Con le riaperture le aziende tornano ad investire. Fra le priorità, dice il fund manager, c’è l’automazione dei processi industriali più ripetitivi: “Osserviamo un progressivo aumento degli ordini per le società attive in questo mercato”
Angus Muirhead, gestore del Credit Suisse (Lux) Robotics Equity Fund
La ripartenza post-pandemia ha sostenuto la rotazione dei portafogli degli investitori globali a favore di quei titoli più legati al ciclo economico e alle riaperture delle attività, penalizzando nei mesi scorsi alcuni titoli legati al mondo tecnologico. Non tutti però.
Ci sono alcune nicchie del mercato tech che sono pronte a ripartire. Fra queste, il settore della robotica e dell’automazione industriale. “La rotazione che stiamo osservando sui mercati può aver penalizzato alcuni titoli di questo settore, ma è un discorso legato al breve termine. Quello che notiamo ora guardando al lungo termine è un ritorno dell’interesse verso l’automazione dei processi industriali, destinato a durare per molti anni”, analizzano Angus Muirhead e Julian Beard, gestori del Credit Suisse (Lux) Robotics Equity Fund.
Durante una conversazione con FocusRisparmio, i due portfolio manager hanno esposto la loro view sul mondo delle aziende attive nello sviluppo e vendita di sistemi di automazione con applicazioni industriali. “Questo è il momento perfetto per entrare nel mercato della robotica – sostengono, poiché – con la progressiva uscita dalla pandemia le aziende stanno ricominciando a programmare gli investimenti. Vediamo infatti un progressivo aumento degli ordini per le società attive in questo mercato”.
Per le caratteristiche delle aziende su cui vi focalizzate la vostra è una strategia con logiche più vicine al Growth o al Value?
Julian Beard, gestore del Credit Suisse (Lux) Robotics Equity Fund
Se guardiamo ai tassi di crescita del settore, circa 20% all’anno, direi che è un settore in piena espansione, non ancora maturo, quindi Growth. Ma sarebbe una valutazione complessiva. All’interno ci sono delle super-nicchie che crescono a tassi anche molto diversi fra loro. Per fare due esempi: le applicazioni robot per la chirurgia è un’area in crescita con un tasso superiore al 20%, mentre la robotica industriale cresce del 5-10%. Per questo dico che il nostro è un approccio blend: siamo certamente alla ricerca delle aree di crescita più elevate, ma siamo anche in qualche modo sensibili alla valutazione.
Quali sono le caratteristiche del vostro portafoglio e in cosa si differenzia da altre strategie tematiche sulla robotica?
Il nostro è un fondo specializzato secondo una logica “pure play”. A differenza dei nostri competitor che investono nelle aziende che utilizzano la robotica (da Amazon, a Google, per esempio), noi ci focalizziamo sulle aziende che sviluppano e vendono sistemi di automazione, quindi a monte della catena produttiva, non a valle.. Dal punto di vista del portafoglio, questo approccio ci allontana dai grandi nomi di Wall Street come Google, Amazon o Tesla perché le aziende su cui ci concentriamo sono generalmente più piccole, il cui core business è la produzione di sistemi di automazione dei processi industriali, con almeno il 50% dei ricavi proveniente da questa attività.
Qual è mediamente il vostro holding period dei titoli in portafoglio?
Il nostro orizzonte di investimento va dai sette ai dieci anni. Questo approccio e l’orientamento al lungo periodo ci rendono molto più simili ad un fondo di private equity. Crediamo che nel breve termine sia difficile decifrare il “rumore di fondo” dei mercati e di conseguenza preferiamo concentrare le nostre analisi sui driver di crescita secolare come, ad esempio, il megatrend della robotica. Ci piace dire che noi non compriamo azioni ma partecipazioni in un’azienda. È per questi motivi che nel 2020 non abbiamo toccato più di tanto il portafoglio: la pandemia non ha alterato la validità delle nostre tesi d’investimento per quanto riguarda il megatrend della robotica. Il 40% dei titoli con cui il fondo è partito sono ancora presenti nel portafoglio e per i prossimi anni non mi aspetto ulteriori grandi cambiamenti; non sarei sorpreso se quel 40% di azioni presenti dal lancio fosse ancora lì fra cinque anni.
Quanto tempo dedicate alla ricerca in questo segmento del mercato tecnologico?
Il nostro è uno stile 100% bottom-up e infatti spendiamo fra l’80 e il 95% del nostro tempo in ricerca e analisi delle migliori aziende da inserire all’interno del nostro universo investibile che è la robotica e l’automazione. Nel campo della ricerca abbiamo una partnership con il Politecnico di Zurigo (ETH Zurich) che ha una solida esperienza nel campo dell’automazione e robotica e uno dei professori dell’istituto siede nel nostro Advisory Board. Questa partnership ci permette di avere accesso a un set di dati molto ampio e profondo; penso che questo sia un fattore molto importante di differenziazione per la nostra strategia.
E in termini di concentrazione delle posizioni?
Non usiamo un benchmark. Siamo alla ricerca delle migliori aziende in questo settore, non importa se queste siano incluse in un indice MSCI o S&P oppure no. Questo si riflette nella concentrazione massima del portafoglio che, come regola generale, non supera mai il 4% per ogni singolo titolo. Oggi la nostra posizione più grande è del 3,5% mentre sul fronte opposto la più piccola è di circa l’1%.
Potete fare degli esempi concreti?
Attualmente la prima posizione è occupata da Aveva, una società britannica che produce software per usi industriali con applicazioni in svariati settori (dall’alimentare all’oil&gas). Ha recentemente acquisito un altro player, OSIsoft. Con questa operazione la società si è confermata essere un leader di mercato e ci offre garanzie sulle volontà di crescita nel mondo dell’automazione industriale da parte dell’azienda. Un altro titolo è Teradyne, una delle due principali società che produce sistemi automatizzati per il test dei semiconduttori. Ciò che accomuna a livello economico tutte queste società è la crescita costante negli anni dei cash flow che molto spesso vengono utilizzati per finanziare la crescita in altre aree dell’automazione attraverso acquisizioni esterne.
Chiudiamo con un riferimento alla sostenibilità (il fondo è compliant con l’articolo 8 di Sfdr). Come si conciliano gli interessi delle aziende di questi settori con gli aspetti più legati ai fattori sociali?
C’è una narrazione mediatica che tende a voler far passare il messaggio che l’automazione robotica tolga posti di lavoro alla popolazione. In linea di massima direi che non è così. Le aziende industriali usano i robot industriali per semplificare e velocizzare i processi, togliendo all’uomo le mansioni più noiose e ripetitive, direi che questo migliora gli aspetti sociali, non li peggiora. Un esempio di quanto dico è in Cina, dove il governo incentiva le aziende ad automatizzare alcuni processi industriali per liberare risorse umane da riqualificare e riallocare in mansioni a maggior specializzazione, e quindi maggiormente remunerate.
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