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Lo scorso gennaio 2022 Leverage Shares, nata nel 2017, è sbarcata su Euronext quotando una prima gamma selezionata di ETP su alcuni dei titoli più scambiati sulle piazze globali. Nove mesi (complicati per i mercati) raccontati dal responsabile per l’Italia della società
Lo scorso gennaio 2022 Leverage Shares, nata nel 2017, è sbarcata su Euronext quotando una prima gamma selezionata di ETP su alcuni dei titoli più scambiati sulle piazze globali. La novità apportata dalla società è quella di dare la possibilità a investitori e trader italiani non solo di prendere posizione su singoli titoli azionari, ma anche di farlo tramite una leva giornaliera long e short, beneficiando al contempo dei vantaggi della replica fisica: Leverage Shares è infatti l’unico emittente in Europa a proporre ETP con questa modalità di replica.
Cosa è cambiato però sul mercato nel corso di questi mesi? Come si pongono gli strumenti passivi, derivati e a leva in questo scenario? Lo abbiamo chiesto a Piero Guseo, responsabile per il mercato italiano di Leverage Shares.
Quali evidenze avete raccolto riguardo la risposta del mercato italiano in relazione ai prodotti a gestione passiva in questi mesi trascorsi dalla vostra quotazione?
Anche gli investitori italiani stanno apprezzando la capacità dei nostri strumenti di offrire esposizioni chirurgiche per un portafoglio diversificato, grazie alla possibilità di prendere posizione su numerosi sottostanti (soprattutto singole azioni), beneficiando dell’effetto leva, ma, soprattutto, potendo andare sia long che short.
Abbiamo deciso inizialmente di quotare su Borsa Italiana 15 ETP, a replica fisica. Essi rappresentano solo una parte della nostra offerta più ampia di oltre 180 ETP, che è quotata a Londra, Amsterdam, Francoforte e Parigi. Dando la possibilità di prendere posizioni così precise, l’attenzione degli investitori si sposta dagli ETP long a quelli short e da un sottostante all’altro in funzione del momento di mercato.
Guardando ai flussi, tuttavia, abbiamo notato una tendenza interessante: la maggiore propensione al posizionamento long, anche in una fase di pessimismo generale sui mercati come quella degli ultimi mesi. In un momento di rendimenti decisamente negativi, infatti, non abbiamo visto uno spostamento così consistente di masse dagli strumenti long a quelli short. Questo ci fa capire che gli investitori, sia in Italia sia all’estero, sono meno confidenti nell’utilizzare strumenti short per gestire l’andamento del mercato. L’investimento sui prodotti long prevede una visione d’insieme del mercato e una gestione differente della propria emotività di investitore. Scegliere di posizionarsi short richiede ancora più tempismo per cogliere il migliore momento di ingresso e di uscita.
Quali sono i vantaggi per l’investitore nell’investire in un prodotto passivo in un momento di forte inflazione? E quale tipologia di investitore è maggiormente interessata al prodotto passivo?
Sicuramente un investitore molto esperto. Sono posizioni che generalmente vengono aperte dal cliente che sa muoversi in autonomia, conscio del fatto che non ci sia una figura consulenziale ad accompagnarlo nella sua esperienza di investimento. L’uso dei prodotti a leva (che è sempre giornaliera) richiede la capacità di gestire l’effetto compounding. Si tratta di una variabile che nel corso del tempo può andare a modificare l’esposizione iniziale. E in questo ci vuole esperienza. Parliamo di prodotti a rischio elevato, proprio per l’effetto della leva, che devono perciò essere utilizzati da un investitore molto esperto, capace anche di leggere l’inerzia del mercato. I nostri ETP ‘subiscono’ i movimenti dell’inflazione tanto quanto i loro sottostanti.
Quale tipologia di prodotto allora state proponendo in questo momento al cliente?
In Italia proponiamo Etp con replica fisica sui singoli titoli, così che l’investitore abbia la sicurezza di avere nel proprio paniere titoli azionari e non opzioni e swap, assicurandone così la trasparenza. I nostri prodotti, grazie alla loro struttura a replica fisica, mitigano il rischio di controparte e non sono particolarmente complicati. È come se gli investitori comprassero il titolo azionario vero e proprio, che Leverage Shares offre “impacchettato” in un contenitore al quale si applica una leva finanziaria. Sulle Borse estere abbiamo già quotato anche ETP con sottostanti diversi: commodities (oro, petrolio e argento) e indici settoriali e geografici.
Qual è stato l’andamento delle vostre masse gestite nell’ultimo anno e quali progetti sono in cantiere?
L’andamento delle nostre masse è piuttosto volatile, e ciò dipende dal fatto che si basano su asseto azionari, prevedono l’effetto leva e, inoltre, la possibilità sia di investire long che short. Però se andiamo a vedere il turnover di questo periodo e lo confrontiamo con quello dell’anno precedente, possiamo sicuramente essere soddisfatti del risultato. Lo scorso anno Leverage Shares registrava turnover medi mensili di 100 milioni di dollari complessivi; quest’anno sono cresciuti a 300 milioni di dollari. Guardando avanti, Leverage Shares punta nei prossimi mesi a lavorare su due tipologie di prodotti, con sottostante su commodities e criptovalute. E infine c’è il progetto White Labels.
Ce lo racconta?
Il progetto White Labels di Leverage Shares prevede la realizzazione di ETP a replica fisica che hanno ‘come motore’ una strategia costruita ad hoc per le esigenze specifiche di un investitore istituzionale (ad esempio asset manager piccoli e medi), che non ha competenze interne necessarie per realizzare e gestire un prodotto di questo tipo. Questi player possono affidarsi al nostro servizio, sfruttando la nostra expertise nel settore. Definiamo con loro una strategia ad hoc, accompagnandoli nel processo di investimento e se richiesto anche di quotazione, grazie alla quale la strategia diverrebbe accessibile a tutti.
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