La platea femminile cresce e si amplia anche tra i nuovi sottoscrittori. Ma restano differenze su importi, tempistiche di ingresso e scelte di portafoglio. Dai dati dell’Osservatorio Assogestioni e dai commenti dell’industria emergono segnali di progresso e criticità strutturali
Negli ultimi anni il rapporto tra donne e risparmio gestito ha iniziato a cambiare passo. La partecipazione femminile al mercato dei fondi comuni, tra gli strumenti più scelti tra chi si approccia ai mercati finanziari, è infatti in crescita e i segnali di maggiore consapevolezza sono evidenti. Il gender gap negli investimenti resta però una questione aperta, che diviene ancor più evidente quando si guarda a fattori come gli importi investiti e l’età di ingresso o anche la composizione dei portafogli. È questo il quadro che emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni, la pubblicazione annuale con cui l’Associazione degli asset manager attivi in Italia monitora lo stato di salute del segmento a maggior partecipazione retail dell’industria. La ricerca, presentata dall’Associazione nel luglio del 2025, ha infatti evidenziato come dietro al maggior coinvolgimento femminile si celi una realtà fatta di esclusione delle giovani investitrici e di asset allocation troppo prudenti. Due dati riflesso di una cultura finanziaria ancora da migliorare e che impongono ai gestori importanti riflessioni sia sulle strategie sia sull’offerta commerciale.
Riccardo Morassut, Senior Research Analyst Assogestioni
L’edizione 2025 dell’Osservatorio conferma innanzitutto l’ampliamento della base investitori: 11,6 milioni di sottoscrittori grazie a circa 1,5 milioni di nuovi ingressi. Il valore totale destinato dalle famiglie ai mercati finanziari sale così a 608 miliardi di euro, con un impegno medio di 52mila euro, ma è l’investimento mediano tra i 15mila e i 21mila a fotografare con più precisione la natura diffusa dello strumento fondo e l’alta concentrazione patrimoniale tra i quartili a maggior disponibilità. Questo gap, con il 30% delle famiglie più ricche che detiene l’80% del patrimonio impiegato, è infatti allineato alle recenti stime di Bankitalia sulla distribuzione disomogenea delle risorse ma può essere letto anche come viatico per la democratizzazione. “Metà dei sottoscrittori accede al mercato dei fondi con cifre inferiori a 20mila euro”, spiega il Senior Analyst di Assogestioni Riccardo Morassut, che aggiunge: “Si tratta di una forma di investimento che rappresenta di per sé un atto basilare di educazione finanziaria utile a trasferire i valori della diversificazione di portafoglio e della programmazione dei risparmi”. Ed è proprio in questa cornice che vanno inquadrati i numeri relativi alla partecipazione del pubblico femminile per capire l’entità del fenomeno.
Partecipazione in aumento, non i patrimoni
Secondo lo studio, le donne rappresentano infatti oggi una quota prossima alla metà del mercato dei fondi comuni: circa il 47% dei sottoscrittori contro il 53% degli uomini, dato sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti e che potrebbe indurre a ritenere superato il problema del gender gap. La fotografia cambia però quando si osserva un altro dato evidenziato dall’Ufficio Studi di Assogestioni: il patrimonio detenuto. Alle investitrici fa infatti capo solo il 45% delle masse mentre il restante 55% è riconducibile alla fetta di mercato maschile. Anche l’investimento medio si dimostra poi più contenuto, in media il 10% in meno del suo corrispettivo: 50mila contro 55mila euro. Il dato anagrafico aggiunge un ulteriore livello di lettura: il divario tende ad ampliarsi nelle fasce più giovani, mentre si riduce nelle età più mature, anche per effetto di eventi di vita che portano molte donne ad avvicinarsi agli investimenti in una fase più avanzata.
Un percorso di maggiore consapevolezza, ma l’ingresso resta tardivo
Paola Pietrafesa, amministratore delegato di Allianz Bank FA
“Negli ultimi cinque anni abbiamo osservato una crescente responsabilità femminile nella gestione del risparmio”, spiega l’amministratore delegato di Allianz Bank Financial Advisors Paola Pietrafesa, che fa diretto riferimento a quanto accade nella propria organizzazione per inquadrare i termini della questione. Tra i clienti della banca, le donne prime intestatarie rappresentano infatti circa il 49% del totale e detengono il 43% degli asset under management. “Sono dati che confermano un coinvolgimento sempre più significativo”, sottolinea Pietrafesa. Resta però un elemento strutturale non trascurabile, secondo la manager: “Le investitrici tendono a entrare nel mondo della finanza più tardi, spesso in concomitanza con momenti di discontinuità che possono consistere in eredità e separazioni o nel pensionamento”. Un ritardo che rende più difficile recuperare gli anni non investiti e che richiama, secondo la numero uno della società, la necessità di percorsi consulenziali tanto continuativi quando di lungo periodo.
Il gap si allarga nelle nuove generazioni
Cinzia Tagliabue, ceo di Amundi SGR
Anche guardando alle fasce d’età più giovani, i segnali sono contrastanti. Cinzia Tagliabue, amministratore delegato di Amundi SGR, aggiunge un altro tassello al mosaico delle criticità. La manager osserva infatti come il divario tenda ad ampliarsi ulteriormente quando si analizzano le coorti meno senior. E questo, spiega, “nonostante i redditi iniziali siano spesso simili tra i due generi”. Le ragioni, dal suo punto di vista, sono quindi da ricercarsi in radici prevalentemente culturali: “Nelle famiglie permane una ripartizione dei ruoli che vede spesso il padre occuparsi degli investimenti e la madre del budget domestico”. Un elemento che si riflette anche nella sfera dell’educazione finanziaria. Tagliabue cita a titolo di esempio l’esperienza di una fiera universitaria sponsorizzata da Amundi SGR, dove la partecipazione femminile è risultata marginale nonostante l’elevata presenza di studentesse nelle facoltà economiche: “È il segnale che mancano ancora meccanismi capaci di scardinare le differenze di genere in materia di risparmio e investimenti”, osserva. La soluzione individuata dalla dirigente deve essere dunque trasversale alle generazioni, con iniziative di educazione finanziaria concepite per i diversi target di età e genere ma anche incentivi adeguati per stimolare l’accesso al mondo finanziario e degli investimenti. Tagliabue aggiunge: “L’effetto distorsivo della maggiore longevità femminile e l’aumento dei divorzi in età matura possono spiegare l’aumento degli investimenti femminili in età senior o quasi senior mentre le differenze geografiche sono in gran parte riconducibili al minor tasso di occupazione femminile al Sud, dove manca indipendenza economica”…
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