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Il lancio di Pontes apre la strada al regolamento in moneta di banca centrale delle attività tokenizzate. Ma per passare dalla sperimentazione a un’infrastruttura di mercato servono interoperabilità, regole proporzionate e controllo dei rischi legati ad AI e cybersecurity
La finanza digitale europea entra in una nuova fase: la tecnologia DLT comincia a uscire dai progetti sperimentali, mentre intelligenza artificiale e cybersecurity diventano questioni di sicurezza economica e autonomia strategica. Il lancio di Pontes, l’infrastruttura dell’Eurosistema che collega i mercati basati su registri distribuiti ai servizi di pagamento tradizionali, rappresenta un primo passaggio operativo. La sfida, tuttavia, è più ampia: costruire un ecosistema capace di integrare nuove piattaforme e sistemi esistenti, senza perdere il controllo delle funzioni essenziali. È questo il tema emerso dalla Fall Conference 2026 “La nuova rotta dei mercati tra AI, cybersecurity e finanza digitale”, organizzata a Milano. Al centro del confronto, il rapporto tra innovazione e stabilità: l’adozione di nuove tecnologie può rendere più efficienti i processi finanziari, ma aumenta anche l’esposizione a rischi operativi, dipendenze da fornitori strategici e vulnerabilità con potenziali effetti sistemici.
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Dalla sperimentazione al settlement: il ruolo di Pontes e Appia
Il primo banco di prova riguarda la tokenizzazione degli strumenti finanziari e la possibilità di gestire su infrastrutture DLT l’intera catena delle operazioni: dall’emissione alla negoziazione, fino al regolamento, alla gestione delle garanzie e all’impiego della moneta di banca centrale. Un passaggio concreto è arrivato il 21 settembre, con il lancio di Pontes. La nuova infrastruttura consente di regolare transazioni all’ingrosso su attività tokenizzate utilizzando moneta di banca centrale. I primi operatori DLT hanno completato l’adesione e sono state finalizzate le prime operazioni sulla piattaforma. Il progetto non coincide però con una migrazione generalizzata dei mercati: questa resta un percorso progressivo, al quale è dedicato Appia. La distinzione è stata sottolineata da Giuseppe Santangeli, responsabile della Divisione Sistemi di Pagamento all’ingrosso di Banca d’Italia. “Pontes è una soluzione per la fase di regolamento con lo scopo di offrire una nuova moneta di banca centrale tokenizzata creando un collegamento con le infrastrutture di mercato. Appia invece ha l’ambizione di disegnare l’ecosistema finanziario del futuro e richiede analisi e sperimentazione, oltre a un forte coinvolgimento del mercato”. La posta in gioco è anche monetaria. Per Santangeli, l’euro dovrà essere interoperabile con i sistemi extraeuropei, evitando che l’innovazione produca nuove forme di dipendenza da attori esterni all’Unione. In questa prospettiva, la parola chiave sarà “coesistenza”: le banche centrali dovranno accompagnare l’evoluzione tecnologica, mantenendo la moneta pubblica al centro del sistema. La transizione avrà conseguenze anche sulla gestione della liquidità bancaria. Il settlement in tempo reale modifica infatti la velocità dei processi e, di conseguenza, il lavoro delle tesorerie. “Il ruolo del tesoriere è già cambiato in maniera radicale negli ultimi dieci anni”, ha osservato Marco Bertotti, head of Treasury di Intesa Sanpaolo e tesoriere ASSIOM FOREX. “Quella che sta arrivando, se non è una rivoluzione, è un grosso processo trasformativo che richiederà un grande adattamento, perché la liquidità non è detto che sia il driver più importante. Quello che sta radicalmente cambiando è la velocità dei processi”. A dare la misura delle dimensioni economiche del fenomeno è Fabrizio Venettoni , head of Payments Liquidity Content Management Systems di CDP Cassa Depositi e Prestiti: il mercato delle criptovalute vale 2.700 miliardi di dollari, mentre quello delle stablecoin raggiunge i 320 miliardi. La sfida, ha osservato, è trasferire il valore generato dalla decentralizzazione all’economia reale attraverso un framework scalabile.
Regole europee, il mercato chiede un quadro più proporzionato
Alla disponibilità delle infrastrutture deve corrispondere un quadro normativo in grado di sostenerne lo sviluppo. Il regime pilota DLT, introdotto dal regolamento europeo 2022/858, mantiene condizioni di accesso, limiti operativi e salvaguardie stringenti. L’obiettivo è consentire la sperimentazione senza compromettere tutela degli investitori, integrità dei mercati e stabilità finanziaria. Le proposte contenute nel Market Integration and Supervision Package (MISP) della Commissione europea puntano a rendere le regole più proporzionate ai rischi, adeguare i limiti operativi e semplificare le procedure autorizzative. Il pacchetto è ancora in fase di negoziazione interistituzionale: l’effettiva portata delle modifiche dipenderà quindi dall’esito dell’iter legislativo e dalla convergenza delle autorità nazionali. Per l’Europa il problema è far procedere insieme tre elementi: tecnologia pronta per l’utilizzo, volumi sufficienti a rendere sostenibili le nuove infrastrutture e certezza normativa. L’Italia, in particolare, deve recuperare terreno rispetto a Germania e Francia, dove soggetti istituzionali come Euroclear, Clearstream e Banque de France hanno già avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo del mercato.
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AI e cybersecurity, la vulnerabilità diventa geopolitica
La seconda trasformazione riguarda l’intelligenza artificiale e il suo impiego nei servizi finanziari. Il passaggio decisivo non è più soltanto sviluppare modelli o sperimentare nuove piattaforme, ma integrarli nei processi operativi garantendo sicurezza, continuità dei servizi, responsabilità e conformità normativa. L’AI offre strumenti per migliorare il rilevamento delle vulnerabilità e rendere più tempestiva la risposta agli incidenti. Ma le stesse capacità possono essere utilizzate per individuare punti deboli, automatizzare gli attacchi e aumentarne la portata. La sicurezza, dunque, non riguarda più soltanto la protezione dei sistemi informatici: coinvolge la gestione dei dati, il controllo delle decisioni automatizzate e la dipendenza da fornitori tecnologici strategici. “Oggi, nel mondo dell’intelligenza artificiale, la competitività non si gioca soltanto sull’accesso alla tecnologia o sui modelli AI, ma sulla capacità di valorizzare ciò che rende unica ogni organizzazione: i suoi dati e le sue persone”, ha dichiarato Vincenzo Esposito, amministratore delegato di Microsoft Italia. “Sono i dati affidabili e governati, insieme alle competenze e al giudizio umano, a trasformare l’AI in un vantaggio concreto”. Sul fronte della cybersecurity, Roberto Pignani, Executive Director ENG Security di Engineering Group, ha richiamato la necessità di mantenere il controllo sui sistemi cui vengono affidate attività e processi. “La sicurezza non riguarda soltanto ciò che un sistema conserva, ma anche ciò che interpreta, decide e fa. Organizzazioni complesse come gli istituti finanziari devono mantenere il controllo del loro patrimonio cognitivo e dei sistemi AI, proteggendoli dagli attacchi e verificando continuamente accessi, decisioni e azioni. Governare ciò che deleghiamo all’AI è la nuova frontiera della cybersicurezza”. Il quadro regolamentare si è già ampliato. Dal 17 gennaio 2025 è applicabile DORA, il regolamento europeo sulla resilienza operativa digitale, che introduce requisiti per la gestione dei rischi ICT, la segnalazione degli incidenti, i test di resilienza e il controllo dei fornitori tecnologici. A questo si aggiunge l’Action Plan europeo su cybersecurity e AI, presentato il 7 luglio 2026, con l’obiettivo di coordinare le risposte alle nuove minacce e rafforzare le capacità di difesa dell’Unione.
La sovranità tecnologica passa dal controllo delle dipendenze
La dimensione geopolitica rende ancora più complessa la gestione dei rischi. Un incidente che colpisce un singolo fornitore o un’infrastruttura condivisa può propagarsi a più istituzioni, con conseguenze su pagamenti, regolamento dei titoli, liquidità e fiducia degli investitori. Non a caso, tra le priorità di vigilanza della BCE per il periodo 2026-2028 figurano la resilienza agli shock geopolitici e il rafforzamento delle capacità ICT delle banche. L’attenzione si estende agli effetti che le tensioni internazionali possono produrre sulla solvibilità, sulla liquidità e sulle condizioni di finanziamento degli istituti. Per le istituzioni finanziarie questo significa valutare non soltanto l’affidabilità delle tecnologie adottate, ma anche la concentrazione dei servizi, la localizzazione dei dati e la disponibilità di alternative in caso di indisponibilità di un fornitore. La diffusione di infrastrutture condivise, cloud e modelli di AI rende infatti più rilevante il rischio che un singolo punto di debolezza assuma dimensione sistemica. La sovranità tecnologica europea non implica necessariamente sviluppare ogni componente all’interno dei confini dell’Unione. Richiede piuttosto la capacità di governare le dipendenze critiche, disporre di alternative credibili e conservare il controllo operativo sulle funzioni essenziali. È su questo equilibrio, tra apertura all’innovazione e autonomia strategica, che si misurerà la capacità dell’Europa di trasformare la finanza digitale in un’infrastruttura di mercato affidabile.
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