Il country head Italia della società, Paolo Paschetta, vede un futuro luminoso per l’asset class dopo le difficoltà degli ultimi due anni. E la ragione sta nella diversificazione che possono offrire in tempi di incertezza. Ecco come inserirli in portafoglio
Paolo Paschetta, country head Italia di Pictet AM
Complici gli alti tassi di interesse e la scarsità di operazioni di M&A, i mercati privati hanno archiviato il 2023 con performance inferiori alle proprie medie storiche per il secondo anno consecutivo. Secondo McKinsey, ad esempio, la raccolta globale della categoria è scesa del 22% e ha superato di poco i 1.000 miliardi di dollari mentre l’ultimo report di Bain & Company parla addirittura di numeri simili a quelli registrati nella grande crisi finanziaria globale. Ora che l’incertezza è tornata rendere cruciale la diversificazione dei portatogli, questa asset class promette però di proiettarsi verso una nuova era. E tra chi è pronto ad accoglierla c’è Pictet Asset Management, che ha strutturato diverse soluzioni per avvicinare l’economia reale agli investitori. Il country head Italia della società, Paolo Paschetta, ha raccontato alla redazione di FocusRisparmio quali sono e perché vanno prese in considerazione.
Quale ruolo possono ricoprire i mercati privati nel portafoglio di un investitore? E in un contesto come quello attuale, caratterizzato da tensioni geopolitiche e un quadro economico incerto, riescono a offrire valore e opportunità?
Viviamo una fase storica di grandi trasformazioni. Governi e istituzioni stanno varando piani di stimolo a favore dell’impiego di capitale in realtà altamente specializzate, sia quotate che private, per far fronte alla crescente competitività tecnologica e alle complessità del panorama geopolitico globale. Si tratta di misure che coinvolgono diversi settori: da quello digitale, che include il tema dell’intelligenza artificiale, a quelli legati a infrastrutture e automazione industriale o anche filiere alimentari e sostenibilità ambientale. In un clima frammentato, il brusco rialzo dei tassi iniziato nel 2022 ha però condizionato le scelte degli investitori e gli ha indotti ad allontanarsi dall’economia reale per riposizionare i loro portafogli sui titoli di Stato o altre asset class considerate meno rischiose. Una scelta dettata anche dall’emotività ma che, per risultare performante in un’ottica di più lungo periodo, dovrà tornare a contemplare un approccio più diversificato. Ed è proprio in tale prospettiva che assumono rilievo i mercati privati.
Dove vede le migliori occasioni nell’universo investibile?
Una corretta costruzione di portafoglio deve basarsi su almeno tre elementi: lungo periodo, diversificazione e ritorni interessanti. È quindi fondamentale saper individuare i leader del domani: aziende solide e innovative capaci di cavalcare i megatrend e di sfruttare a proprio vantaggio le grandi sfide che stiamo affrontando. Un discorso che vale sia per i mercati pubblici, sui quali ci posizioniamo con un’ampia gamma di soluzioni di investimento tematiche, sia per i mercati privati, che rappresentano il tessuto dell’economia reale. I private asset permettono di investire su realtà con margini strutturalmente solidi, che garantiscono all’investitore un’elevata decorrelazione dalle dinamiche macro di breve termine e rendimenti potenziali consistenti nel tempo. Va ovviamente ricordato che si tratta di esposizioni complesse, alle quali dedicare una parte satellite della dotazione complessiva e tramite player qualificati.
I mercati privati sono cresciuti in modo significativo dopo la crisi finanziaria globale ma restano ancora appannaggio degli investitori istituzionali. A che punto siamo nel processo di democratizzazione?
Complici gli alti tassi di interesse e la scarsità di operazioni di M&A, i mercati privati hanno registrato performance inferiori alle loro medie storiche per il secondo anno consecutivo nel 2023. Ora però si proiettano verso una nuova era di investimenti, una stagione in cui il focus sarà sulla crescita dei ricavi ma anche l’espansione dei margini e la qualità. E favorire questa ascesa sarà la regolamentazione, con strumenti che agevolano l’impiego di capitali privati per valorizzare le piccole aziende ad alto potenziale. Penso ad esempio all’Eltif e alla possibilità per il risparmiatore di accedere a una vasta gamma di asset alternativi tipicamente ad uso di operatori professionali: dalle infrastrutture all’immobiliare, dal private equity al debito aziendale. È proprio grazie a soluzioni simili che, a oltre 30 anni dal lancio del primo fondo dedicato al private equity, Pictet ha possibilità di aprire le sue capabilities ai collocatori italiani.
La normativa è quindi un fattore chiave. Come considera la novità Eltif 2.0?
L’entrata in vigore dell’Eltif 2.0 avvicina ulteriormente gli strumenti alternativi al cliente al dettaglio. La nuova regolamentazione mantiene infatti i benefici preesistenti ma offre un accesso più ampio: viene eliminato il vincolo quantitativo dell’investimento minimo iniziale pari a 10mila euro (entry ticket), così come il limite di concentrazione del 10% del portafoglio aggregato. Non solo. Si dà anche maggiore flessibilità ai gestori nell’attuazione delle strategie di investimento e si allargano le categorie di attività ammissibili, come quelle in progetti innovativi a lungo termine in Paesi al di fuori dell’Unione europea, purché portino benefici all’economia reale di quest’ultima. Elementi che vanno tutti a beneficio del cliente.
In Italia, in particolare, il tasso di penetrazione di questi asset presso il pubblico retail (anche d’alta fascia) è ancora molto basso. Cosa ci frena e come cambiare le cose?
La risposta è molto semplice e coincide con la scarsa conoscenza dello strumento. I mercati privati, investibili tramite Eltif, offrono infatti l’opportunità di accedere a una gamma diversificata di investimenti a lungo termine beneficiando di vantaggi fiscali e di una rigorosa regolamentazione che fornisce trasparenza ma anche protezione all’investitore finale. Ma soprattutto, garantiscono rendimenti interessanti e un’esposizione diretta al tessuto economico reale differente da qualsiasi altro prodotto finanziario. Nell’ottica di far conoscere questi strumenti, abbiamo lanciato sul mercato italiano due Eltif: Pictet Real Estate Capital Elevation Core Plus, che valorizza progetti immobiliari di riqualificazione e ottimizzazione, e Pictet Environment Co-Investment Fund I, che sfrutta l’expertise tematica della casa per catturare i migliori investimenti in tecnologie e soluzioni innovative.
Mediobanca e KKR, Unicredit e Blackstone, Anthilia Capital Partners e Banca Valsabbina, Mirabaud e Zebra. Tanti asset manager stanno stringendo partnership per ampliare la gamma di prodotti dedicati ai mercati privati. È uno nuovo trend e cosa sta a indicare? Quali altri tendenze vede nel settore?
In un mondo complesso come quello dei mercati privati è fondamentale trovare i giusti partner. Co-Investmento nel private equity significa proprio affiancare i general partner investendo direttamente nelle aziende invece che in fondi esistenti, unendo le capacità reciproche degli asset manager con realtà leader del settore.
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