A novembre l’indice dei prezzi cala al 10% dal 10,6% di ottobre. È la prima volta da giugno 2021. Primo segnale del picco? Gli investitori scommettono su una Bce meno aggressiva dicembre
Non succedeva da quasi un anno e mezzo, per la precisione da giugno 2021: a novembre l’inflazione dell’Eurozona è scesa al 10% rispetto al 10,6% registrato ad ottobre, meno anche delle attese degli economisti ferme al 10,4%. Un barlume di speranza per i mercati, per i quali potrebbe trattarsi di un primo segnale che la crescita dei prezzi ha ormai segnato il picco.
Un anno fa l’inflazione era al 4,9%, lo scorso giugno all’8,6%, a luglio all’8,9%, al 9,1% ad agosto, al 9,9% a settembre mentre a ottobre ha appunto superato il 10%. Un aumento continuo dovuto alla corsa dell’energia che ha fatto segnare all’andamento dei prezzi al consumo livelli record che non si registravano dagli anni Ottanta e Novanta.
Il calo registrato a novembre è il più ampio dal 2020 ed è dovuto alla frenata di energia e servizi, a fronte di un’accelerazione degli alimentari. L’energia continua comunque ad essere la principale componente a determinare l’andamento dell’indice sebbene l’incremento dei prezzi del comparto sia sceso dal 41,5% di ottobre al 34,9%. Ferma anche la cosiddetta inflazione core, quella al netto dei beni energetici e di alimentari e tabacchi, che ha messo a segno un incremento tendenziale del 5%, in linea con il mese scorso e con le attese.
Il picco, dunque. Nonostante solo qualche giorno fa la presidente della Bce, Christine Lagarde, sia intervenuta per mettere un punto fermo alla girandola di dichiarazioni dei membri del board di Francoforte, chiarendo che il picco di inflazione è stato tutt’altro che raggiunto e che quindi è necessario proseguire con la stretta monetaria, ora gli investitori si chiedono se il dato di novembre non cambi almeno un po’ il quadro della situazione.
Difficile farsi illusioni, la strada per riportare i prezzi all’obiettivo Bce del 2% è ancora lunga e in salita, ma secondo alcuni analisti, gli aumenti dei tassi potrebbero diventare meno consistenti e a dicembre si può ora verosimilmente sperare in un ritocco di mezzo punto percentuale.
Christine Lagarde, Presidente della Bce
“Le stime sono in contrasto con le recenti parole del Governatore della Bce, Christine Lagarde, che aveva avvertito che l’inflazione era lungi dall’aver raggiunto il picco”, commenta Federico Vetrella, market strategist di IG Italia. “I dati aggregati a livello europeo – afferma – potrebbero mettere ulteriore pressione sul Consiglio direttivo della Bce in modo che questo possa deliberare un aumento da 50 punti base nella sua prossima riunione prevista per il 15 dicembre rispetto a quello da 75 punti atteso dal mercato”.
Per l’esperto, se questo avvenisse, i mercati potrebbero esultare con grossi acquisti sull’azionario soprattutto europeo. “In tal caso l’eurodollaro a fine anno potrebbe evidenziare un segmento ribassista verso target ipotizzabili a 1,01”, conclude.
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