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Nei primi sei mesi del 2023, la previdenza complementare torna a battere il Tfr: +3,2% i negoziali, +4,6% gli aperti e +4,8% i Pip. Le posizioni salgono a 10,5 milioni e le risorse toccano quota 214 miliardi
Prosegue senza sosta il recupero dei fondi pensione, che chiudono il primo semestre con rendimenti e iscritti in aumento. È quanto emerge dal report trimestrale della Covip, secondo cui il settore ha archiviato , la battuta d’arresto del 2022 grazie a guadagni in tutte le linee. Una performance resa possibile anche dalla ripresa dei mercati finanziari, il cui contributo ha permesso all’industria di battere largamente il Tfr e di accrescere le risorse per le prestazioni.
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Rendimenti in aumento: i fondi tornano a battere il Tfr
Il rendimento generale dei fondi pensione negoziali è stato del 3,2% rispetto a fine dicembre 2022, mentre quello degli aperti si è attestato al 4,6% e quello dei Pip al 4,8%. Numeri decisamente maggiori rispetto alla contestuale rivalutazione del Tfr, che si è fermata allo 0,8%. Più nel dettaglio, i comparti azionari registrano guadagni in media pari al 6% nei fondi negoziali, al 7,6% negli aperti e al 7,2% nei Pip. Per le linee bilanciate, invece, i rialzi sono rispettivamente del 3,4%, del 4,8% e del 3,7%. Più contenuti i rendimenti di obbligazionari e garantiti, che si fermano in media all’1-2%.
Valutando i rendimenti su orizzonti temporali più coerenti con le finalità del risparmio previdenziale, cioè aggiungendo agli ultimi dieci anni anche i primi sei mesi del 2023, i guadagni medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano tra il 5% e il 5,4% per tutte le tipologie pensionistiche. Per i comparti bilanciati la media va invece dal 2% dei Pip di ramo III, al 2,9% dei fondi negoziali e al 3,2% degli aperti. Viceversa, le linee garantite e quelle obbligazionarie mostrano guadagni medi vicini allo zero o di poco superiori. Nello stesso periodo la rivalutazione del trattamento di fine rapporto è risultata pari al 2,3%.
In sostanza, sottolinea Covip, gli impieghi in equity hanno fornito performance migliori nel lungo periodo sia rispetto agli obbligazionari sia rispetto allo stipendio lasciato in azienda. “Osservando la distribuzione dei risultati dei singoli comparti tra le diverse tipologie di forma pensionistica e le diverse linee di investimento, tutti i comparti azionari e buona parte dei bilanciati mostrano rendimenti più elevati”, si legge nel report.
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Iscritti in aumento a 10,5 milioni
Dal documento della Commissione di vigilanza emerge anche il continuo aumento degli iscritti. Alla fine dello scorso giugno, le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari erano 10,5 milioni: si tratta del 2% in più rispetto a dicembre 2022. A tale cifra, che includono anche chi è aderisce contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale di 9,430 milioni persone (+2%). In particolare, nei fondi negoziali si sono registrate 121mila posizioni in più (+3,2%), per un totale di 3,928 milioni, soprattutto grazie al fondo rivolto al settore edile. Anche le pensionistiche di mercato sono cresciute: +53 mila nuove posizioni nei fondi aperti e +30mila nei Pip. Alla fine del mese scorso, il totale delle posizioni in essere in tali forme era pari, rispettivamente, a 1,895 milioni e 3,728 milioni di unità.
I mercati spingono le risorse a quota 214 miliardi
Infine, sempre a giugno, le risorse destinate alle prestazioni ammontavano a 214 miliardi di euro, in aumento dai 205 miliardi di fine 2022. Di questo incremento, specifica la Commissione, poco più della metà è dovuto al miglioramento dei corsi dei titoli in portafoglio. La crescita residua è invece da attribuire ai flussi contributivi al netto delle uscite. Nei fondi negoziali, l’attivo netto è di 64,4 miliardi di euro, +5,4% rispetto a dicembre, mentre nei fondi aperti ammonta a 30,3 miliardi e nei Pip a 47,3 miliardi, rispettivamente, l’8 e il 4,1% in più. Nel corso dei primi sei mesi del 2023, sono poi aumentati anche i contributi incassati, pari a 6,6 miliardi, con una crescita del 6,1% rispetto al corrispondente periodo del 2022. L’incremento riguarda tutte le forme pensionistiche, variando dal 7,7% dei negoziali, al 6,5%degli aperti, al 3,1% dei piani pensionistici individuali.
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