Gamma Capital suggerisce di approfittare del repricing dei settori legati ai megatrend, come il tech. Secondo NS Partners, l’azionario resta la scelta migliore, puntando su difensivi e transizione energetica
Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets
Non è un mercato per deboli di cuore, certo, ma gli investitori attenti e dal sangue freddo possono andare oltre i crolli e le minacce (geopolitiche, inflazionistiche, monetarie, pandemiche…) e riposizionare con successo i portafogli. Ne sono convinti diversi gestori che, pur nelle difficoltà del periodo, indicano una strada per non perdersi e riuscire “a fermare la trappola del gatto (mercato) che gioca col topo (noi)”, come spiega Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets.
Per l’esperto, infatti, non è affatto certo che siamo entrati in una fase ribassista. Ma, soprattutto, gli investitori più che ragionare sul breve termine dovrebbero guardare al futuro, tornando a riflettere sulla base dei bilanci e dei fondamentali. I quali raccontano un’altra storia. “Se è vero che nelle ultime trimestrali abbiamo avuto moltissime aziende apparentemente in sofferenza, andando a spulciare le voci del conto economico, è facile riscontrare come i manager americani, in maniera molto avveduta, abbiano approfittato della presente fase di confusione per fare un po’ di pulizia di bilancio. Provocando un’ulteriore vendita sul mercato azionario”, sottolinea.
Visto da questa angolazione, insomma, secondo De Luca il diavolo non è così brutto come lo si dipinge. “A queste valutazioni – afferma – non solo non sono cari ma hanno provocato un salutare ‘repricing’ di molti settori (Faang, semiconduttori, robotica, I.A., cybersecurity) che rimarranno interessanti anche per i prossimi anni in quanto legati a storie di crescita e megatrend che non solo non verranno impattati in maniera significativa dalla stagnazione economica in corso, ma trattando a valutazioni più economiche, sarebbero sicuramente da ‘buy on the dip’”.
Ricomprare tutto allora? Non proprio. “A questo punto – puntualizza De Luca – dovrebbe essere chiaro a tutti che in Europa ci sono molti meno temi di investimento che negli Stati Uniti e il fatto che energetici e finanziari stiano facendo la parte del leone nel Vecchio Continente non significa che rappresentino delle storie di investimento di lungo periodo. Personalmente poi, non sono nemmeno tanto convinto della bontà della rotazione da growth a value perché credo che, dopo il repricing, saranno i titoli legati ai megatrend a performare meglio. Potrebbe quindi essere questo un buon momento per rientrare su Microsoft, Apple, Alphabet, Netflix, NVDA. Traslandolo a latitudine diverse, lo stesso discorso vale anche per i titoli tech cinesi che hanno perso di più come Alibaba e Tencent”.
In Europa, invece, il responsabile asset management di Gamma Capital Markets guarda ai conglomerati del lusso, come Kering, Lvmh, Pernod Ricard, Campari. E ricorda come, in vista delle elezioni di Mid-Term, Biden dovrà presentarsi agli americani con mercati in ripresa e inflazione in discesa.E dunque far scendere la domanda e con essa i prezzi, così da creare le condizioni perché la Fed possa correggere il tiro e dare di nuovo fiato alle trombe. Cosa che potrebbe portare (salvo nuovi Cigni Neri) ad un probabile rally pre-elettorale ad ottobre.
Giacomo Calef, country manager di NS Partners
Anche per Giacomo Calef, country manager di NS Partners, nonostante le pesanti perdite subite sull’azionario da inizio anno, quest’ultimo rimane più attrattivo dell’obbligazionario. “Se il rendimento del Treasury americano a 10 anni nell’ultimo periodo si è attestato intorno al 2.9%, il rapporto utile per azione stimato nei prossimi 12 mesi dell’S&P500 potrebbe aggirarsi attorno al 6% – chiarisce -. In un tale contesto, sarebbe dunque opportuno puntare ancora sulle azioni viste le potenzialità di recupero future, eventualmente prediligendo settori più difensivi, e quindi meno influenzati dal ciclo economico, come il farmaceutico, ma anche quelli legati alle materie prime, come i metalli, considerata l’alta domanda prevista nei prossimi anni per sostenere la transizione energetica. Di contro sarebbe ideale sottopesare settori come il real estate, che potrebbe subire eccessivi ribassi dovuti al contesto macroeconomico attuale, e l’obbligazionario, viste le limitate possibilità di recupero nel breve termine”.
In particolare Calef si sofferma sulle potenzialità del RePowerEu, il piano di Bruxelles per sganciare l’Europa dalle risorse energetiche russe attraverso circa 300 miliardi tra prestiti e sovvenzioni. “Se il già imponente Next Generation Eu plan da 750 miliardi di euro – osserva -, incominciato durante la pandemia, aveva costretto gli stati ad allocare parte dei finanziamenti europei a progetti destinati alla transizione energetica e digitale, il nuovo piano REpowerEU vuole continuare in questa direzione, per raggiungere una sufficiente produzione energetica per mezzo di fonti rinnovabili e, eventualmente utilizzando anche l’idrogeno come carburante alternativo, saranno necessari enormi investimenti. Infatti, secondo gli analisti per raggiungere l’obiettivo ‘Carbon Neutral-50’, a livello mondiale, potrebbero essere necessari circa 9200 miliardi di dollari all’anno fino al 2050”.
“Nonostante tale cifra può non essere che approssimativa, tuttavia ci fa capire che gli investimenti in tal senso saranno giganteschi e non potrà che far modificare i piani di sviluppo delle aziende del settore energetico, ormai troppo dipendenti dalle risorse fossili. Quindi, continuare ad investire nella transizione energetica può essere opportuno, viste le grandi potenzialità di crescita future”, conclude quindi il country manager di NS Partners.
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