Cedole elevate e spread stabili i fattori che giocano a favore degli States. Mentre l’Europa sconta un quadro economico meno positivo. Attenzione però all’incognita Trump e a suoi effetti sulla Fed. Energia e trasporti i settori su cui puntare, con un occhio anche alle banche
Andrew Lake, head of global fixed income di Mirabaud AM
Il mercato delle obbligazioni high yield continuerà a offrire opportunità interessanti per gli investitori, con gli Stati Uniti che promettono di distinguersi come l’area più promettente del segmento nonostante le incertezze legate alle politiche economiche del presidente Donald Trump. Ne è convinto Andrew Lake, head of Fixed Income di Mirabaud Asset Management, secondo cui gli attuali rendimenti globali al 7,5% rappresentano ancora un’interessante soglia di ingresso per chi setaccia il reddito fisso alla ricerca di opportunità di alpha.
Secondo l’analisi dell’ICE BAML Global High Yield Index, i ritorni del comparto hanno registrato una riduzione rispetto al 10% raggiunti nei recenti momenti di crisi e volatilità. Tuttavia, spiega Lake, “il rendimento medio attuale consente ancora un total return stimato intorno al 5,3% su un orizzonte di 12 mesi”. Per quanto riguarda i driver di performance, a fornire la maggiore spinta nella view dell’esperto dovrebbero essere le cedole. “Da sole dovrebbero portarci in una fascia di risultati a singolo numero medio”, evidenzia, “con la possibilità di ottenere guadagni leggermente più elevati grazie a una buona selezione del credito e a un ambiente economico stabile”.
Perché proprio gli USA (nonostante Trump)
La solidità dell’economia statunitense, con una crescita attesa del 2% per la fine dell’anno in corso, è il principale fattore che porta Lake a propendere per questa geografia. “Il basso rischio di default e gli spread che si sono ristretti ma senza mandare segnali di ulteriori cali garantiscono grande stabilità all’asset class”, spiega, aggiungendo che qui le nuove emissioni di obbligazioni high yield stanno continuando a registrare cedole vicine ai massimi decennali. Naturalmente la selezione dei crediti continua a rimanere fondamentale, specie in considerazione dell’incognita Trump. “L’agenda pro-crescita del presidente dovrebbe essere positiva per il segmento”, osserva l’esperto, “ma occorre seguire comunque con attenzione l’impatto delle sue politiche sulle performance dei mercati e in particolare gli effetti di inflazione persistente”. Anche i tassi di interesse rappresentano però un altro fattore fondamentale da monitorare, secondo il gestore, che si aspetta due tagli della Federal Reserve nel corso dell’anno ma non esclude sorprese proprio in scia all’imprevedibilità del tycoon. “Al momento il mantra di Powell è ‘più alti più a lungo’”, conclude, “ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente se iniziassimo a vedere un deterioramento del contesto economico”.
Tra i settori più interessanti nel mercato high yield statunitense Lake individua energia e trasporti. “A causa del ridimensionamento delle politiche green da parte di Trump”, spiega infatti, “le imprese e i business legati all’ambiente o alla sostenibilità in senso lato hanno ora prospettive meno favorevoli”. Una circostanza che finirà inevitabilmente per aumentare l’appeal dei comparti industriali più tradizionali. Positivo viene giudicato anche l’universo finanziario e in particolare quello delle banche, che rappresentano l’unico settore per il quale varrebbe la pena costruire un’esposizione all’Europa.
Europa fuori dai radar
Proprio con riguardo all’Europa, Lake dice invece di vedere opportunità più sfumate a causa del contesto economico più debole. “Si prevede che quest’anno il PIL dell’Eurozona crescerà di un tiepido 1% e che i tassi d’interesse saranno ridotti tre o quattro volte”, spiega. Sul mercato i crediti buoni dunque ci sono, ma per intercettarli restano fondamentali anche qui un’analisi e una selezione rigorose. Così come occorre partire da un presupposto: “A differenza degli Stati Uniti, per il Vecchio Continente si profila un approccio up in quality tale da spostare l’attenzione verso i titoli del settore bancario”.
“Il mercato high yield statunitense si conferma come la scelta privilegiata per gli investitori obbligazionari alla ricerca di rendimento”, conclude Lake. Che aggiunge: “L’assenza di segnali di recessione per Washington, combinata con un approccio attivo e disciplinato nella selezione dei crediti, può garantire un’interessante sovraperformance rispetto all’Europa”. La divergenza tra le due aree geografiche richiede un’attenta analisi, ma gli USA emergono quindi come il principale generatore di performance nel 2025.
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