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Per tutti i cluster di età, genere e residenza e tipologie di fondi, gli investitori non amano posizionarsi nelle fasce di rischio più estreme. Generazione Z e Millenials sono portati a rischiare rispetto agli investitori più maturi. Le donne sono mediamente più prudenti
Dall’analisi delle preferenze sul grado di rischio degli investitori, estrapolate grazie ai dati dell’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni (dicembre 2021) di Assogestioni, è possibile tracciare alcune caratteristiche tipiche dell’investitore medio italiano suddividendo per tre diversi cluster: età anagrafica, genere, area di residenza.
In generale si nota come per tutti i cluster di età e per tutte le tipologie di fondi, gli investitori non amano posizionarsi nelle fasce di rischio più estreme calcolate in base agli indicatori KIID e comprese fra 1 e 7, una scala che va dal profilo più prudente (1) a quello più rischioso (7). Complessivamente, due terzi degli investimenti dei sottoscrittori hanno un grado di rischio compreso tra 1 e 4. L’80% delle masse dei fondi italiani ha un grado di rischio compreso tra 1 e 4, valore che scende al 64% tra i prodotti esteri a distribuzione concentrata. Il 53% del patrimonio dei fondi cross border ha un grado di rischio superiore a 4.
Giovani amanti del rischio
In linea generale i prodotti classificati nel range 3-4 sono maggiormente presenti nei portafogli dei sottoscrittori oltre i 70 anni di età, mentre le classi più aggressive (5-6) vengono preferite dagli under 40.
In media, come ci si potrebbe aspettare, si osserva maggior propensione al rischio nei giovani (Generazione Z e Millenials) mentre spostandosi verso le generazioni più anziane il grado di rischio medio decresce sempre, in misura più accentuata per i fondi cross border (la forbice è di 0,9 punti decimali), in maniera moderata negli esteri a distribuzione concentrata o round trip (0,7 decimali) e meno accentuata per i fondi italiani (0,4 decimali).
Per i fondi italiani – dove ricordiamo prevale la componente flessibile e obbligazionaria – le classi di rischio più rappresentate sono quelle intermedie (3-4) e sono peraltro le uniche dove emerge una sostanziale differenza fra cluster di età. Su queste fasce di rischio emerge infatti con più forza la presenza di investitori sopra i settanta anni. I giovani della Generazione Z e Millenials sono relativamente più presenti nelle classi di rischio superiori (5 e 6).
Nei fondi esteri si osserva una dinamica inversa fra le classi 4 e 6; per i round trip la classe 4 è la prevalente, con circa la metà dell’asset allocation degli ultrasettantenni concentrata su questo livello. Per i cross border quasi il 60% del portafoglio degli under 40 ricade nella classe 6.
Rischio e costruzione dei prodotti
Alessandro Moretto, responsabile sviluppo prodotti di Eurizon
Le preferenze in termini di rischio degli investitori influenzano le scelte di costruzione di un prodotto; oppure, ribaltando il ragionamento, gli asset manager tengono conto di elementi quali età, residenza, patrimonio e altri nella costruzione di un prodotto.
“Nella definizione dei prodotti è opportuno tenere in considerazione che la consulenza offerta dalle reti di vendita è relativa all’intero portafoglio del cliente. Il compito di Eurizon quindi è di offrire gamme complete e articolate grazie alle quali il consulente è in grado di costruire portafogli diversificati coerenti con qualsiasi profilo di rischio della propria clientela”, sostiene Alessandro Moretto, responsabile sviluppo prodotti di Eurizon.
Confronto con l’estero
Luca Tenani, country head Italy di Schroders
“I dati italiani si avvicinano, ma non eguagliano, i dati emersi a livello globale, dove il 37% degli investitori si è dimostrato incline ad aumentare l’allocazione sugli investimenti ad alto rischio, con una propensione sempre più marcata tra gli investitori nella fascia 18-37 anni (44%), abbastanza in linea con il dato italiano”, osserva Luca Tenani, country head Italy di Schroders, che cita l’indagine annuale della fund house (Schroders Global Investor Study 2021) che coinvolge oltre 23.000 persone in 33 paesi, e che ha mostrato come il 28% degli investitori italiani sia più disposto ad aumentare l’allocazione verso investimenti ad alto rischio. La percentuale sale al 43% solo per la fascia d’età 18-37 anni, in linea con quanto emerge dall’Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni di Assogestioni.
“Sebbene i risultati siano relativi al 2021 – analizza Tenani – quindi non tengano conto del conflitto in Ucraina, è interessante notare che questa maggiore propensione al rischio sia legata proprio alla volontà degli investitori di compensare l’incertezza dovuta al Covid e ai timori di un aumento dell’inflazione. Anche in questo caso, il fenomeno è più marcato tra gli investitori più giovani, nella fascia d’età 18-37”.
Donne mediamente più prudenti
Tornando ai dati Assogestioni, nel portafoglio delle risparmiatrici ci sono meno fondi azionari, in particolare quelli esteri distribuiti dalle reti, mentre vi è una maggior presenza di altre asset class come obbligazionari, bilanciati e flessibili. Ciò si riflette nel grado di rischio medio osservato. Le donne prediligono prodotti con livelli di rischio intermedi (3 e 4) mentre gli uomini prevalgono nei livelli di rischio più aggressivi (5 e 6).
Residenza
È in media il nord Italia il luogo di residenza dove gli investitori sono più propensi al rischio. Si tratta di un dato influenzato dalla tipologia di prodotto. Sui fondi cross border – che ricordiamo essere a maggior caratterizzazione azionaria quindi, per natura, più aggressivi – il cluster regionale non sembra assumere particolare significatività. Leggermente accentuata la dinamica su italiani e round trip: per entrambi la classe di rischio più prudenti (3 e 4) tendono a crescere nei portafogli dei sottoscrittori residenti nelle regioni del sud e delle isole.
Rischio e consulenza
Nella percezione di rischiosità di un prodotto la differenza la fa, anche, il canale distributivo (rete o sportello) un elemento che può essere molto rilevante nella scelta del risparmiatore, soprattutto in periodi di alta volatilità come quello attuale.
“Il canale distributivo – dice Moretto – ha una profonda conoscenza dei propri clienti e grazie ai presidi inseriti nella product governance e nei modelli di vendita viene assicurata la coerenza del prodotto alle esigenze della clientela. Nell’esperienza di Eurizon le reti di promotori hanno tendenzialmente clientela più propensa al rischio rispetto alle reti bancarie tradizionali”.
Tenani porta il ragionamento sul pratico, attualizzandolo sulla realtà odierna. “Proprio per intercettare rendimenti più elevati – spiega – molte persone hanno deciso di investire in asset che prima ritenevano troppo rischiosi, come titoli azionari biotech e farmaceutici, fondi esposti al mondo dei veicoli elettrici, nomi di internet e tecnologici e anche criptovalute. Sono proprio queste le quattro tipologie di nuovi investimenti effettuati per la prima volta nel 2021 dagli investitori italiani ed è possibile che sia l’inizio di un trend destinato ad accentuarsi. Nel complesso, i dati della nostra indagine mostrano che la quota di investitori italiani disposti ad assumersi maggiori rischi è aumentata. Tuttavia, è fondamentale ricordare che tale incremento della propensione al rischio deve sempre essere approcciata con giudizio e consapevolezza, possibilmente con il supporto di un professionista”, conclude.
Per questi motivi molte sgr hanno in pipeline il lancio di prodotti e servizi specifici dedicati a particolari categorie di risparmiatori. “È in fase di studio un servizio di consulenza goal based investing: si tratta di un approccio agli investimenti basato su singoli obiettivi specifici. È flessibile e declinabile su diverse tipologie di clientela (dai giovani agli anziani) e su esigenze specifiche. Attraverso percorsi personalizzati viene massimizzata la probabilità di raggiungimento di ogni singolo obiettivo”, conclude Moretto.
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