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Nel 2021 i deal hanno sfiorato i 6.000 miliardi di dollari. E il fermento è destinato a proseguire. Esg, tech, servizi finanziari e supply chain tra i trend protagonisti per Bain, PwC e Wtw
Record su record. Il mercato M&A non conosce crisi e, dopo aver archiviato un 2021 ai massimi, vanta previsioni unanimemente ottimiste anche per il 2022. Stando infatti a Bain & Company, PwC e Willis Towers Watson, di qui a dicembre assisteremo a una nuova impennata di operazioni, con alcuni settori protagonisti, come tech, salute e servizi finanziari, e numerosi trend a stimolare i deal: Esg, digitalizzazione, automazione e ottimizzazione della supply chain in primis.
2021, l’anno migliore di sempre
Stando a PwC, nel 2021 si sono registrate 62.500 operazioni annunciate, in aumento del 24% rispetto al 2020, per un controvalore di 5.100 miliardi di dollari, inclusi 143 mega-deal da oltre 5 miliardi di dollari (+59%). In Italia, ne sono state annunciate 1.272, con una crescita del 5% a volume rispetto al 2020, per un controvalore di 62,6 miliardi di dollari (-24% rispetto al 2020 che aveva visto però un numero eccezionale di operazioni nel settore dei financial services).
L’industria Tmt (tech, media e tlc) guida la classifica mondiale con oltre 16.000 operazioni per un valore di 1.400 miliardi di dollari, di cui 29% cross border. In Italia i settori consumer market e industrial manufacturing & automotive si piazzano in testa per numero operazioni (343 e 337), mentre il Tmt traina la crescita a valore con quasi 18 miliardi di dollari.
Per Bain lo scorso anno è stato il migliore di sempre per quanto riguarda il valore delle transazioni, che ha raggiunto quasi 6.000 miliardi di dollari. Elevate anche le valutazioni: da record il rapporto tra valore aziendale e Ebitda, che ha toccato il massimo storico di 15,4, con un boom in particolare degli asset tecnologici (con multipli a 25x) e del settore sanitario (con multipli mediani a 20x).
Non solo: per la prima volta a livello globale dal 2016, il 2021 è l’anno in cui i dealmaker hanno registrato una performance annuale positiva nell’M&A, secondo il “Quarterly Deal Performance Monitor” di Wtw. In media, sulla base della performance del prezzo delle azioni, le aziende che hanno concluso operazioni M&A hanno sovraperformato dell’1,4% rispetto all’indice mondiale Msci.
I trend per un 2022 da record
Il grande fermento dovrebbe quindi proseguire anche quest’anno. “Guardando al 2022 – spiega Emanuela Pettenò, partner PwC Italia, markets deals leader and consumer markets leade – siamo ottimisti grazie a diversi fattori: una robusta pipeline di operazioni e abbondante liquidità nei portafogli dei fondi di private equity da un lato, e dall’altro le esigenze di investimento da parte delle aziende per colmare il gap di competenze, prodotti, mercati, rese ancora più urgenti dalla pandemia, nonché di rifocalizzazione strategica che stimoleranno dismissioni nell’ambito del loro portafoglio. Ci aspettiamo che i multipli restino alti, così come la competizione per assicurarsi gli asset migliori”.
“Tmt, health industries continueranno a essere molto attive, competizione in aumento per storie di ‘crescita’ tra private equity e mondo corporate caratterizzato da operazioni fortemente orientate all’acquisizione di competenze distintive a livello industriale e tecnologico”, aggiunge Nicola Anzivino, partner PwC Italia, Emea deals clients & market leader e global deals im&a leader. Tra i trend in Italia, l’ottimizzazione della supply chain e focus su tecnologia e data analytics, transizione energetica, economia circolare aggregazioni nei settori B2B del consumer markets ed in alcuni comparti industriali.
Sulla stessa lunghezza d’onda Bain. “L’89% dei manager che abbiamo intervistato prevede che la propria attività di dealmaking rimanga la stessa o aumenti quest’anno. Il contesto rimane interessante e un mix ben bilanciato di segnali di mercato suggerisce che lo slancio non sta affatto rallentando”, spiega Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company Italia e Turchia.
Tra i motivi per cui si punta su operazioni di M&A c’è quello di restare al passo con i tempi e acquisire nuove competenze. Una di crescere che, secondo Bain, paga: le società che crescono tramite M&A in maniera costante offrono agli azionisti rendimenti superiori rispetto a quelle realtà che fanno affidamento su una strategia M&A meno consolidata. Infatti, mentre i deal di natura aziendale sono incrementati del 47% nel 2021, gli accordi che hanno coinvolto investitori finanziari, Spac e società di venture capital sono cresciuti di oltre il 100%. I dealmaker che usciranno vincenti nel 2022 saranno quelli in grado di concentrarsi sulle opportunità commerciale legate in particolare a tre fattori: Esg, retention dei talenti e contesto regolatorio.
Per Andrea Scaffidi, head of retirement Italy di Wtw, saranno quattro le tendenze principali nel 2022. La prima è che gli obiettivi Esg guideranno l’espansione del mercato; la seconda riguarda l’accelerazione per la trasformazione digitale; la terza attiene alle supply chain e al fatto che molte aziende punteranno ad essere più autosufficienti; la quarta comprende un cambiamento dei cicli dell’M&A, con il mercato che invece di soccombere ai rallentamenti dell’economia, può contare sulla quantità eccezionale di capitale disponibile da parte di società di private equity e di altri investitori.
Non mancano certo le criticità, tra inflazione, spinte regolatorie, cambiamenti nella supply chain e carenza di risorse umane. “L’attività M&A nel 2022 sembra pronta a raggiungere i livelli record del 2015, anche se le operazioni rimarranno esposte a sfide crescenti. Le valutazioni elevate, la complessità delle transazioni, la competizione per asset di alta qualità e il cambiamento della supply chain alimentato dalla pandemia continueranno ad avere conseguenze a catena per i dealmaker. Il ritmo, la preparazione delle operazioni e la qualità della due diligence saranno essenziali affinché vengano soddisfatte le aspettative dei dealmaker”, avverte quindi Scafiddi.
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