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Secondo la ricerca di AIEF e Value Partners, social e creator influenzano oltre il 60% dei giovani nelle scelte economiche, ma solo il 35% ha conoscenze di base. Un dato tra i peggiori dell’Area Ocse. La lezione per banche e assicurazioni
La Generazione Z si informa sempre più spesso sugli investimenti attraverso social network, creator digitali e community online. Eppure, o forse anche per questo, continua a mostrare un significativo deficit di alfabetizzazione finanziaria. Ecco la sintesi della ricerca presentata ieri al Senato da Value Partners e AIEF, nella quale si restituisce l’immagine di una generazione coinvolta sempre prima nelle decisioni patrimoniali ma ancora priva degli strumenti necessari ad affrontarle con consapevolezza. Lo studio evidenzia infatti come soltanto il 35% degli under 30 possegga competenze di base, dato che colloca l’Italia in coda ai Paesi Ocse per educazione economica.
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Sempre più autonomi nella gestione del denaro
Il primo dato a emergere dal report è la contrapposizione tra scarsa preparazione e crescente autonomia economica. La ricerca evidenzia infatti che il 42% dei giovani utilizza già piattaforme di investimento digitale, mentre il 22% genera un reddito in modo indipendente attraverso attività freelance e lavori digitali o comunque iniziative legate alla creator economy. Un fenomeno che riflette il cambiamento delle modalità di lavoro e di consumo, ma soprattutto aumenta la necessità di acquisire competenze adeguate per gestire risparmio e pianificazione finanziaria. Specie considerando che gli Zoomers si trovano più di altre generazioni ad affrontare le proprie scelte economiche in un contesto caratterizzato da elevata incertezza, tra fenomeni come la trasformazione digitale e la nascita di nuovi modelli professionali oppure il riaffacciarsi sulla scena delle tensioni geopolitiche.
Social e creator diventano una fonte di apprendimento
Un altro aspetto significativo che l’indagine mette in luce riguarda il ruolo crescente dei canali digitali. Oltre il 60% dei giovani dichiara infatti di apprendere nozioni economiche e finanziarie attraverso social network, influencer specializzati e community online. I contenuti diffusi sul web stanno quindi assumendo una funzione educativa sempre più rilevante, affiancandosi a canali di formazione più tradizionali. Allo stesso tempo, la famiglia continua a rappresentare uno dei principali punti di riferimento nelle scelte economiche e nella gestione del denaro. Una combinazione, quella tra fonti digitali e contesto sociale, che contribuisce a modellare in chiave multidimensionale il rapporto degli under 30 con la finanza ma pone anche interrogativi sulla qualità e sull’affidabilità delle informazioni ricevute.
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Cresce la domanda di formazione
Nonostante le lacune evidenziate dalla ricerca, i giovani mostrano una forte consapevolezza dei propri limiti e una crescente disponibilità ad approfondire i temi economici. Tra le richieste rivolte agli operatori finanziari emergono soprattutto strumenti di controllo delle spese, contenuti educativi, maggiore trasparenza e servizi personalizzati. Secondo il senatore Dario Damiani, che ha promosso l’evento sotto il patrocinio del MEF, portare il tema dell’educazione finanziaria all’attenzione delle istituzioni significa riconoscere una priorità strategica per il Paese. “I dati della ricerca mostrano l’esistenza di un divario da colmare ma anche una grande opportunità”, ha spiegato, “quella di trasformare l’alfabetizzazione in una competenza concreta e accessibile”. Sulla stessa linea si è espresso il presidente di AIEF Nunzio Lella, secondo cui i giovani sono interessati ai temi economici ma richiedono modalità di apprendimento diverse rispetto al passato. “Per questo”, ha detto, “non basta trasmettere nozioni teoriche ma occorre costruire percorsi che mixino linguaggi digitali a esempi pratici e strumenti partecipativi”.
Una sfida anche per banche e industria finanziaria
Lo studio contiene anche indicazioni per il settore finanziario. Secondo Gabor David Friedenthal, managing director di Value Partners, la Gen Z è infatti già protagonista nelle scelte di consumo e nella gestione del denaro ma rimane esposta a un rilevante gap di competenze. Un cortocircuito che impone agli operatori del risparmio gestito di ripensare la propria offerta, sviluppando strumenti educativi più digitali e personalizzati. “L’obiettivo è costruire fin da oggi una relazione di fiducia con una generazione destinata ad assumere un peso sempre più rilevante all’interno del sistema economico e finanziario”, ha detto. Ecco allora che la diffusione della cultura finanziaria stessa appare sempre meno come un tema esclusivamente educativo e sempre più come una leva strategica per accompagnare il Paese verso una gestione consapevole delle proprie risorse in un contesto economico sempre più complesso.
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