4 min
Per il cio di La Financière de l’Échiquier l’azionario USA non è più centrale e la seconda metà del 2025 potrebbe essere il momento di puntare su altro. A partire dall’Europa e dai mercati emergenti. Ecco la sua ricetta e perché “è ora di abbracciare la frammentazione globale”
Dopo oltre un decennio di dominio incontrastato di Wall Street, il 2025 potrebbe segnare una svolta nei portafogli globali. Le incertezze legate alla politica commerciale americana, il deterioramento del quadro fiscale degli Stati Uniti e la crescente attrattività degli asset alternativi stanno spingendo infatti molti investitori a riconsiderare le proprie strategie. Tra questi figura anche La Financière de l’Échiquier (LFDE), convinta che sia tempo di “ribilanciare e guardare oltre l’America”. FocusRisparmio ha raggiunto il cio Michel Saugné per approfondire questa view e capire dove si celino le maggiori opportunità.

L’eccezionalismo dei mercati azionari USA è davvero finito? Come posizionarsi nei prossimi mesi rispetto all’effetto dei dazi, considerando l’imprevedibilità di Trump e il fatto che la partita resta ancora aperta?
La narrazione sull’eccezionalità dell’azionario USA sta affrontando la prova più seria degli ultimi decenni. Dopo una sovraperformance decennale, ancorata all’indulgenza monetaria della Federal Reserve ma anche all’ottimismo tecnologico e al dominio globale del dollaro, si stanno manifestando infatti le prime crepe. Da un anno all’altro, i titoli Statunitensi sono rimasti indietro rispetto alle controparti europee e diversi fattori fanno pensare non si tratti di una semplice pausa ma piuttosto della fine di un’era. L’indice ‘Hopes & Dreams’, che rileva la percentuale di capitalizzazioni non supportate dai fondamentali, richiama alla mente la bolla Dot Com. In questo contesto si inseriscono gli effetti dell’amministrazione Trump 2.0, che ha portato maggiore incertezza: le tariffe sono esplose e, sebbene lo scenario peggiore sia stato evitato, il rischio resta elevato. Per questo, riteniamo sia il momento di ridurre il sovrappeso sugli USA e adottare una diversificazione geografica. Il passaggio da “buy America” a “buy the rest” è ormai in atto.
Leggi anche “Azionario europeo fuori dall’ombra di Wall Street“
E i Treasury USA? Rimangono un bene rifugio o anche lì lo scenario sta cambiando?
Anche questo mercato è sotto pressione. E una delle cause va individuata nelle preoccupazioni suscitate dal ‘Big Beautiful Bill’ sulla sostenibilità della politica fiscale USA. L’impatto previsto della legge di bilancio, insieme alle elevate aspettative di inflazione e all’aumento delle emissioni, ha cioè spinto i rendimenti a lungo termine verso i massimi pluriennali. Nel frattempo, investitori stranieri come Cina e Giappone hanno iniziato a riorientare i flussi verso l’oro e altri asset non denominati in dollari: dai Bund tedeschi ai titoli di Stato svizzeri fino ai nuovi bond in euro. Proprio la moneta unica sta infatti beneficiando di un rinnovato interesse, circostanza che crea l’opportunità unica di emettendo obbligazioni comuni per far fronte alla carenza di beni rifugio e finanziare progetti continentali.
Più in generale, cosa si aspetta dal mercato obbligazionario sulle due sponde dell’Atlantico?
Negli USA occorre prudenza: la volatilità dei tassi è tornata e serve selettività. In Europa, invece, il contesto è più favorevole: spread creditizi normalizzati e roll-down interessanti sulla curva dei rendimenti aprono spazio a investimenti nel credito societario di qualità o, sia pur in modo mirato, nei titoli sovrani. La svolta fiscale della Germania, che ha abbandonato il dogma del pareggio di bilancio per varare un piano infrastrutturale e di difesa da 20% del pil in dieci anni, favorisce una prospettiva obbligazionaria positiva in tutta l’Eurozona e promette di alimentare la crescita economica continentale.
Leggi anche “Lombardo (Plenisfer): l’eccezionalismo americano è morto“
L’innalzamento della soglia di spesa per la difesa da parte della Nato avrà ricadute sugli investimenti?
La nuova soglia del 5% del pil fissata dalla Nato è ancora un’aspirazione ma appare chiara la direzione da seguire. Per gli investitori, questo rappresenta più di un segnale geopolitico: è un’occasione per fare incetta di rendimento. Oltre 50 società europee quotate in Borsa sono esposte ai settori della difesa, della sicurezza informatica e della sovranità tecnologica. Grazie alla robusta crescita dei ricavi e al mix di forte visibilità e sostegno politico, il segmento è destinato a conquistarsi un’allocazione nei portafogli orientati al lungo termine. Senza dimenticare la necessità di essere agili per cogliere le opportunità nel corso del ciclo.
Quale altre tendenze vede all’orizzonte per la restante parte dell’anno?
L’indebolimento del dollaro, la riduzione dei costi energetici e il rimpatrio dei capitali dai mercati USA una spinta potente per il ritorno delle economie emergenti e la fine di un trading range durato 20 anni. Dovrebbe poi continuare il rimbalzo delle piccole e medie imprese europee, sostenuto da valutazioni ampiamente a sconto e da una positiva dinamica degli utili. Infine, sebbene attualmente sotto pressione a causa di Trump, health care e big pharma rimangono strutturalmente favoriti da innovazione e trend demografici ma anche dal potere di determinazione dei prezzi che le aziende del settore possono esercitare: mi aspetto quindi possano continuare a crescere.
Leggi anche “Azionario, Griffiths (L&G): l’eccezionalismo USA non è finito“
Un fattore ancora non citato è la politica monetaria delle banche centrali: cosa si aspetta dalla traiettoria di Fed e BCE nei prossimi mesi? Come potrebbe impattare sui mercati?
La Federal Reserve non sarà aggressiva: l’incertezza sugli effetti dei dazi di Trump nel medio-lungo termine pesa troppo per poter prendere una direzione netta. La BCE ha più margini di manovra, specie con inflazione in discesa alla velocità attuale e le politiche fiscali espansive della Germania. Vedremo una divergenza graduale ma significativa tra le due sponde dell’Atlantico.
Qual è la ricetta per interpretare al meglio questo periodo?
In un mondo che passa dalla conoscenza alla ‘fede’, dalla globalizzazione alla frammentazione, dalla Pax Americana all’incertezza politica, dal dominio dei passivi alla riscoperta della gestione attiva, gli investitori devono pensare in modo indipendente e agire con selettività. Questo significa ridurre il sovrappeso degli Stati Uniti per aumentare l’esposizione all’Europa e ai mercati emergenti, dare priorità ai settori favoriti dalle politiche monetarie o dalle condizioni di mercato, tornare a focalizzarsi sul credito e sulle opportunità di roll on, mantenere uno spirito contrarian. L’esempio più evidente di quest’ultimo punto viene dal value investing, che cinque anni fa veniva dato per morto e ora vanta una sovraperformance di oltre il 50% rispetto al growth.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.