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Per il country managing director della società attiva da 20 anni come Soggetto Incaricato dei Pagamenti, il rallentamento nella raccolta dei veicoli cross border in Italia c’è ma la ripresa è dietro l’angolo. E a fare la differenza sarà il ritrovato appetito per il rischio. Dalla tecnologia al risiko, i suoi driver per cavalcare il trend
Il ruolo del Soggetto Incarico dei Pagamenti non smette di essere cruciale nell’industria del risparmio gestito. Se è infatti vero che il quadro internazionale ha messo un freno alla raccolta dei fondi esteri nel 2024, con l’ultimo Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni che li associa a masse per 255 miliardi di euro su un totale di quasi 600 miliardi, il consolidamento in atto e gli sviluppi tecnologici all’orizzonte promettono di rimettere questo mercato al centro della scena insieme ai suoi player. E in prima fila tra di essi c’è soprattutto Caceis, che al ventesimo anno di attività non rinuncia a inseguire obiettivi sfidanti. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto il country managing director Giorgio Solcia per capire in che direzione si muove la corrente e come la società si prepara a navigare le acque.

A cosa imputare lo stallo nella raccolta esteri?
Oggi due terzi dei fondi aperti distribuiti nel nostro Paese appartengono a questa categoria. Non si può però negare che gli ultimi mesi del 2024 siano state registrate delle difficoltà nella raccolta, dovute a due fattori principali cui tale tipologia di prodotti è particolarmente esposta per via della sua specializzazione nell’equity: i tassi di interesse più alti, che hanno riportato il segmento retail sui Btp e in generale sui titoli governativi, e la crescita dei veicoli a scadenza e dell’asset class monetaria, passata da strumento tattico degli istituzionali a prodotto di interesse anche per gli investitori individuali. A simili dinamiche si sono poi aggiunti i riscatti sulle unit linked assicurative, che investono quasi esclusivamente in fondi esteri, e la crescente concorrenza della gestione passiva, sempre più sofisticata e differenziata, anche grazie al lancio degli ETF attivi.
Che prospettive intravede per il 2025?
Ci aspettiamo un’inversione di tendenza. La BCE è ormai vicina a raggiungere l’apice del suo ciclo di tagli dei tassi e questo potrebbe ridare fiato ai flussi sui fondi, anche se la competizione degli ETF resterà un fattore importante. Ci sono poi altri due fattori che potrebbero restituire slancio al risparmio gestito, soprattutto se ci sarà una normalizzazione del contesto geopolitico: il calo degli investimenti nei titoli governativi e l’impiego della grande massa di liquidità che oggi resta ferma sui conti correnti. Di certo c’è che quello che sta venendo a configurarsi è un mercato diverso dal passato: se guardiamo alla raccolta sui fondi esteri di quest’anno, possiamo infatti notare come il contributo positivo stia arrivando dalle reti di consulenti anziché dagli istituti di credito. Non si tratta di un caso: gli advisor lavorano prevalentemente su prodotti del gestito come fondi e Sicav mentre il canale bancario si sta muovendo verso grandi gruppi con distribuzione captive e SGR verticalmente integrate, spesso a discapito dei gestori indipendenti. Per sviluppare il nostro business stiamo guardando con molta attenzione alle reti di consulenti come strumento di supporto alla distribuzione e abbiamo creato una divisione ad hoc per la fund administration su ETF, che già supportiamo con 125 miliardi di asset in administration.
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Quali strumenti saranno protagonisti di questa fase?
I Pir e i nuovi Eltif. Crediamo che porteranno maggiore interesse verso i mercati del private equity, anche attraverso strutture master feeder oggi riservate soprattutto agli istituzionali. Il focus sarà in particolare sulle infrastrutture, anche in relazione al PNRR, e sul finanziamento delle Pmi.
Quali altri trend intravede all’orizzonte?
Mi aspetto una crescita degli investimenti alternativi, con i SIP che dovranno strutturarsi per supportare anche la distribuzione di queste tipologie di strumenti. Molta attenzione verrà riservata poi ai prodotti passivi, sia ETF attivi sia gli altri più tradizionali, mentre proseguiranno sullo sfondo il consolidamento dei grandi distributori non solo bancari e l’ingresso nel mercato di nuovi operatori innovativi dotati di business model altamente tecnologici. Un esempio è Satispay, che con oltre 4 milioni di clienti ha iniziato a distribuire fondi monetari attraverso una piattaforma digitale: abbiamo supportato il progetto di lancio con un alto livello di customizzazione e continueremo a farlo su altre tipologie di prodotti. È un’iniziativa che favorisce educazione finanziaria e un migliore impiego della liquidità.
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Ha parlato di una trasformazione del modello operativo. Di cosa si tratta?
Ci stiamo trasformando sempre di più da back office di gestione dei flussi a fornitore di servizi integrati e tecnologici per i distributori. Offriamo cioè soluzioni modulari, personalizzabili e aderenti all’evoluzione dei processi di distribuzione. Oggi nel mondo SIP c’è ancora molta manualità: lavoriamo per ridurla o azzerarla, sfruttando anche la sinergia che abbiamo nel doppio ruolo di soggetti incaricati dei pagamenti e transfer agent, attività core che ci ha portato a essere il secondo attore per masse in Europa. C’è un ulteriore progetto su cui però stiamo lavorando, con gli altri attori del mercato, sempre nell’ottica di semplificare i collegamenti tra gli operatori e uniformare i flussi di trasferimento tra distributori.
Qual è il ruolo della tecnologia in questa trasformazione?
Stiamo investendo risorse importanti sull’automazione dei flussi e abbiamo creato una factory dedicata all’implementazione dell’intelligenza artificiale. Prima di poter applicare concretamente l’IA all’attività dei SIP è però necessario un altro passo, sul quale si sta attualmente concentrando la maggior parte dei nostri sforzi: completare il processo di automazione di base. Parallelamente, proseguono le iniziative per cavalcare uno dei trend tecnologici più promettenti di questa stagione storica: la diffusione delle fund platform, che ormai anche i distributori italiani stanno iniziando a percepire più come uno strumento di differenziazione e servizi a valore aggiunto che un semplice supporto alla negoziazione e al calcolo delle commissioni. Siamo dunque al lavoro per nuove collaborazioni su modello dell’offerta congiunta attualmente in essere con Fund Channel, realtà B2B di fund distribution che si propone di facilitare la distribuzione di fondi ed ETF attraverso accordi globali con le case e una piattaforma tecnologica. Con questa società abbiamo stipulato una partnership strategica che ci ha portati ad acquisirne un terzo del capitale e alla creazione di una soluzione verticale integrata per il mercato italiano retail, in cui noi ci occupiamo della parte operativa e loro di quella distributiva.
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Guardando al futuro, quali sono i vostri obiettivi strategici?
Nel 2025 Caceis celebra 20 anni di attività, un periodo in cui ci siamo costruiti un trackrecord fatto anche di importanti acquisizioni. Proprio la dimensione della crescita esterna resta fondamentale per noi e siamo convinti che possa rappresentare la chiave per raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati per il 2030: diventare leader in Europa. Siamo quindi pronti a consolidare l’espansione e a concretizzare nuove operazioni, purché coerenti con la nostra strategia e con obiettivi di redditività. In Italia le opportunità sono limitate, ecco perché guardiamo soprattutto all’Europa e allo sviluppo in quei Paesi dove il consolidamento dell’asset servicing è in pieno svolgimento. Nella Penisola però un’occasione interessante potrebbe scaturire dal risiko bancario. Consolidamento significa infatti riorganizzazione, revisione delle partnership, apertura di nuovi spazi e ricerca di efficienza: aspetti sui quali possiamo giocare un ruolo da protagonisti come supporto operativo.
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