3 min
Studio Mps-Deloitte: il 53% ritiene di non aver ricevuto competenze adeguate e il 46% ha preso almeno una decisione di investimento senza approfondire
In Italia le competenze finanziarie restano ancora circoscritte a una minoranza di persone. E persino le nuove generazioni fanno fatica a mettersi al passo, complice la distanza di linguaggio e la mancanza di fiducia verso le istituzioni finanziarie. La prova sta nel fatto che oltre un giovane su due (53%) ritiene di non aver ricevuto un’educazione finanziaria adeguata, il 46% ammette di aver effettuato una scelta di investimento senza approfondire davvero l’argomento e l’83% dichiara di aver sperimentato, in quest’ambito, la paura di perdersi qualcosa (la cosiddetta FOMO, Fear of Missing Out). Eppure quando c’è da informarsi, appena il 15% sceglie il personale qualificato della banca. Il quadro emerge dallo studio ‘Trust Gap | Nuove generazioni e investimenti: la ridefinizione di un modello nell’era dei creator e della pressione social(e)’, realizzato da Mps Evolving Insight e Deloitte.
📰 Leggi anche “Educazione finanziaria, italiani sotto la sufficienza“
Scelte finanziarie: 8 su 10 si sentono sotto pressione
L’indagine ha tentato di fotografare come istituzioni e player finanziari stanno operando per conquistare la fiducia dei giovani, in un’epoca in cui le scelte di investimento nascono sempre più spesso all’interno di ecosistemi digitali e sociali, tra creator, influencer e community online. Ne emerge che una larghissima parte (8 su 10) degli intervistati si sente sotto pressione quando deve prendere decisioni finanziarie, ma che appunto solo il 15% utilizza il personale della banca come fonte di informazione principale. “Siamo di fronte alla necessità di ripensare il modo in cui le istituzioni comunicano e si relazionano con le nuove generazioni, anche per colmare un divario di fiducia che non è solo informativo ma anche culturale ed emotivo”, avverte Luigi Mastrangelo, financial services industry leader di Deloitte Central Mediterranean. Per l’esperto, attraverso strumenti digitali e soluzioni all’avanguardia, il sistema finanziario può fornire un contributo rilevante e creare valore per questa fascia dalla popolazione. “Cultura e conoscenza sono indispensabili per acquisire consapevolezza e la comunicazione finanziaria può essere efficace solo se basata su fonti autorevoli”, rimarca.
La strada dei ‘digital champions’
Lo studio a livello global di Deloitte, ‘Digital Banking Maturity’, mostra come le banche con un’offerta digitale più evoluta, le cosiddette ‘digital champions’ (un nome che si ispira a un paradigma assimilabile a quello delle piattaforme social o dell’entertainment), sono capaci di rivolgersi con più efficacia al segmento dei giovani. Queste, come spiega Gianmaria Trapassi, customer strategy & design leader, customer FSI leader di Deloitte, “costruiscono il loro vantaggio competitivo grazie a una significativa estensione delle loro funzionalità digitali”. In media ne offrono infatti 65 legate agli investimenti, contro le 25 della media generale. Si va dai consigli d’investimento personalizzati in base al comportamento del cliente, all’autodeterminazione di obiettivi finanziari, fino alla simulazione d’investimento. “Oltre all’estensione funzionale, offrono anche maggiore ricchezza di contenuti informativi, come video pillole di educazione finanziaria, notifiche intelligenti e consigli di risparmio, trasformando l’esperienza bancaria in interazioni coinvolgenti basate sui paradigmi comunicativi delle nuove generazioni”, fa notare Trapassi.
📰 Leggi anche “Consulenza, coinvolgere i giovani grazie all’IA“
Il ‘trust gap’ tra giovani e istituzioni finanziarie
Dallo studio risulta poi che in un ecosistema digitale dove si mescolano contenuti di valore, testimonianze personali e promesse di guadagni rapidi, soltanto il 19% degli intervistati ha acquistato oppure fruito di contenuti finanziari (come corsi online, percorsi formativi e contenuti a pagamento). A livello pratico, il 54% vorrebbe prodotti a costi contenuti e con soglie minime di accesso più basse, oltre a un 36% che si definisce un investitore ad alto rischio con investimenti in cripto oppure attività di trading. Ed è proprio in questo scenario, sottolinea il report, che si inseriscono quelle figure che costruiscono la propria autorevolezza su contenuti semplificati, narrazioni emotive e meccanismi di persuasione che fanno leva sulla speranza di colmare rapidamente il divario tra aspettative e realtà. Da qui dunque, conclude lo studio, nasce il concetto di ‘trust gap’: il divario tra le aspettative delle nuove generazioni, alla ricerca di linguaggi chiari, strumenti immediati, trasparenza e prossimità, rispetto ai tradizionali modelli comunicativi delle istituzioni finanziarie.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.