissimi tende a rimandare il tema.
Il 49% degli under 35 è interessato alla previdenza complementare
Tra chi non accumula risorse, il 53% indica come ostacolo insormontabile le barriere finanziarie. E la quota sale al 64% tra le donne e nella fascia d’età 35-54. Il netto divario demografico si conferma anche nell’ambito della previdenza. La sfiducia nel sistema pubblico accomuna infatti il 66% degli italiani, ma l’attivazione di strumenti complementari resta una prerogativa maschile e degli over 55 (31%), geograficamente localizzata al Nord (34%). Al contrario, i giovani mostrano un forte ritardo nell’adesione a strumenti di lungo periodo (solo il 18%), pur manifestando l’interesse potenziale più alto: il 49% degli under 35 ha infatti valutato soluzioni integrative senza ancora concretizzarle.
Aspettative diverse
Anche le aspettative sulla rendita variano per area geografica e fascia d’età tra coloro che conoscono gli strumenti di previdenza complementare. Se al Sud e nella fascia tra i 35-54 anni si auspica una pensione integrativa superiore ai 700 euro mensili (rispettivamente 41% e 39%), la capacità di versamento effettivo è ridotta a meno di 100 euro al mese, soprattutto tra le donne (42%) e gli over 55 (43%).
Comportamenti “primitivi”
“I dati dell’Osservatorio evidenziano come la previdenza complementare non sia più un’opzione, ma una necessità strutturale per garantire la tenuta del proprio tenore di vita negli anni della pensione”, si legge dunque nel report. Che sottolinea come siano ancora diffusi comportamenti “primitivi”, che portano a non avere un’idea di futuro e a non costruire un progetto concreto di lungo periodo. “Il paradosso tra l’elevata soddisfazione di chi ha già sottoscritto un piano e il diffuso rimpianto per averlo fatto troppo tardi deve quindi incoraggiare, specialmente le giovani generazioni, a uscire dall’inerzia e riconoscere che il momento per iniziare a disegnare il proprio domani è adesso”, conclude lo studio.
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