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Sotto la guida del nuovo amministratore delegato, la banca sta riorganizzando il proprio assetto, tra il lancio di nuove direzioni, l’avvio di piattaforme digitali e l’espansione della propria rete
Contenuti, tecnologia e persone stanno alla base di una trasformazione profonda nel modello di business di Finint Private Bank. Da un anno a questa parte, sotto la guida dell’amministratore delegato Paolo Tenderini, la banca sta riorganizzando il proprio assetto tra il lancio di nuove direzioni, l’avvio di piattaforme digitali e l’espansione della propria forza lavoro. “È un momento importante”, dice subito il manager, “ed è stato anche un anno importante sotto tutti i punti di vista: abbiamo chiuso con una raccolta di 700 milioni e abbiamo superato i 4,2 miliardi di AuM. Eppure, al di là degli aspetti numerici, ciò che conta per il ceo è il dato strategico. “Ci siamo focalizzati nel migliorare il nostro business e puntare alla crescita”, sostiene, “per questo, ad esempio, abbiamo creato la direzione di wealth management dedicata solo alla fascia alta della nostra clientela”.

Consulenza evoluta
Da pochi giorni, Finint Private Bank ha infatti lanciato questa nuova area dedicata alla gestione e allo sviluppo della clientela rappresentata dagli High Net Worth Individual. La banca intende posizionarsi nel segmento di mercato caratterizzato da una clientela che richiede servizi e consulenza altamente specialistici e sartoriali, in coerenza con gli obiettivi strategici di sviluppo dell’istituto. “Abbiamo scelto di dedicare a questi clienti un approccio strutturato, specialistico e qualificato”, afferma Tenderini. Che prosegue: “L’idea è quella di accompagnare il target (molti sono famiglie imprenditoriali) lungo tutto il percorso, sia aiutando l’azienda a crescere e a svilupparsi sia servendo la persona con tutti i suoi progetti di vita”. “Per noi”, chiarisce, “fare consulenza evoluta significa proprio questo: fare una consulenza a 360 gradi”. Alla nascita della nuova divisione wealth management si affianca anche il rafforzamento della struttura organizzativa a supporto della rete di Finint Private Bank, con l’ingresso di due professionisti: Massimiliano Raffuzzi, responsabile della nuova direzione marketing, e Massimiliano Calza, cui è affidato lo sviluppo del nuovo progetto dedicato all’insurance distribution. “Proprio per ampliare la nostra consulenza non solo al patrimonio finanziario strettamente inteso ma anche al rischio assicurativo”, spiega il manager, “Abbiamo in cantiere un progetto legato ai temi della longevità”. Poi conclude: “Vogliamo dare la possibilità di elaborare anche strategie che aiutino a programmare una vita sempre più lunga”.
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La rete
Dopo l’acquisizione di Banca Consulia, l’amministratore delegato tende a sottolineare come l’aspetto fondamentale per il successo del modello di business sia quello di mettere a disposizione del risparmio gestito tutte le competenze che il Gruppo Finint può vantare sia nella finanza straordinaria sia nei mercati privati. Poi, però, ci vuole una rete solida e competente. La squadra è composta da 190 consulenti finanziari, di cui 40 dipendenti e 150 a contratto di agenzia. “Non operiamo con una logica tradizionale di filiale ma attraverso presidi consulenziali diffusi sul territorio”, precisa Tenderini, “preferendo essere presenti dove il cliente ha bisogno”. Un approccio che, a suo avviso, consente di essere capillari ed efficienti ma anche offrendo un servizio di alto livello senza i vincoli di una rete tradizionale. Una rete organizzata in maniera differente sì, è la sintesi del suo pensiero, ma che continua a crescere. “Non mi piace parlare di crescita quantitativa quanto selettiva”, prosegue, “nel senso che noi cerchiamo professionisti in grado non solo di sposare i nostri valori culturali ma anche di capire il modello e di saperlo sfruttare al meglio”. C’è spazio per i giovani, ovviamente. Anche se “non abbiamo la fila fuori di ragazzi che vogliono fare questo mestiere e forse un po’ di responsabilità è anche nostra”, continua il manager, aggiungendo come il tema vada di pari passo con il passaggio generazionale della clientela. “Abbiamo appena avviato un progetto rivolto ai giovani per permettere loro di fare un percorso di crescita di circa un anno all’interno del gruppo, dall’asset management al corporate investment banking, per poi scegliere la traiettoria da seguire. Penso sia una bella opportunità. Siamo partiti da qualche settimana e abbiamo avuto un bel riscontro dalle università più importanti. Vedremo”, afferma Tenderini.
Mercati e risparmio gestito
Che l’incertezza sia il peggior nemico della finanza è un fatto risaputo. Per questo, secondo l’amministratore delegato, stiamo vivendo un momento storico particolare: “Un cambio di equilibri in termini di potere, economico e non solo, che ha riflessi sul mercato e genera incertezza”. Al di là delle fiammate di volatilità, tuttavia, le performance sono ancora lì. “La verità è che i clienti hanno bisogno di essere seguiti, con competenza, affidabilità e visione. Per certi versi, questa situazione d’incertezza gioca quasi a nostro favore”, confessa Tenderini, ribandendo il concetto cardine della consulenza evoluta. “Il risparmio privato è forse l’ultimo baluardo per cercare di far funzionare le cose, e non solo in Italia. Gli Stati si stanno sempre più tirando indietro: il welfare sparisce e il futuro è sempre più complesso”, dice il manager. “Il risparmio degli italiani rappresenta perciò una grande risorsa e un’opportunità da gestire. Andare poi verso i mercati privati non è semplice, ci vuole tantissima competenza. Noi in questo siamo equipaggiati: abbiamo una Sgr che da oltre vent’anni investe nell’asset class con ottimi risultati. È un’opportunità per i nostri clienti che possono reinvestire in economia reale”.
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Le sfide del futuro
I mercati sono sempre più esigenti, insomma, quindi hanno bisogno di risposte precise. E la tecnologia, in questo, può giocare un ruolo cruciale. “Ci abbiamo investito tanto”, afferma Tenderini. “e lo abbiamo fatto così bene che alla fine dello scorso anno abbiamo lanciato la nostra fintech, Tech-la, un progetto di potenziamento digitale che semplifica l’operatività dei consulenti, migliora la qualità dell’ingaggio con il cliente e ci rende più agili nell’erogare servizi a valore aggiunto”. Ma c’è sempre bisogno di persone e contenuti. “Oltre la nuova direzione di wealth management abbiamo lanciato The Lighthouse, il nostro punto di riferimento sul mondo fixed income, pensato per offrire una visione chiara e tempestiva su un’asset class tornata centrale nelle scelte di portafoglio”, continua il manager. Il vero obiettivo, per l’amministratore delegato, resta sempre la crescita del business, puntando su contenuti, persone e digitale.
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