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La raccolta preliminare del II trimestre supera i 12,5 miliardi e quella semestrale perde il segno meno. Raccolta mensile concentrata sui fondi monetari, “dinamica che riflette l’incertezza di investitori e risparmiatori”
Giugno attesta lo stato di salute del risparmio gestito italiano, già certificato dalle raccolte di aprile (+2 miliardi) e maggio (+5,45 miliardi).
Con una raccolta di cinque miliardi nel mese, il saldo dell’industria da inizio anno passa dal rosso del I trimestre (-12 miliardi) al nero di giugno (+455 milioni), grazie alla raccolta preliminare del II trimestre che supera i 12,5 miliardi.

La raccolta è infatti concentrata sui fondi aperti, e in particolare su quelli monetari, che spiccano con un saldo di raccolta positivo per 4,2 miliardi (dopo -653 milioni a maggio), mentre il dato aggregato del semestre è un florido +12,6 miliardi. Una dinamica “che riflette la forte incertezza che attanaglia da tempo investitori e risparmiatori”, osserva Alessandro Rota, direttore dell’ufficio studi dell’associazione.
“Dopo i deflussi di inizio anno e le reazioni scomposte all’incognita Covid che ha segnato le prime settimane dell’emergenza sanitaria, il sistema segna il ritorno al segno più”, prosegue Rota. “Un dato da leggere all’insegna del ‘cauto ottimismo’ degli operatori che – come riflette il dato dei fondi monetari – mostrano un atteggiamento al contempo positivo e prudente”.
Cresce di 29 miliardi (+1,3% sul mese precedente) il patrimonio complessivamente gestito dalle Sgr in Italia. “Al netto della raccolta, l’effetto dei rendimenti di mercato sulla crescita del patrimonio da 2.210 a 2.239 miliardi è dell’1% circa” spiega Rota a FocusRisparmio.
Sempre sotto il profilo del patrimonio gestito, i fondi aperti totalizzano 1.023,6 miliardi (45,7% del totale), da 1.008 miliardi a maggio (45,6%). I fondi chiusi restano in zona 64 miliardi e l’aggregato delle masse delle gestioni collettive e’ di 1.087,7 miliardi (48,6%) da 1.072,4 miliardi (48,5%) a maggio.
Le gestioni di portafoglio sommano 1.151,6 miliardi (51,4%), da 1.137,7 miliardi (51,5%). Le retail vanno a 128 miliardi (5,7%) da 126,5 miliardi, mentre le istituzionali salgono a 1.023,4 miliardi (45,7%, da 1.011 miliardi a maggio), un livello dunque pari a quello dei fondi aperti.
Fondi aperti
I protagonisti del mese sono i fondi aperti, con una raccolta netta di +4,4 miliardi di euro – dopo +2,9 miliardi a maggio – a un totale di +923 milioni da inizio anno.
Il dettaglio delle movimentazioni sui fondi aperti mostra il proseguimento della fase all’insegna del risk-on sull’azionario cominciata già a maggio (+3,1 miliardi), con gli azionari che raccolgono 2,1 miliardi. Il saldo da gennaio è di +1,2 miliardi.
Il dato aggregato dei fondi di lungo termine nel mese di giugno è tuttavia pari a 160 milioni, zavorrato dai deflussi sui flessibili (-1,7 miliardi) e sugli obbligazionari (-431 milioni).
Bene i fondi chiusi, che segnano +732 milioni dopo +272 milioni attestandosi a un ragguardevole +2,44 miliardi da gennaio.

Gestori
Tra i principali gestori, il gruppo Generali registra una raccolta netta positiva per +5,76 miliardi, con un patrimonio gestito di 519 miliardi (23,9% del totale). Dalla compagnia assicurativa giunge la precisazione che il risultato di raccolta registrato dal gruppo è dovuto sia a nuovi mandati previdenziali, che a flussi sui fondi monetari all’interno dei mandati assicurativi in gestione.
Il gruppo Intesa Sanpaolo segna deflussi per 324,3 milioni, con masse per 416 miliardi (19,1%). Amundi registra un saldo negativo delle movimentazioni di 655,5 milioni e masse per 188,4 miliardi (8,7%).
Prevalgono le uscite anche per Anima Holding (-180 milioni), con masse per 183,4 miliardi (8,4%) e per le Poste (-39 milioni), con un gestito di 99 miliardi (4,6%).
Tra gli altri player, in evidenza il gruppo Mediolanum con +374 milioni di raccolta, Morgan Stanley con +401,5 milioni, Azimut con +305,6 milioni.
Il confronto con l’Europa
Dinamiche simili si riscontrano allargando il campo all’intero settore europeo dell’asset management. Come testimonia il report mensile di Morningstar, a giugno 2020 gli investitori europei hanno incrementato l’esposizione agli asset rischiosi, in particolar modo verso l’azionario e i segmenti a più alto rendimento del reddito fisso.
Secondo le stime della società di rating, l’industria europea dei fondi comuni e degli Etf ha attratto flussi netti d’investimento per 63 miliardi. Il dato di giugno porta quello del II trimestre a 164 miliardi, una cifra che, a fronte dei 148 miliardi defluiti dai fondi nel I trimestre, riporta in positivo il saldo dell’industria europea nel 2020.