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Dallo studio emerge un ecosistema di pmi giovani, sempre più integrato con il sistema finanziario tradizionale. I fatturati restano però limitati: la sfida è riuscire a finanziare le soluzioni sviluppate, portarle sul mercato e farle crescere
Tecnologicamente avanzate e sempre più legate al sistema finanziario tradizionale, ma frenate dalle dimensioni economiche contenute e dalle difficoltà nel finanziare e commercializzare le proprie soluzioni. Sono le fintech italiane secondo la fotografia scattata dalla seconda indagine della Banca d’Italia sugli operatori non vigilatidel settore. Dall’analisi emerge infatti un ecosistema di imprese giovani e piccole, che fa largo uso dell’intelligenza artificiale, ma con fatturati limitati e una presenza femminile ancora contenuta. Per Via Nazionale la sfida futura sta quindi non solo nell’ulteriore sviluppo di prodotti e servizi innovativi, ma nel riuscire a finanziarli, portarli sul mercato e trasformarli in attività sostenibili e capaci di crescere.
Giovani e piccole
L’indagine per il 2025, su base volontaria, ha coinvolto 157 pmi, il 47% delle 336 individuate, quindi “i risultati non sono rappresentativi dell’intero settore”, ma permettono di capire il quadro del settore. Quasi un’impresa su due (49%) è nata tra cinque e dieci anni fa e il 93% ha meno di cento dipendenti. Le dimensioni economiche si confermano contenute, con il 44% che registra un fatturato fintech inferiore a 200 mila euro. Due su tre (67%) hanno sede legale nel Nord Italia, con Milano come principale polo di riferimento, e prevalgono le società a responsabilità limitata. Il divario di genere è marcato: nel 29% non ci sono infatti donne tra gli addetti alle attività fintech. Sul fronte del business, prevalgono i servizi alle imprese, con il 73% dei rispondenti che opera in modalità business-to-business. Le attività di supporto al settore finanziario pesano più di tutte nel campione, seguite da credito, pagamenti e investimenti.
Lo stretto legame con il sistema tradizionale
L’integrazione con gli intermediari vigilati continua a rafforzarsi: il 66% delle imprese analizzate collabora con almeno uno di loro, contro il 60% della rilevazione precedente. Per Via Nazionale è la conferma della complementarità tra questi operatori e il sistema finanziario tradizionale: le fintech non vigilate non costituiscono infatti un circuito alternativo, ma una componente integrata della filiera. Le partnership coinvolgono anche fornitori tecnologici e altre fintech e la forma di collaborazione più diffusa è l’accordo di licenza.
Tecnologicamente avanti
L’indagine rileva poi che “l’intelligenza artificiale e i nuovi prodotti sostengono l’innovazione” e che per questa aziende “prosegue l’apertura ai mercati esteri”. L’AI viene utilizzata infatti dal 70% del campione ed è la tecnologia principale per il 29%. Sul fronte delle strategie, il 61% punta al lancio di nuovi prodotti nel 2026, mentre solo il 10% intende mantenere stabile la propria offerta. Inoltre, il 28% opera già fuori dai confini nazionali e un altro 30% prevede di farlo, con l’Europa come area di maggiore interesse (87%).
Gli ostacoli
Gli esperti di Bankitalia passano poi alle note dolenti, evidenziando come il finanziamento e l’accesso al mercato restino “snodi cruciali per la crescita del settore”. I mezzi propri sono infatti ancora la prima fonte di finanziamento per l’84% dei rispondenti, mentre credito bancario e venture capital sono meno frequenti. Il 64% delle fintech investe ogni anno meno di 200 mila euro in prodotti e servizi innovativi. Insomma, rimarca il documento, il principale divario non riguarda l’innovazione in sé, ma la capacità di industrializzarla. Tra gli ostacoli alla crescita, in testa c’è la complessità delle procedure di acquisto dei grandi clienti, seguita dall’integrazione dei dati, dai requisiti regolamentari e dalla disponibilità di competenze tecniche. “Il 26% delle imprese ha interrotto almeno un progetto nell’ultimo anno, rispetto al 16% della precedente rilevazione, principalmente per la mancanza di risorse finanziarie e lo scarso interesse del mercato”, evidenzia l’indagine.
La regolamentazione
Infine, lo studio mostra come il quadro normativo contribuisca a far crescere la fiducia di clienti e partner. Allo stesso tempo, però, il 56% dei rispondenti ne valuta negativamente l’impatto sui costi operativi e il 50% sui tempi di immissione sul mercato di prodotti e servizi. Gli effetti sono giudicati meno sfavorevoli, invece, per lo sviluppo tecnologico e la definizione del modello di business. Nonostante questo, ben il 70% ritiene comunque necessari i vincoli previsti dalla normativa vigente.
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