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Nel report Big Ideas 2026, la società di Cathie Wood individua cinque piattaforme tecnologiche destinate a convergere: intelligenza artificiale, robotica ed energia, biotech e multiomics, spazio e difesa, blockchain e fintech. Al centro della tesi d’investimento il crollo dei costi, che può accelerare adozione e investimenti
La prossima fase della rivoluzione tecnologica non passerà da una singola innovazione, ma sarà il risultato della convergenza tra piattaforme che stanno sviluppandosi in parallelo: intelligenza artificiale, robotica, accumulo energetico, multiomics e blockchain. È questa la view di ARK Invest, che nel suo ultimo Big Ideas individua cinque grandi aree di disruption e relative opportunità di rendimento. Una tesi di investimento che la società guidata da Cathie Wood riconduce soprattutto a un filo conduttore: la riduzione dei costi e i suoi riflessi su capitali, produttività, leadership industriale.
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Dall’AI un nuovo ciclo e niente bolla
La prima e più trasversale delle cinque piattaforme è l’AI, con il report che sottolinea innanzitutto il miglioramento delle capacità degli agenti: nel corso del 2025, si legge, la durata dei compiti che questi sistemi erano in grado di completare con un tasso di successo dell’80% è passata da sei a 31 minuti. Ancora più rilevante, secondo il report, è l’aumento dell’efficienza: nel caso dello sviluppo software, parliamo di una riduzione di costo del 91% per milione di token mentre in altri ambiti gli oneri di inference sarebbero diminuiti di oltre il 99% nell’arco di un anno. La conseguenza più immediata è la crescita della domanda di infrastrutture. ARK stima infatti che nel 2025 gli investimenti annuali nei data center abbiano raggiunto circa 500 miliardi di dollari, quasi 2,5 volte la media del periodo 2012-2023, e la previsione a cinque anni è che possano arrivare sui 1.500 miliardi. Una dinamica destinata a procedere di pari passo con quella della spesa in conto capitale sostenuta dai grandi hyperscaler, vista sfiorare i 500 miliardi entro dicembre dai 135 del 2021. Per Wood e colleghi, il confronto con la bolla dot-com va quindi letto anche alla luce di una differenza fondamentale: pur con investimenti tecnologici tornati su livelli comparabili a quelli di fine anni ‘90, i multipli P-E del comparto sarebbero ancora molto inferiori ai picchi raggiunti allora.
Oltre gli algoritmi: il ruolo della robotica
La seconda grande direttrice è quella degli algoritmi incorporati nel mondo fisico, in particolare la robotica umanoide. Sulla base dell’evoluzione cui è soggetta la capacità di calcolo necessaria per i sistemi di guida autonoma e sotto precise ipotesi legate al piano industriale, ARK stima infatti che Optimus di Tesla potrebbe raggiungere una capacità di esecuzione di compiti paragonabile a quella umana intorno al 2028. Nel frattempo, i robotaxi stanno già entrando nella fase commerciale e la previsione della società vede il costo per miglio sulla via per ridursi progressivamente. La stima del report, in particolare, è di un prezzo globale pari a circa 0,25 dollari per miglio nel 2035 contro 2,80 dollari per il ride-hailing statunitense con conducente nel 2025. Ma a sostenere questa trasformazione sarà anche l’energia, con i costi del solare che hanno continuato a diminuire e il nucleare pronto a tornare su un percorso di riduzione dei costi dopo la lunga fase di incremento iniziata negli anni ‘70.
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Biotech, il nuovo effetto leva dei dati
Quanto alla terza area, cioè la biologia, il meccanismo individuato da ARK è un circolo virtuoso: più dati generano modelli migliori, che consentono strumenti diagnostici e terapeutici più efficaci, che producono a loro volta nuovi dati. In altre parole, considerando la stima secondo cui il costo di sequenziamento di un intero genoma umano scenderà di dieci volte e toccherà i 10 dollari entro pochi anni, il maggior quantitativo di informazioni disponibili dovrebbe ampliare le possibilità della medicina di precisione. L’AI potrebbe inoltre modificare l’economia dello sviluppo farmaceutico, con la società che vede i tempi per la distribuzione di nuovi farmaci ridursi da 13 a otto anni e gli oneri complessivi da 2,4 miliardi ad appena 700 milioni.
Lo spazio diventa un’infrastruttura
Anche nello spazio la maggior efficienza aprirà possibilità che fino a pochi anni fa non erano economicamente sostenibili. ARK rileva che SpaceX, grazie alla parziale riutilizzabilità dei Falcon 9, ha ridotto il costo di lancio da circa 15.600 a meno di mille dollari per chilogrammo dal 2008: circa il 95%. La ricerca della casa di gestione USA ipotizza allora che Starship possa portare il costo sotto i 100 dollari per chilogrammo una volta raggiunta la scala produttiva. Il passaggio successivo potrebbe essere l’utilizzo dell’orbita per l’elaborazione dei dati. La tesi è chiara: la crescente domanda di calcolo legata all’AI potrebbe incontrare limiti infrastrutturali sulla Terra e rendere economicamente interessante il ricorso a data center spaziali.
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Blockchain e finanza insieme
La blockchain viene infine considerata un comparto sempre meno separato dalla finanza tradizionale. Il bitcoin è infatti presentato nel report come un asset destinato a una progressiva istituzionalizzazione, mentre la tokenizzazione diventerà il punto di contatto tra infrastrutture on-chain e operatori finanziari. Lo dimostrerebbero, secondo ARK, due dati su tutti: la quantità di stablecoin in circolazione nel 2025 è aumentata di circa il 50%, da 210 a 307 miliardi di dollari, e il volume delle transazioni ha raggiunto una media mobile a 30 giorni pari a 2,3 volte il valore combinato di Visa, PayPal e rimesse. Il tutto mentre società finanziarie e fintech, da Coinbase a Kraken fino a Robinhood e Stripe, stanno iniziando a sviluppare infrastrutture proprietarie.
Cinque piattaforme, una sola tesi
Il punto più interessante di Big Ideas 2026 non è quindi soltanto l’elenco delle tecnologie considerate promettenti. È l’idea che queste innovazioni stiano iniziando a rafforzarsi reciprocamente. ARK individua cinque piattaforme — AI, blockchain pubbliche, robotica, accumulo energetico e multiomics — sempre più interdipendenti: i progressi di una possono aumentare le possibilità delle altre. I dati biologici possono alimentare i modelli AI; l’intelligenza artificiale può accelerare la scoperta di farmaci; la robotica può trasformare il calcolo in produttività fisica; la crescente domanda di potenza computazionale può spingere nuove soluzioni energetiche e, in prospettiva, infrastrutture nello spazio. È questa convergenza, più che la singola tecnologia, a definire secondo ARK il nuovo ciclo dell’innovazione. Per gli investitori, la tesi del report è dunque che il processo di riduzione dei costi possa trasformare tecnologie ancora emergenti in infrastrutture economiche su larga scala. Una prospettiva che ARK traduce anche in simulazioni di portafoglio, nelle quali l’inserimento di esposizioni alle diverse aree di innovazione modifica il profilo rischio-rendimento di un portafoglio azionario tradizionale. Si tratta, tuttavia, di esercizi ipotetici basati su dati storici e non di previsioni di rendimento.
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