L’Osservatorio Assogestioni stima in 1,5 milioni i nuovi sottoscrittori. Boomers ancora i più ricchi e rappresentati, ma donne e giovani guadagnano spazio e sono più disciplinati. E al Sud si cela il maggiore potenziale per l’industria
Sono sempre di più gli italiani che scelgono i fondi comuni per gestire il proprio risparmio. A fine 2025 il totale di cittadini a investire in questi strumenti ha infatti raggiunto quota 12,4 milioni, numero in crescita del 7% rispetto a 12 mesi fa e che porta il tasso di partecipazione al 21% della popolazione complessiva. È questa la fotografia scattata da Assogestioni attraverso l’ultimo Osservatorio Sottoscrittori, la pubblicazione annuale con cui l’associazione degli asset manager attivi nel nostro Paese analizza stato di salute e prospettive del segmento a maggior partecipazione retail all’interno dell’industria. Una ricerca che, come ricordato al vicepresidente del Comitato Comunicazione Fabio Melisso, celebra il traguardo dei 30 anni e conferma il ruolo centrale del gestito nelle scelte finanziarie delle famiglie.
Fabio Melisso, Vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni
A fare gli onori di casa è stato proprio il dirigente dell’Associazione, che ha ricordato come l’Osservatorio rappresenti un patrimonio informativo di grande valore per il settore e per il dibattito sul risparmio. “Lo studio è diventato una fotografia sempre più ricca degli italiani che investono in fondi e fornisce un’analisi particolarmente importante anche per le riflessioni che l’industria del gestito deve compiere su dinamiche strutturali come longevità e demografia”, ha chiarito, precisando che di anno in anno aumentano le chiavi di lettura. Un’intervento cui ha fatto eco quello del Senior Research Analyst Riccardo Morassut, che ha tradotto l’importanza del lavoro di screening fatto da Assogestioni in numeri concreti. “La rappresentatività del campione analizzato è pari alla quasi totalità dei fondi detenuti dalle famiglie italiane”, ha spiegato mentre si apprestava a presentare i risultati, “per un controvalore di 247 miliardi di euro”. “Computando anche i 432 miliardi di prodotti esteri”, ha quindi aggiunto, “il patrimonio monitorato arriva a toccare i 679 miliardi e a rappresentare il 76% dell’universo in esame”.
Cresce la platea degli investitori
Riccardo Morassut, Senior Research Analyst di Assogestioni
Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Via Andegari, che cura la pubblicazione, il patrimonio complessivamente investito in fondi comuni dalle famiglie italiane è passato a 679 miliardi di euro dai 608 miliardi del 2024. L’investimento medio si attesta a 55mila euro, anche se la distribuzione resta fortemente concentrata nelle fasce più patrimonializzate, mentre quello mediano si colloca tra i 16mila e i 20mila euro. Due dati che, per Morassut, testimoniano quanto questi strumenti rappresentino una forma di investimento accessibile a chi dispone di patrimoni più contenuti. “Esattamente metà degli investitori italiani investe fino a 20mila euro”, ha infatti constatato l’esperto. In miglioramento anche i dati relativi al divario di genere nell’accesso al mercato: le donne sono arrivate a rappresentare il 47% della platea dal 34% della primissima rilevazione, anche se detengono ancora meno della metà delle masse complessive (45%) e investono mediamente 52mila euro contro i 57mila degli uomini.
La ricchezza invecchia, ma avanzano Millennials e Gen Z
Quanto alle caratteristiche del sottoscrittore italiano, quello restituito dall’Osservatorio resta l’identikit di investitore maturo. L’età media risulta infatti pari a 61 anni, con il 39% del pubblico che appartiene alla generazione dei Boomers e il 13% a quella degli ultra ottantenni. Una fotografia figlia del forte aumento registrato negli anni dagli over 65, che in 30 anni sono aumentati del 137% a fronte di un incremento del 47% nella popolazione residente arrivando a detenere il 66% della masse e a vantare un investimento medio molto più alto: dai 67 ai 77mila euro contro 49mila e meno di 25mila euro per le altre coorti anagrafiche. “Negli ultimi trent’anni è invecchiata la popolazione ma anche la ricchezza finanziaria”, ha detto Morassut, ricordando un dato speculare sul fronte della distribuzione: “Quasi la metà del patrimonio investito è detenuta dalla fascia 60-80 e un ulteriore 18% fa capo agli ultraottantenni. Accanto a questa tendenza emerge però un segnale positivo: una crescente presenza dei più giovani. Generazione Z e Millennials rappresentano oggi il 18% dei sottoscrittori, tre punti percentuali in più rispetto alla precedente rilevazione, pur detenendo il 7 degli AuM. E ancora più significativo il dato sui nuovi investitori: nel corso del 2025 circa 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune per la prima volta e il 32% di questi ha meno di 45 anni. “Il risultato riflette anche il crescente utilizzo delle piattaforme digitali di investimento”, ha evidenziato l’analista.
Sottoscrittori per fasce d’età
Fonte: Osservatorio Sottoscrittori Assogestioni
Italia secondo mercato retail dell’Eurozona
Tra le novità dell’edizione 2025 figura anche un confronto europeo che evidenzia il peso raggiunto dall’industria italiana del risparmio gestito. Con 902 miliardi di euro investiti in fondi ed ETF ma anche strumenti detenuti tramite gestioni patrimoniali, il nostro Paese rappresenta infatti il 21% del mercato retail dei fondi dell’Area Euro e si colloca al secondo posto dietro la Germania. “L’investimento in fondi rappresenta il 17% delle attività finanziarie delle famiglie italiane contro una media europea del 13%”, ha spiegato ancora Morassut, sottolineando che il mercato tricolore vale oltre il doppio di quello francese e più di un quinto di quello europeo”. Lo studio evidenzia inoltre come questi strumenti svolgano un ruolo fondamentale nell’accesso delle famiglie ai mercati azionari, con gli investimenti complessivi in equity che ammontano a 535 miliardi di euro.
Europa: fondi nel portafoglio delle famiglie
Fonte: Osservatorio Sottoscrittori Assogestioni
Un confronto in chiaro-scuro
Il confronto internazionale mette però in luce modelli differenti: se in Germania la partecipazione ai fondi è più ampia e diffusa tra le diverse fasce di ricchezza, in Italia e Spagna gli investimenti risultano maggiormente concentrati tra le famiglie più patrimonializzate. Sul fronte dell’equity, le famiglie italiane mostrano una forte apertura verso i mercati internazionali, con il 79% degli investimenti azionari destinato a titoli esteri. Resta tuttavia limitata l’esposizione complessiva alle azioni quotate, che pesa per il 10% delle attività finanziarie contro una media dell’11% nell’Area Euro e ben lontano dal 45% registrato negli Stati Uniti. Un divario che evidenzia gli ampi margini di crescita ancora presenti nella partecipazione delle famiglie europee ai mercati dei capitali.
Nord in testa, ma il Sud resta un bacino di crescita
Dal punto di vista geografico, viene evidenziato chiaramente come il Nord continui a concentrare la maggior parte dei sottoscrittori e delle masse: qui risiedono infatti il 64% dei sottoscrittori e il 68% dei capitali impiegati. A guidare la classifica del tasso di partecipazione ai fondi è l’Emilia-Romagna, con il 33,1%, ma seguono a breve distanza il Piemonte (29,7%) e la Lombardia (29,2%). Proprio quest’ultima è invece la prima regione per entità del patrimonio investito, con 186 miliardi di euro complessivi. IL potenziale di crescita più significativo resta nel Mezzogiorno, nota Assogestioni, dove la quota di liquidità detenuta dalle famiglie continua a essere particolarmente elevata.
Partecipazione per regione
Fonte: Osservatorio Sottoscrittori Assogestioni
Obbligazioni ancora protagoniste
Per quanto riguarda le preferenze di investimento, il canale bancario continua a dominare la distribuzione dei comparti italiani grazie a una quota del 95. Per i fondi esteri, invece, cresce il ruolo delle reti di consulenza finanziaria. Sul fronte dell’asset allocation prevalgono ancora le obbligazioni, che rappresentano il 56% dei portafogli contro il 38% delle azioni. La componente equity aumenta però tra i più giovani, in linea con una maggiore propensione al rischio e con un orizzonte temporale più lungo. “Gen Z e Millennials mostrano una maggiore esposizione al capitale di rischio rispetto alle generazioni più anziane”, ha osservato Morassut, sottolineando però come il confronto con gli Stati Uniti evidenzi ancora ampi margini di crescita nella cultura finanziaria e nella partecipazione ai mercati. Quello che emerge rispetto al Vecchio Continente è invece una maggiore tendenza a investire in titoli internazionali, con la quota estera degli investimenti azionari pari al 79% contro il 69% dei tedeschi e il 50% dei francesi.
Un osservatorio unico al mondo
Alessandro Rota, Direttore Ufficio Studi di Assogestioni
Il direttore dell’Ufficio Studi di Assogestioni Alessandro Rota ha chiuso l’incontro ribadendo l’unicità della ricerca, che nel corso di tre decenni si è trasformata in un vero e proprio censimento dei sottoscrittori italiani. “Si tratta di un unicum a livello mondiale sia per ampiezza e profondità che per continuità storica”, ha affermato, sottolineando come non sia un’indagine campionaria ma una rilevazione basata su dati estremamente rappresentativi da cui si può osservare l’evoluzione del risparmio delle famiglie italiane nel tempo”. Un patrimonio informativo che, secondo Assogestioni, continua a mostrare come i fondi comuni rappresentino tanto uno strumento di investimento quanto un importante veicolo di educazione finanziaria con cui favorire diversificazione e visione di lungo periodo.
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