Secondo Vincenzo Vedda, CIO di DWS, il 2026 sarà un anno di crescita globale moderata, con banche centrali sempre più attente al ciclo del lavoro. In Italia, spiega Andrea Mottarelli, country head Italy di DWS, lo scenario resta positivo grazie a investimenti pubblici, stabilità fiscale e rafforzamento della fiducia degli investitori
Vincenza Vedda, CIO di DWS
Lo scenario macroeconomico per il prossimo anno è fatto sia di moderazione che di esuberanza: di moderazione perché le prospettive che si aprono per il nuovo anno definiscono una fase di crescita morigerata, caratterizzata da un rallentamento ordinato dell’inflazione e da banche centrali concentrate “sul rischio che l’aumento della disoccupazione diventi il nuovo fronte critico”, racconta Vincenza Vedda, CIO di DWS. “Il costo del lavoro e dei beni importati è oggi influenzato più dai movimenti geopolitici che dai cicli economici tradizionali” specifica. Dall’altra parte, sarà un anno di esuberanza perché il momento dell’azionario statunitense, trainato dalla tecnologia, non terminerà; anzi, raggiungerà nuove vette dalle quali distingue meglio gli AI winner dai AI loser.
Intanto per l’Italia, Andrea Mottarelli, country head Italy della società, evidenzia un quadro costruttivo. La crescita attesa è moderata ma superiore al trend recente, con un PIL che nel 2026 dovrebbe mantenersi intorno allo 0,6% e raggiungere lo 0,8% nel 2027. A sostenere l’economia è soprattutto la spinta degli investimenti, alimentata dai fondi PNRR: “L’Italia ha già ricevuto 144 dei 194 miliardi previsti, un impulso che rimane fondamentale per infrastrutture, costruzioni e macchinari”, osserva Mottarelli.
Italia: economic outlook
Crescita moderata del GDP – GDP nel 2025: 0.6% 2026: 0.8% 2027: 1.0%
Le previsioni non sono indicatori affidabili dei rendimenti futuri. Si basano su ipotesi, stime, opinioni, modelli o analisi ipotetiche, che potrebbero rivelarsi inaccurati o errati.
Fonti: Haver Analytics, DWS Investment GmbH, dati aggiornati a dicembre 2025
C’è però un paradosso nella situazione italiana, dettato da un’ambivalenza: nonostante un mercato del lavoro robusto, i consumi restano deboli per via della perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. Tuttavia, la normalizzazione dell’inflazione e la ripresa del reddito reale stanno favorendo un lento recupero. Ma Mottarelli è ottimista: “Torneremo a vedere un miglioramento del reddito disponibile delle famiglie”.
Sul fronte fiscale, l’Italia beneficia di un deficit sotto controllo e di un rinnovato interesse degli investitori esteri. Il Paese non è più percepito come anello debole dell’eurozona: “Per la prima volta dopo molti anni l’esposizione estera al nostro debito sta tornando a salire”, afferma l’esperto. Un po’ perché i cugini di oltralpe in questo periodo storico stanno facendo peggio e stanno attirando i riflettori dell’Europa, un po’ perché l’Italia sta procedendo bene, anche se senza una crescita esplosiva. Un elemento, quello dell’esposizione estera al nostro debito, che, insieme al calo degli NPL e a una curva dei tassi più favorevole, ha sostenuto la forte performance del settore bancario, definito da Mottarelli “un pilastro dell’azionario italiano”, assieme all’industria delle utilities.
Italia: politica fiscale
L’Italia prevede una riduzione più rapida del deficit di bilancio al 3% del PIL
Le previsioni non sono indicatori affidabili dei rendimenti futuri. Si basano su ipotesi, stime, opinioni, modelli o analisi ipotetiche, che potrebbero rivelarsi inaccurati o errati.
Fonti: Haver Analytics, DWS Investment GmbH, dati aggiornati a dicembre 2025
La sfida strutturale resta la produttività: “il costo del lavoro per unità di prodotto continua a crescere, mentre la capacità di innovazione del tessuto produttivo rimane disomogenea”. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale potrebbero offrire un contributo in questo senso, secondo l’esperto, che chiosa “sarà un processo di lungo periodo”.
Italia: settore bancario
Notevole miglioramento dal 2015
Fonti: Haver Analytics Inc., DWS Investment GmbH, dati aggiornati a dicembre 2025
Oro, IA e mirra
A livello globale, secondo Vedda, il 2026 sarà caratterizzato da un approccio accomodante delle banche centrali, con la BCE più propensa ai tagli rispetto alla Fed. “Il rischio maggiore risiede nell’evoluzione del mercato del lavoro e nei livelli record del debito globale” spiega l’esperto. La crescita rimarrà positiva ma disomogenea, con economie emergenti favorite da un miglioramento dell’inflazione alimentare e dalla stabilizzazione del commercio internazionale.
A guidare saranno oro e IA, in uno scenario definito, con un gioco di parole, dall’esperto come GoldAILock: il primo tornerà a difendere i portafogli degli investitori dal rischio, mentre l’intelligenza artificiale crescerà ancora portando in evidenza, forse in misura maggiore rispetto al 2025, quali società resteranno alla fine di questo periodo di hype dell’asset class. Di hype, sì; non di bolla: perché Vedda e la società sono convinti che l’eccezionale situazione delle Big 7 del tech rientrerà ma le condizioni generali sono molto diverse dalla bolla del dot-com. Ciò non toglie che degli AI looser resteranno sul “terreno di gioco”.
Reddito fisso e multi-asset: osservazioni
Le previsioni non sono indicatori affidabili dei rendimenti futuri. Si basano su ipotesi, stime, opinioni, modelli o analisi ipotetiche, che potrebbero rivelarsi inaccurati o errati.
Fonti: Bloomberg Finance L.P., DWS Investment GmbH, dati aggiornati al 20 novembre 2025.
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