Il mercato in rapida crescita degli ETF attivi in Europa: una guida per gli investitori
10 dicembre 2025
di Goldman Sachs Asset Management
CONTENUTO SPONSORIZZATO A CURA DI GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENT
5 min
di Rima Haddad, Head of EMEA ETF Distribution, Goldman Sachs Asset Management
Rima Haddad, Head of EMEA ETF Distribution, Goldman Sachs Asset Management
Il mercato degli ETF in Europa sta cambiando: per anni questi strumenti hanno rappresentato prodotti passivi che replicavano un indice, mentre ora molti investitori hanno maggiori pretese e richiedono prodotti che uniscano i vantaggi della gestione attiva, come il potenziale alpha e la gestione del rischio, alla trasparenza e la facilità di trading che caratterizzano il veicolo ETF.1 Questo cambiamento ha determinato una rapida espansione degli ETF attivi in Europa, dove il patrimonio gestito è cresciuto annualmente del 40% negli ultimi cinque anni.2 Nei primi sette mesi del 2025, i flussi netti in entrata verso gli ETF attivi hanno rappresentato quasi il 7% dei flussi totali degli ETF, e la forte domanda degli investitori ha incoraggiato i gestori di fondi a lanciare nuovi prodotti.
Gli ETF attivi hanno debuttato in Europa nel 2011, tre anni dopo il lancio del primo ETF attivo negli Stati Uniti,3 e il loro sviluppo ha in parte seguito il percorso tracciato dal mercato USA. Sebbene i fondi passivi continuano a dominare entrambi i mercati, la crescita oggi è trainata sempre di più dagli ETF attivi. Inoltre, le innovazioni di prodotto che hanno preso piede inizialmente negli USA, come gli ETF solutions-oriented che mirano a generare un reddito costante o a proteggere dai ribassi, stanno ora iniziando a emergere in Europa.
L’evoluzione del mercato degli ETF in Europa è stata plasmata dalla struttura unica dei mercati di capitali del continente, che coprono i 27 Paesi dell’UE e i centri finanziari di Svizzera e Regno Unito. Considerata la rapida crescita di dimensione e gamma di opportunità nel mercato degli ETF attivi in Europa, in Goldman Sachs Asset Management riteniamo che gli investitori debbano comprendere chiaramente il funzionamento di questo mercato e la sua direzione.
L’ascesa degli ETF attivi
Gli ETF attivi sono gestiti da professionisti degli investimenti, con l’obiettivo di raggiungere risultati specifici, come sovraperformare un benchmark, generare reddito o individuare un tema di investimento specifico. Offrono anche i vantaggi tipici del veicolo ETF, come trading intraday a un prezzo noto, maggiore trasparenza sulle posizioni e convenienza. Tale combinazione può rendere i veicoli attivi uno strumento efficiente per la costruzione del portafoglio, per aumentare la diversificazione e gestire il rischio. Inoltre, in periodi di maggiore incertezza del mercato, queste caratteristiche possono contribuire a rafforzare la resilienza del portafoglio.
Negli ultimi anni la crescita del patrimonio gestito degli ETF attivi in Europa ha accelerato grazie alla domanda crescente e il numero di fondi e gestori ha seguito una traiettoria simile, con i lanci di ETF attivi che rappresentano il 54% di tutti i nuovi ETF lanciati sul mercato da inizio anno.4
Gli ETF attivi europei stanno guadagnando terreno rispetto ai passivi
In termini di asset e lanci, l’Europa ha raggiunto i livelli degli Stati Uniti di cinque anni fa, quando gli ETF attivi rappresentavano il 3,4% del totale degli ETF e il 56% dei lanci.5 A nostro avviso, i segnali sono incoraggianti, con l’ampliamento del bacino di investitori e 93 gestori patrimoniali che offrono ETF attivi in Europa.6 Grazie a questo contesto favorevole, riteniamo che gli ETF attivi siano destinati a crescere considerevolmente in quest’area geografica.
Quale uso fanno gli investitori degli ETF attivi europei
La base di investitori negli ETF attivi europei si sta espandendo, includendo sempre più spesso investitori asiatici che, insieme a quelli europei, contribuiscono ad alimentare la crescita del mercato. Con lo sviluppo del mercato europeo, riteniamo che gli investitori sceglieranno gradualmente opportunità d’investimento attualmente affermate negli Stati Uniti. Prevediamo anche un aumento della domanda di ETF solutions-oriented, tra cui i fondi buffer, strategie a gestione attiva basate su opzioni che mirano a realizzare un risultato predefinito in un determinato periodo di tempo. Allo stesso modo, ci aspettiamo che i gestori europei di portafogli modello seguiranno l’esempio delle loro controparti statunitensi, aumentando l’utilizzo di ETF attivi.7
Orientarsi nel variegato mercato europeo degli ETF
Uno dei principali vantaggi di questi fondi è la possibilità di comprare e vendere ETF come azioni in Borsa, al prezzo di mercato prevalente. Tuttavia, il mercato finanziario europeo è più complesso di quello statunitense a causa del numero di Paesi, valute e Borse coinvolte. Gli ETF statunitensi sono tutti registrati in un singolo Paese, denominati in dollari e quotati in poche Borse, mentre l’Europa ospita più di 30 importanti Borse e, oltre alle principali valute, ha diverse altre valute nazionali. In Europa il 28% del trading di ETF avviene su Borse tradizionali “trasparenti”, che mostrano sia ordini di acquisto e vendita che prezzi prima che si effettui un’operazione, mentre il restante 72% avviene, ad esempio, su piattaforme request-for-quote (RFQ),8 e internalizzatori sistematici,9 o direttamente tra gli investitori.10
I policymaker europei stanno rispondendo con iniziative volte ad aumentare il consolidamento delle borse. La Commissione europea prevede, infatti, di creare un unico data feed centralizzato, definito come consolidated tape, contenente i prezzi e i volumi di negoziazione provenienti dalle sedi di esecuzione del blocco.11 Questo sistema consentirà agli investitori di prendere decisioni più informate, migliorare la concorrenza tra le sedi e contribuire a integrare i mercati finanziari dell’UE.
Il panorama normativo europeo in continua evoluzione
Il mercato degli ETF attivi in Europa non ha mai vissuto un momento decisivo in cui le regole del gioco sono cambiate e ne è seguita una rapida espansione. Al contrario, nel 2019 la SEC statunitense ha semplificato il processo per il lancio di nuovi ETF sul mercato e ha permesso l’uso di panieri personalizzati di asset, facilitando lo sviluppo degli ETF attivi.12 Il mercato europeo, invece, è governato da molte delle stesse regole dei fondi comuni d’investimento, creando un contesto normativo familiare alla maggior parte degli investitori.
L’elemento principale del quadro normativo per gli ETF in Europa è noto come OICVM, (organismi di investimento collettivo in valori mobiliari), adottato per la prima volta 30 anni fa per proteggere degli investitori e armonizzare le norme per i fondi di investimento nell’UE. Grazie a questi organismi, i fondi registrati in uno Stato membro possono avere un passaporto per la commercializzazione in tutto lo Spazio economico europeo.13 L’Irlanda è emersa come domicilio dominante degli ETF, con una quota di mercato 72%, seguita dal Lussemburgo con il 17%.14
Un comparto della recente attività si concentra sugli ETF attivi “semi-trasparenti”. Questi fondi non sono tenuti a comunicare tutte le posizioni quotidianamente, consentendo ai gestori di ETF attivi di mantenere le loro posizioni nascoste per periodi più lunghi.15
Un mercato destinato a una crescita costante
L’espansione degli ETF attivi in Europa è accelerata negli ultimi anni, quando nuovi emittenti sono entrati nel mercato in risposta alla forte domanda degli investitori. Guardando al futuro, prevediamo che questo trend continuerà, in parte trainato dall’interesse degli investitori verso un’ampia gamma di fondi, compresi gli ETF solutions-based che possono essere utilizzati per accedere a nuovi mercati e gestire meglio il rischio di portafoglio e, con nove intervistati europei su dieci che prevedono di aumentare la loro esposizione agli ETF attivi nel prossimo anno,16 ci aspettiamo un’ulteriore crescita del mercato in quest’area geografica.
1 Ad esempio, in un recente sondaggio sugli investitori in ETF il 22% degli intervistati europei ha dichiarato di aver previsto di aumentare “significativamente” la propria esposizione (del 25% o più) agli ETF attivi, mentre il 60% ha previsto un aumento moderato (dal 10% al 24%). Si veda “Global ETF Investor Survey”, Brown Brothers Harriman. Al 24 marzo 2025. 2 Morningstar. Al 31 luglio 2025. Il riferimento è al tasso di crescita annuale composto. 3 Al lancio del primo ETF attivo al mondo negli Stati Uniti, vedi “Bear Stearns Begins Trading of First Actively Managed ETF”, Global Custodian. Al 25 marzo 2008. Pimco ha lanciato il primo ETF attivo europeo nel 2011. Si veda “Active ETFs Are No Easy Win for Mutual Fund Managers”, ETF Stream. Al 27 marzo 2025. 4 Morningstar. Al 31 luglio 2025. 5 Morningstar. Al 30 giugno 2025. 6 Morningstar. Al 9 settembre 2025. 7 Al 31 marzo 2025 il 44% dei portafogli modello statunitensi includeva almeno un ETF attivo. Si veda “2025 US Model Portfolio Landscape”, Morningstar. A giugno 2025. 8 Una piattaforma “request-for-quote” come Bloomberg e Tradeweb consente agli acquirenti di richiedere quotazioni di prezzo per prodotti come gli ETF ai potenziali venditori. 9 Il termine “internalizzatore sistematico” è stato introdotto nella direttiva dell’Unione europea sui mercati degli strumenti finanziari. La legge definisce questo termine come “società di investimento che, su base organizzata, frequente, sistematica e sostanziale, effettuano operazioni per proprio conto quando eseguono ordini dei clienti al di fuori di un mercato regolamentato, un MTF o un OTF”. MTF (multilateral trading facility) si riferisce a un sistema multilaterale di trading, mentre OTF (organized trading facility) indica un sistema organizzato di trading. Si veda “Articolo 4 Definizioni”, sito web dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Al 12 settembre 2025. 10 Bloomberg Intelligence. Dati al 30 giugno 2025. 11 “Commission Advances Work Towards a Consolidated EU Trading Landscape for Financial Instruments”, Commissione europea. Al 12 giugno 2025. La principale autorità di regolamentazione dei mercati finanziari dell’UE intende selezionare un gestore del sistema consolidato per azioni ed ETF entro la fine di quest’anno. Si veda “ESMA Launches Selection of Consolidated Tape Provider for Shares and ETFs”, ESMA. Al 20 giugno 2025. Gli Stati Uniti hanno avuto una forma di sistema consolidato di registrazione fin dagli anni ’70. 12 “SEC Adopts New Rule to Modernize Regulation of Exchange Traded Funds”, Comunicato stampa SEC. Al 26 settembre 2019. 13 Lo Spazio economico europeo è composto dai 27 Stati membri dell’UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. 14 Morningstar. Al 31 luglio 2025. Dopo l’Irlanda e il Lussemburgo, l’elenco dei maggiori domicili di ETF in Europa per patrimonio netto totale continua come segue in ordine decrescente: Germania (4,1%), Svizzera (2,6%), Francia (2,4%) e Jersey (1,3%). 15 La SEC statunitense ha approvato per la prima volta degli ETF attivi semi-trasparenti alla fine del 2019 e i primi lanci sono avvenuti l’anno successivo, sebbene ci sia stata una scarsa adozione sul mercato. In merito all’approvazione della SEC, si veda “SEC Officially Signs Off on New Wave of Semi-Transparent ETFs”, ETF Trends. All’11 dicembre 2019. 16 “Global ETF Investor Survey”, Brown Brothers Harriman. Al 24 marzo 2025.
Considerazioni sul rischio e informazioni importanti
Tutti gli investimenti comportano rischi, compresa la potenziale perdita di capitale.
Gli investimenti azionari sono soggetti al rischio di mercato, il che significa che il valore dei titoli in cui s’investe può aumentare o diminuire in risposta alle prospettive delle singole società e di particolari settori e/o alle condizioni economiche generali. I diversi stili d’investimento (ad esempio, “growth” e “value”) tendono ad avere un andamento alterno e, a volte, la strategia può sottoperformare altre strategie che investono in asset class simili. La capitalizzazione di mercato di una società può anche comportare rischi maggiori (ad es. società a “small” o “mid” cap) rispetto a quelli associati a società più grandi e più consolidate e può essere soggetta a movimenti dei prezzi più bruschi o irregolari, oltre a una minore liquidità.
Gli investimenti nei mercati emergenti possono essere meno liquidi e sono soggetti a un maggior rischio di perdita rispetto ai mercati sviluppati a seguito, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, dei seguenti fattori: normative inadeguate, mercati dei titoli volatili, tassi di cambio avversi e sviluppi sociali, politici, militari, normativi, economici, ambientali o disastri naturali.
Gli investimenti in titoli obbligazionari sono soggetti ai rischi associati ai titoli di debito in generale, tra cui il rischio di credito, di liquidità, dei tassi d’interesse, di rimborso anticipato e di estensione. I prezzi delle obbligazioni si muovono in maniera inversa rispetto alle variazioni dei tassi d’interesse. Pertanto, un rialzo generale dei tassi d’interesse può comportare il calo dei prezzi delle obbligazioni. Il valore dei titoli con tassi d’interesse variabili è generalmente meno sensibile alle variazioni dei tassi d’interesse rispetto ai titoli con tassi d’interesse fissi. I titoli a tasso variabile possono diminuire di valore se i tassi d’interesse non si muovono come previsto. Al contrario, se i tassi d’interesse di mercato diminuiscono, i titoli a tasso variabile generalmente non aumentano di valore. Il rischio di credito è il rischio che un emittente non adempia alle proprie obbligazioni di pagamento di interessi e capitale. Il rischio di credito è più elevato quando si investe in obbligazioni ad alto rendimento, note anche come junk bond. Il rischio di rimborso anticipato è il rischio che l’emittente di un titolo possa ripagare il capitale più rapidamente di quanto originariamente previsto. Il rischio di estensione è il rischio che l’emittente di un titolo possa ripagare il capitale più lentamente di quanto originariamente previsto. Tutti gli investimenti nell’obbligazionario possono avere un valore inferiore al loro costo originario al momento del rimborso o alla scadenza.
Gli Exchange-Traded Fund sono soggetti a rischi simili a quelli delle azioni. I rendimenti degli investimenti possono variare e sono soggetti alla volatilità del mercato; di conseguenza, le azioni detenute da un investitore, al momento del rimborso o della liquidazione, possono avere un valore maggiore o minore rispetto al loro costo originario. Gli ETF possono generare risultati d’investimento che, al lordo delle spese, generalmente corrispondono alle quotazioni e al rendimento di un determinato indice. Non vi è alcuna garanzia che il prezzo e la performance dell’indice possano essere replicati esattamente.
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