Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset della fund house e gestore del fondo fin dal suo lancio, spiega a FocusRisparmio scenari e strategie per affrontare la nuova fase dei mercati
Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet AM
Il Multi Asset Global Opportunity, noto con il nome commerciale Mago, è l’unico fondo nella gamma dei flagship di Pictet Asset Management la cui gestione è concentrata tutta in Italia.
“Mago è la naturale evoluzione del servizio di advisory fornito alle reti di collocamento, nell’ambito dei roadshow di Pictet”, ricorda Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet AM e gestore del fondo fin dal suo lancio, in una conversazione con FocusRisparmio.
“La crisi finanziaria del 2007-2008 ha esaltato l’utilità sociale del consulente finanziario ma ha anche aumentato la richiesta di interventi tattici sui portafogli – aggiunge – tanto che furono le reti stesse a chiederci di trasformare le idee d’investimento che lanciavamo nel corso dei nostri roadshow in un prodotto d’investimento vero e proprio”.
Nel 2013 nasce così il Mago di Pictet che oggi arriva a sfiorare i 10 miliardi di asset in gestione grazie al successo arrivato non solo in Italia: “Dopo qualche resistenza iniziale, siamo riusciti a convincere la banca della necessità di un fondo multi-asset dove tutte le scelte di asset allocation fossero demandate al gestore con un chiaro impegno di limitare la volatilità delle performance ed in particolare i drawdown. Dopo i successi dei primi anni caratterizzati dalla diffusione del fondo principalmente in Italia, abbiamo portato il Mago anche fuori dai confini nazionali e negli anni molte altre case di gestione hanno riprodotto l’idea nella loro offerta di fondi”, spiega Delitala.
In sostanza Mago nasce per gestire la repressione finanziaria che ha seguito la crisi finanziaria del 2008 orientando le scelte di investimento secondo una logica di “costruzione di protezioni”. In effetti il regime attuale, dominato dall’attivismo delle banche centrali e post-Covid anche della politica fiscale, si caratterizza per i ricorrenti episodi di convergenza nel comportamento di attività normalmente decorrelate, durante i quali, ad esempio, sia le azioni che le obbligazioni tendono a perdere simultaneamente. “Mago va apprezzato soprattutto in termini di Sharpe Ratio (ovvero di rapporto tra Rendimento e Rischio assunto) più che di rendimento assoluto o relativo ad un Benchmark”, precisa il fund manager.
Sembra che le Banche centrali si stiano convincendo a ritirare gli stimoli monetari che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Siamo di fatto vicini alla fine della “repressione finanziaria”? Cosa vi aspettate nel 2022?
Possiamo dire che la repressione finanziaria culminerà nel corso del 2022 e da quel momento si proverà ad imboccare il cammino di una normalizzazione molto graduale, onde evitare gli errori del 2018. Il 2021 ha visto il mantenimento delle misure di Quantitative Easing adottate da quasi tutte le banche centrali (dei Paesi industrializzati), con immissioni di liquidità pari a 2.500 miliardi di dollari per i 5 maggiori istituti (Fed, BCE, PBoC, BoJ, BoE), un ritmo già ridotto rispetto al 2020 ($9,5 trn). Nel 2022 ci attendiamo una ulteriore decelerazione, con $1 trn di nuova liquidità, a partire dal Tapering velocizzato della Fed, che arresterà del tutto il Qe per la fine di marzo; seguirà la Bce con circa 12 mesi di ritardo.
Dal punto di vista del Qe, dunque, la base monetaria delle BC nel 2022 toccherà il suo apice. La sequenza più probabile, tuttavia, prevede rialzi dei tassi di policy (già in primavera per la Fed, solo nel 2023 per la Bce, mentre altre BC come la BOE e la BC Neozelandese hanno alzato i tassi) mentre per il ritiro della liquidità (Quantitative Tightening), la data è imprecisata e non certo imminente.
Come e in cosa cambia lo scenario per gli investimenti?
La fine della stagione di liquidità abbondante unita a spinta fiscale sta volgendo al termine, varianti Covid permettendo (assumiamo che si vada verso una condizione ‘endemica’ del virus), per lasciare spazio ad una politica economica più tradizionale in cui almeno una tra politica monetaria e di bilancio diventino anti-cicliche. Anche se le previsioni di crescita si mantengono incoraggianti, soprattutto per gli Usa, con la liquidità in eccesso (rispetto a quanto richiesto dall’attività economica) in chiara ritirata, non tutta la crescita prevista degli Utili societari (ca 15% per S&P500) si tradurrà in performance degli indici azionari. Infatti, è prevedibile un’ulteriore contrazione dei multipli (rapporto Prezzo/Utili) nell’ordine del 10% (S&P), che dovrebbe consentire ancora ai mercati azionari principali di conseguire performance positive ma ridimensionate rispetto al 2021. Per i bonds, quelli ‘core’ in particolare, la previsione è di lenta risalita dei rendimenti che, beninteso, già incorporano un sentiero di rialzi (circa 2% in Usa ad esempio), con conseguente arretramento dei prezzi, sul crinale della performance totale nulla.
Come è posizionato il fondo Mago per affrontare il 2022?
Mago conclude il 2021 con 28% di Azioni e componente obbligazionaria al 34% con durata finanziaria attorno ai 5 anni (perciò al di sotto dei 2 anni a livello dell’intero portafoglio), quindi grosso modo neutrale sul rischio equity e sottopeso bonds. Di conseguenza, un’ampia porzione (35%) del portafoglio è investita in strumenti a reddito fisso a brevissimo termine mentre su materie prime (Oro: 1,5%) ed Alternativi (Strategie Long/Short market neutral: 1,5%) abbiamo poco. Anche l’esposizione o copertura tramite opzioni è molto leggera, quindi i pesi di cui sopra (delta1) rappresentano sostanzialmente l’esposizione di portafoglio.
Scendendo più nel dettaglio del panorama obbligazionario, quali sono gli strumenti, le aree e i segmenti sui quali trovate più valore?
Tra le poche posizioni ‘convinte’ nell’universo obbligazionario includiamo le obbligazioni domestiche cinesi: il Renminbi non è equiparabile ad una valuta emergente e la Banca Centrale cinese è in controtendenza rispetto alle principali BC occidentali. Dall’EMD governativo e societario (8% del portafoglio) ci attendiamo maggiori soddisfazioni nel 2022. All’interno della parte ‘core’ dei governativi (circa il 25%), abbiamo il 20% in Europa (di cui i BTPs in buona misura coperti, in questa fase, per rischio politico legato all’elezione, a gennaio, del Presidente della Repubblica); e un residuo di TIPS (3%) – i titoli del Tesoro Usa indicizzati all’inflazione – su scadenze brevi in virtù del buon rendimento corrente a causa della forte dinamica dell’indice dei prezzi ma con limitato upside di prezzo stante le aspettative d’inflazione elevate e rendimenti reali negativi e vicini ai minimi storici. La posizione in corporate bonds per circa il 10% è anch’essa coperta da CDS in proporzione molto simile. Infine, abbiamo il 6% di una strategia proprietaria total return sul reddito fisso. Nel corso del 2022, tuttavia, è verosimile che si debba intervenire ripetutamente sul portafoglio sia per sfruttare eventuali occasioni tattiche (a seguito di movimenti bruschi di mercato a parità di scenario), e/o di possibili revisioni più profonde degli scenari essendo questo ciclo, e le politiche economiche attuate per contenerne le oscillazioni, senza precedenti e perciò ancor meno prevedibili del solito.
E per quanto riguarda la componente azionaria?
La componente azionaria può ritenersi molto vicino alla neutralità in termini di peso, mentre, per la composizione, si segnala un lieve sovrappeso Europeo (1%) a seguito dell’arretramento relativo degli indici del Vecchio Continente nei mesi scorsi, e qualche timido riacquisto di Indici Asiatici (Hong Kong, poi Cina e Taiwan) dopo la lunga e profonda sottoperformance del 2021. Dal punto di vista settoriale, oltre alla presenza strutturale di investimenti tematici (circa 6%), un buon 15% è costituito da basket personalizzati rispondenti a vari obbiettivi strategici e/o di costruzione di portafoglio, ed includono finanziari, reopening basket, US Infrastructures, semiconductors e Nasdaq Large Caps. Negli ultimi mesi è aumentata la componente ciclica e Value del portafoglio mentre è stato parzialmente ridotto il settore Growth (IT) ma mantenuta la quota difensiva (Global Defensive Equities, Health Care).
**
Alla ricerca di Alpha è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata ai fund manager. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli impatti sui portafogli da essi gestiti con una visione impostata sul medio e lungo termine.
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Con rendimenti vicini al 6% e default attesi in calo, Columbia Threadneedle vede valore nel credito speculativo del Vecchio Continente. Ma in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e spread compressi, la selettività resta decisiva e le strategie a breve offrono una protezione aggiuntiva contro la volatilità
Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio