Risultati in aumento e outlook rivisto al rialzo per la banca, che archivia il primo semestre 2026 e guarda alla prossima fase puntando ad accompagnare l’evoluzione dei portafogli dei clienti: più azionario, più ETF, più protezione assicurativa e più tecnologia
Alessandro Foti, ceo di Fineco
Fineco chiude il primo semestre 2026 con numeri in crescita, ma la chiave di lettura più interessante arriva dalle parole dell’amministratore delegato Alessandro Foti. Il momento attraversato dalla banca viene definito uno “sweet spot”: un punto ideale da cui cogliere le opportunità aperte dalla trasformazione della clientela, dall’adozione dell’intelligenza artificiale e dalla domanda di soluzioni di investimento più efficienti e trasparenti. I dati approvati dal consiglio di amministrazione confermano l’accelerazione. L’utile netto dell’operatività corrente si è attestato a 343,3 milioni di euro, in aumento dell’8% rispetto al primo semestre 2025, mentre i ricavi sono saliti a 713,8 milioni (+10,8%). Il cost/income ratio resta al 27%, a conferma della leva operativa del modello, con CET1 al 23,18% e LCR al 976%. I Total Financial Asset hanno raggiunto 175,2 miliardi, in crescita del 18,5% annuo, mentre la raccolta netta del semestre ha sfiorato i 9 miliardi, segnando il livello più alto di sempre per la banca. Anche luglio, secondo le stime comunicate da Fineco, rafforza la traiettoria: raccolta netta intorno a 1,7 miliardi e circa 21.000 nuovi clienti.
Per Foti guardare al futuro significa interpretare i numeri per comprendere la trasformazione della clientela. La banca segnala una maggiore capacità di attrarre clienti giovani e, in parallelo, un rafforzamento delle masse ‘private’, che nell’ultimo trimestre hanno superato i 90 miliardi.
È qui che si inserisce una delle combinazioni decisive indicate dal management: intelligenza artificiale e passaggio generazionale. Le nuove generazioni, ha ricordato Foti, saranno protagoniste “del maggior passaggio di ricchezza della storia” e sono anche le più abituate a utilizzare strumenti digitali e applicazioni di AI. Per l’industria del risparmio gestito, questo significa che la capacità di servire la clientela futura dipenderà sempre più dall’incontro tra tecnologia, trasparenza, qualità dell’esperienza utente e consulenza.
L’intelligenza artificiale, ha sottolineato Foti, è già entrata nei processi della banca. Nella fase di apertura del conto ha contribuito a ridurre le frizioni e le richieste di intervento al customer care. Per la rete, Fineco ha introdotto strumenti come AI Assistant, CRM evoluto e Portfolio Builder, pensati per individuare i clienti su cui intervenire, analizzare i portafogli e generare ipotesi di ribilanciamento coerenti con il profilo MiFID. Per gli investitori più autonomi è invece disponibile Brokerage Copilot, un assistente che offre analisi personalizzate del portafoglio, screening dei titoli e news profilate, senza fornire raccomandazioni operative.
Parcella, azionario e assicurazione
La crescita dell’area ‘investing’ si inserisce in una trasformazione più ampia del modello di consulenza. Nel semestre i ricavi del comparto sono aumentati dell’11,1%, sostenuti dal contributo di Fineco Asset Management, che ha raggiunto 46,2 miliardi di masse gestite. Per Fineco, però, il punto centrale è la separazione tra costo dei prodotti e remunerazione del servizio: su circa 80 miliardi di masse gestite, il peso dei contratti a parcella ha raggiunto il 54%.
La banca rivendica così un posizionamento fondato su efficienza e trasparenza: nessuna commissione di performance e un peso marginale delle commissioni di collocamento sui certificati, intorno al 2%. È anche da qui che Foti legge le prossime aree di sviluppo dei portafogli dei clienti: maggiore esposizione ai mercati azionari e utilizzo più efficiente degli strumenti assicurativi.
In questa direzione si colloca la partnership esclusiva di quattro anni con CNP Assicura nel ramo Vita. L’obiettivo è rafforzare le soluzioni assicurative a disposizione della rete, con strumenti che, nelle intenzioni della banca, dovranno combinare diversificazione, possibilità di ribilanciamento, efficienza fiscale, trasparenza e pricing coerente con il modello Fineco.
L’altra grande direttrice di crescita resta il brokerage. Nel primo semestre ha contribuito al margine non finanziario con circa 140,4 milioni, in aumento del 16,4% annuo, grazie alla crescita degli asset amministrati e della base di investitori attivi. Fineco si attende un nuovo anno record per il 2026, anche alla luce dei ricavi stimati di luglio, pari a circa 23 milioni.
Il risparmio amministrato non è considerato una componente residuale, ma un doppio motore: da un lato serbatoio potenziale per la consulenza evoluta, dall’altro area di sviluppo per i clienti che preferiscono gestire in autonomia una parte del patrimonio. Gli ETF sono il punto di contatto tra queste due anime. La loro presenza nei portafogli dei clienti si avvicina a 22 miliardi di euro: nel comparto amministrato sono ormai prossimi alla metà del patrimonio complessivo, mentre nel gestito rappresentano oltre un terzo delle masse.
La banca ha integrato i PAC su ETF anche in app e, attraverso Fineco Asset Management, ha recentemente quotato su Borsa Italiana tre ETF sviluppati con Amundi su MSCI World, S&P 500 e Stoxx Europe 600. La crescita della domanda di soluzioni indicizzate sostiene anche il progetto della piattaforma paneuropea, il cui lancio è previsto entro l’inizio del 2027 partendo dalla Germania. La struttura sarà tecnicamente in grado di operare nei Paesi dell’Unione Europea, ma nella prima fase il focus sarà sul mercato tedesco, per poi guardare agli altri contesti dimensionalmente rilevanti come Francia e Spagna.
Alla luce dei risultati, Fineco ha migliorato l’outlook per il 2026 e per il piano al 2029. La traiettoria indicata da Foti è quella di una banca che vuole crescere senza cambiare natura: piattaforma tecnologica, consulenza a valore, efficienza operativa e ampliamento europeo. Lo “sweet spot” sta proprio qui: intercettare clienti più giovani, più informati e più sensibili ai costi, in una fase in cui AI e passaggio generazionale sono destinati a ridisegnare insieme bisogni, aspettative e modalità di relazione con il risparmio.
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