Ricerca Acri-Ipsos: aumenta la sfiducia e chi riesce a mettere da parte punta su depositi liquidi o mattone. Mattarella: “Tutelare il risparmio”. Giorgetti: “Lo sviluppo del mercato dei capitali è una priorità”
Negli ultimi 12 mesi la capacità degli italiani di risparmiare si è ridotta. La quota di famiglie che riesce a mettere da parte qualcosa è infatti scesa al 41% dal 46% del 2024, il dato più basso dal 2018, mentre gli altri nuclei sono costretti a consumare tutto il reddito o ad attingere al loro gruzzoletto. È una fotografia grigia quella scattata quest’anno dalla tradizionale ricerca Acri-Ipsos per la Giornata mondiale del Risparmio, il cui tema quest’anno è ‘Tutela, inclusione, sviluppo’. Dai dati emerge infatti una visione sempre più pessimistica della situazione economica, che sta portando a preferire la liquidità a scapito degli investimenti finanziari e sta facendo tornare in auge il vecchio amore per il mattone.
Il rapporto tratteggia l’immagine di un 2025 nel quale la propensione psicologica ad accantonare si è rafforzata ma la capacità effettiva di mettere denaro da parte si è ridotta, facendo crescere l’ansia da mancanza di risparmio. Non solo: per i prossimi 12 mesi si attende un ulteriore peggioramento. Sul piano personale emerge una spaccatura: se quasi quattro italiani su dieci ritengono possibile migliorare la propria situazione in futuro, gli altri non vedono progressi o peggio. La conseguenza di questa situazione è che tre italiani su quattro si ritengono in grado di affrontare spese di piccola entità (1.000 euro), ma è sempre più basso il numero di chi (36%) potrebbe assorbire senza problemi un esborso rilevante (10mila euro). Sul fronte delle spese si osserva poi una contrazione sia dei beni voluttuari sia di quelli primari. Il profilo di consumo delle famiglie è infatti diventato più difensivo: si riducono alcune voci essenziali (beni di base, salute), si bloccano quelle per la ‘cura di sé’ (vestiario, estetica, sport) e si limitano gli esborsi del ‘fuori casa’ (ristorazione, viaggi) o quelli culturali (lettura, cinema, teatro, musei). Tengono le uscite per auto e spostamenti, telefonia e internet ed elettronica-elettrodomestici. Tuttavia, in generale, la fotografia appare negativa: nessuna categoria è sostanzialmente in crescita rispetto al 2024 e, messe a confronto con il 2023, appaiono quasi tutte in contrazione.
Più liquidità meno investimenti
Il pessimismo e la cautela si riflettono anche in scelte di investimento ancorate al passato, complice l’estrema prudenza e la scarsa conoscenza degli strumenti finanziari disponibili. Il 64% del campione preferisce infatti mantenere buona parte delle proprie riserve in liquidità, mentre la quota degli investitori resta minoritaria (circa un terzo) e privilegia soluzioni semplici o percepite come poco rischiose. “Il possesso di prodotti finanziari è stabile nel tempo e mediamente poco diversificato”, si legge nella ricerca. Si segnala anche un parziale ritorno all’immobiliare e un arretramento sia della domanda di prodotti ‘sicuri’ sia di quelli più rischiosi. Cresce inoltre il numero di chi non sa indicare un investimento idoneo per le caratteristiche della propria famiglia.
Chi scommette sui mercati lo fa prevalentemente perché ha in mente un progetto futuro (22%) oppure per accrescere il valore del capitale (21%). Particolarmente indicate anche finalità come difendere il patrimonio dall’inflazione (19%) e tutelare i propri familiari in futuro (11%). Non manca neppure che lo fa perchè vuole evitare di spendere troppo (8%) o crede che i soldi sul conto corrente non diano alcun vantaggio (9%). Cambia invece il ‘come’: meno spazio per investimenti con ricadute sociali o per l’economia italiana, più attenzione alla rischiosità e un aumenta la propensione al rendimento. Il tutto mentre rimane stabile il focus sul soggetto proponente. Quindi sale l’interesse per i ritorni, senza derogare alla logica di contenimento di eventuali perdite, e hanno sempre meno rilevanza gli investimenti ESG: 14% contro il 20% di un anno. Per svolgere appieno il suo ruolo, come viene indicato da un terzo degli intervistati, il risparmio avrebbe quindi bisogno di una fiscalità ‘amica’ del risparmiatore e sarebbe anche necessario abbinare a una maggiore cultura finanziaria (27%) prodotti semplici (27%).
Sfiducia in aumento
Intanto, aumenta la sfiducia verso l’Unione Europea e la moneta unica. Sale infatti la quota di chi vedrebbe nell’uscita dall’UE un vantaggio e cresce lo scetticismo sui benefici di lungo periodo dell’euro. La generazione 18-30 resta la più favorevole, seppur con sentiment in discesa, mentre dai 45 anni in su (ma anche nel Sud e tra i meno istruiti) prevalgono posizioni critiche. “Le stime economiche del Vecchio Continente e il suo contributo allo sviluppo sembrano affievolirsi”, viene evidenziato nella ricerca. Cala infatti la fiducia nel futuro dell’UE, con il 62% che è dubbioso contro il 55 % del 2024, e diminuisce la percezione di muoversi nella giusta direzione: 44% a fronte del precedente 58%. Al contempo rimane ampiamente maggioritaria l’idea che sarebbe un errore uscire e resta alta la percezione dei vantaggi derivanti dalla membership: libero scambio, libertà di movimento, confronto tra i Paesi e difesa della democrazia.
Il risparmio ha un “alto valore civico” come riconosciuto dalla Costituzione ed è un “patrimonio altamente prezioso”, ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo messaggio al presidente Acri Giovanni Azzone. L’immediata finalità dell’accantonare, ha ricordato il Capo dello Stato, “corrisponde all’aspirazione delle famiglie di perseguire obiettivi di crescita sociale ma anche di risposta a bisogni e di protezione a fronte di emergenze”. “La prescrive la tutela di un bene delle famiglie”, ha proseguito, “dunque della comunità nazionale e questa tutela si esprime anzitutto nella sua salvaguardia, azione cui devono guardare istituzioni e ordinamenti”. “Tutelare il risparmio significa favorirne impieghi che ne accrescano il valore, creando condizioni affinché possa agire da leva fondamentale dell’economia”, ha quindi concluso Mattarella.
Panetta: rischi dalle stablecoin
Fabio Panetta, governatore di Bankitalia
Non è mancato un intervento di Fabio Panetta, numero uno di Bankitalia. Il governatore è tornato a mettere in guardia sui rischi per i risparmiatori derivanti dalle stablecoin, ribadendo però l’importanza dell’euro digitale per il futuro dei pagamenti e dell’Unione. A fronte del regolamento Micar comunitario, ha avvertito, la spinta verso la finanza digitale promossa dall’amministrazione Trump “rende urgente armonizzare il quadro regolamentare a livello internazionale nonostante le attuali difficoltà di cooperazione”.
Giorgetti: lo sviluppo del mercato dei capitali è una priorità
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sempre dal palco dell’Acri, ha sottolineato come il risparmio sia “un elemento imprescindibile per assicurare uno sviluppo sociale ed economico duraturo e inclusivo”. Proprio i soldi accantonati dagli italiani, ha rimarcato, “hanno rappresentato il motore per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese oltre ad aver permesso di superare gli shock che si sono susseguiti a partire dalla crisi finanziaria del 2009”. Per Giorgetti è quindi necessario “creare le condizioni affinché il nostro risparmio non fluisca fuori dai confini nazionali ed europei e verso strumenti a basso rischio e rendimento”. “Lo sviluppo del mercato dei capitali è una delle priorità del governo”, ha concluso, “perseguita attraverso una serie di iniziative che si sviluppano in parallelo e in sintonia con la strategia europea per un’Unione dei Risparmi e degli Investimenti”. Quindi la chiosa: “L’Italia sta facendo la sua parte”.
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