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Sondaggio Directa Sim-YouGov: solo uno su cinque investe. E tra le donne si scende a una su sette. Quasi la metà dei clienti prevede di abbandonare il proprio advisor nel giro di cinque anni
Il 45% degli italiani ignora i concetti finanziari di base. Non sconosce ad esempio la differenza tra un’azione e un’obbligazione. E non comprende la diversificazione del rischio. La situazione peggiora ulteriormente tra le donne, dove la quota di analfabeti finanziari tocca il 51%, tra i giovani (57%) e tra i residenti al Sud (55%). È quanto emerge da un sondaggio YouGov commissionato da Directa Sim, che fotografa una vera emergenza educativa, confermando i risultati dell’indagine Ocse/Infe 2023 sull’alfabetizzazione finanziaria, che colloca l’Italia al 36esimo posto su 39 Paesi analizzati. Ne deriva che, pur confermandosi buoni risparmiatori, i nostri connazionali continuano a tenersi lontani dagli investimenti: appena uno su cinque mette a frutto il proprio denaro.
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Aumenta l’interesse per gli ETF
Secondo il sondaggio condotto tra su 2.021 adulti, chi investe è in genere uomo (64%), di almeno 55 anni (50%), residente al Nord (61%) e con un reddito medio-alto (78%). I non investitori sono invece più concentrati tra le donne (56%), nelle fasce più giovani della popolazione (55%), nel Sud (37%) e hanno un reddito più basso (34%). Tra coloro che impiegano i propri risparmi, quasi due su tre scelgono titoli azionari e obbligazionari, anche se sta crescendo l’interesse per gli ETF. Inoltre, quattro su cinque utilizzano i servizi bancari, mentre il 23% del campione ricorre ad app e piattaforme di trading online, sia in aggiunta sia in alternativa alla banca.
La metà dei clienti prevede di abbandonare il proprio consulente
Per quanto riguarda i consulenti finanziari, quasi la metà degli investitori che attualmente si avvale di un professionista (45%) dichiara di voler arrivare a gestire i propri risparmi da solo entro cinque anni. Già adesso otto su dieci prendono in autonomia le decisioni finali riguardo i propri investimenti, relegando l’advisor a un ruolo puramente informativo. Questo trend appare in aumento tra i giovani, che preferiscono gli ETF (36% prima scelta) alle gestioni patrimoniali attive.
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Le scarse competenze frenano gli investimenti
Tra chi non investe pesano soprattutto la percezione di non avere abbastanza denaro (44%), la mancanza di conoscenze (28%) e la paura di perdere il proprio gruzzolo (25%). La maggior parte dei risparmi finisce così per restare ferma sui conti correnti. La consapevolezza della scarsa preparazione è però alta, tanto che il 64% degli intervistati ritiene fondamentale promuovere iniziative di educazione finanziaria e oltre il 50% parteciperebbe a corsi dedicati. Tra i non investitori, uno su quattro dice di voler iniziare a mettere a frutto i propri soldi nei prossimi cinque anni. “Questi dati pongono in evidenza la necessità di un’urgente formazione finanziaria”, rimarca Andrea Busi, amministratore delegato di Directa Sim, che ha appena lanciato la piattaforma formativa gratuita Directa Academy. “Molte persone si sentono escluse perché non comprendono il linguaggio tecnico o non sanno da dove iniziare. Abbiamo un sistema che perpetua disuguaglianze”, conclude.
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