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Intervista esclusiva a Giovanni Boscia, vicedirettore delegato, responsabile Area Finanza e Investimenti dell’Istituto per le Opere di Religione. “Non sempre la complessità che si ritrova oggi nel mondo finanziario è efficace ed efficiente per un investitore”, afferma il cfo e cio dell’istituto
Dopo una carriera spesa tra Londra e Milano Giovanni Boscia è approdato a Roma, o meglio, nella Città del Vaticano, per assumere la carica di cfo e cio dell’Istituto per le Opere di Religione. Un ente che, assicura, non ha nulla da invidiare a “un grande asset manager internazionale”. E che, anzi, aggiunge un surplus gestionale per conformarsi rigorosamente all’etica cattolica.

In che cosa consiste la differenza fra lavorare per una casa di gestione tradizionale e per lo IOR?
Nei miei oltre 30 anni di esperienza, di cui la maggior parte all’estero a Londra, ho avuto modo di lavorare per le più prestigiose banche d’affari e società di gestione internazionali. La mia attuale esperienza allo IOR si differenza principalmente per l’identità etico-cattolica dell’Istituto e per l’obiettivo di supporto all’Istituto per le Opere di Religione come previsto dalla sua missione. Per cui, a differenza di altri asset managers tradizionali, l’enfasi è nel gestire i patrimoni affidati dai membri della Chiesa Cattolica nel mondo offrendo prodotti e servizi di gestione finanziari con alti standard, competitivi e che rispettano in modo rigoroso l’etica cattolica, attraverso un processo di investimento strutturato, ed in modo prudente e trasparente. E sino ad ora abbiamo avuto ottimi risultati. Per quanto riguarda gli aspetti gestionali-operativi dell’asset management, poi, non vi sono a oggi differenze sostanziali poiché lo IOR è molto simile e alla pari con gli altri asset manager tradizionali internazionali, pur mantenendo la sua peculiarità ossia servire la Chiesa nel mondo.
Che cosa comporta dover guardare agli universi di investimento con le lenti della dottrina sociale della Chiesa?
Negli anni abbiamo costruito, migliorato e sviluppato il nostro Processo di Investimento IOR, basato sui principi etico-cattolici (“FCI” Faith Consistent Investments), per cui i nostri clienti sono sicuri che tutti gli investimenti rispettano nel modo più rigoroso la Dottrina Sociale della Chiesa. Siamo partiti dalle encicliche papali e considerato tutte le altre fonti sul tema per passare poi dai principi ad un processo strutturato e trasparente di applicazione rigorosa e monitorabile delle gestioni. L’implementazione di tale processo di investimento etico-cattolico si avvale sia di sistemi e modelli quantitativi sia di analisi e valutazione qualitative dei vari fattori applicati alle singole società. Per cui possiamo affermare che lo IOR è all’avanguardia sulle tematiche e gli investimenti etico cattolici e rappresenta il punto di riferimento anche dal punto di vista operativo ed implementativo. Ad oggi gestiamo ed amministriamo circa 5,4 miliardi di euro con prodotti ed investimenti rigorosamente conformi all’etica cattolica.
L’offerta di strumenti di investimento che si fregiano del titolo di “Cattolici” è ancora molto contenuta. Come state seguendo questa evoluzione?
Noi monitoriamo costantemente le dinamiche sui mercati e prodotti ed è vero che l’offerta di prodotti “Cattolici” offerti da atri asset manager è ancora molto contenuta e anche se ci sono prodotti che affrontano il tema bisogna, poi, analizzare nel dettaglio per valutare come hanno implementato i principi etico-cattolici ed il livello di rigorosità. Su queste tematiche, lo IOR è molto rigoroso. Ad esempio, sul criterio della Santità della vita, la nostra tolleranza è zero senza alcuna eccezione. Pertanto, molti prodotti sul mercato che si fregiano del titolo “Cattolici” non sono conformi alla nostra politica etica.
Dopo un inizio d’anno positivo i mercati hanno virato in nome della volatilità, guidata primariamente da fattori geopolitici. Le banche centrali tentano di mantenere la rotta. Quali sono le variabili principali a cui guardate per operare sulle vostre gestioni e come pensate evolveranno?
Siamo una fase in cui i mercati sono influenzati da molte tematiche sia a livello macroeconomico che geopolitico, come menzionava, e con dinamiche economiche di base che probabilmente rappresenteranno un cambiamento rispetto agli anni passati: un riemergere di spinte inflazionistiche, una maggiore incertezza geopolitica, una normalizzazione delle politiche monetarie nelle maggiori economie, cambiamenti tecnologici e consolidamento in alcuni settori ed in generale una maggiore volatilità sui mercati. A mio avviso tutto ciò, in termini probabilistici, porta ad essere più cauti sulla parte lunga della curva dei rendimenti obbligazionari, sul credito in ipotesi di rallentamento della crescita ed incremento dell’inflazione e in generale sui “risky assets”, con maggiore dispersione dei rendimenti e delle correlazioni tra i diversi segmenti di mercato. In sintesi, quindi, maggiore prudenza nella costruzione dei portafogli.
Guardando al mondo degli investimenti dalla Città del Vaticano, c’è qualcosa che ha capito del settore finanziario che prima non le era visibile chiaramente?
Principalmente due: la prima è che si possono offrire alla clientela dei prodotti di investimento in grado di soddisfare le loro diverse esigenze ed obiettivi finanziari e che siano al contempo completamente rispondenti all’etica cattolica, trasparenti, prudenti, facilmente valutabili e comprensibili, prontamente liquidabili all’esigenza e che raggiungano buoni rendimenti a costi competitivi. Non sempre la complessità che si ritrova oggi nel mondo finanziario è efficace ed efficiente per un investitore. La seconda è che investire in modo coerente alla Dottrina Sociale della Chiesa può soddisfare allo stesso tempo sia le esigenze e gli obbiettivi finanziari che contribuire a fare del bene.
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