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EY: per il 54% degli amministratori delegati l’intelligenza artificiale è tra i principali fattori che hanno migliorato l’efficienza. Gli ostacoli? Competenze e complessità organizzativa
Per le società finanziarie l’intelligenza artificiale è ormai il primo motore di crescita della produttività, ma la corsa agli investimenti spesso procede al buio: appena un ceo su sette (15%) riesce infatti a seguire in tempo reale i costi e a calcolarne i ritorni. È il quadro che emerge dalla ‘EY Ceo Outlook Survey’, stando alla quale oltre un amministratore delegato su due (54%) indica l’AI tra i tre fattori che maggiormente hanno migliorato l’efficienza nell’ultimo anno. Il nodo resta però la capacità di tradurre i risultati in valore economico, tra complessità organizzative e scarse competenze
AI regina di produttività
L’indagine, condotta tra agosto e settembre su 240 ceo del settore a livello globale, mostra come, in fatto di stimolo alla produttività, l’AI preceda anche la semplificazione dei processi (46%) e la creazione di strutture per gestire e misurare i guadagni di efficienza (44%). Tra gli assicuratori, l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale scende al 49% e al secondo posto si piazza il reskilling del personale (44%, sei punti sopra la media del settore).
La produttività si misura sui risultati
Per il 42% dei ceo la prova più chiara della creazione di valore è la maggiore rapidità di esecuzione o la riduzione dei tempi di ciclo. Il 17% guarda invece alla maggiore resilienza operativa a parità di costi e il 14% a migliori risultati per i clienti senza aumenti di spesa. Secondo Nicola Panarelli, Italy financial services consulting leader EY, il ritorno va misurato sui risultati di business e non sul livello di adozione. “Contare i progetti non è più sufficiente: abbiamo bisogno di ridurre il numero di iniziative a quelle realmente capaci di dimostrare valore economico e scalabilità”, avverte, precisando che da un punto di vista manageriale, questo “significa anche analizzare l’impatto effettivo dei progetti e interrompere quelli che non raggiungono gli obiettivi”.
I guadagni di efficienza vengono reinvestiti
Il 58% dei ceo reinveste i benefici in crescita, innovazione o trasformazione. Per quasi uno su cinque (19%) i vantaggi vengono invece assorbiti da complessità organizzativa, adempimenti regolamentari, gestione del rischio o nuove esigenze operative, mentre il 13% li destina allo sviluppo delle competenze.
Gli ostacoli: complessità, sistemi legacy e tempo non reinvestito
Quanto agli ostacoli, un intervistato su tre (33%) indica come freno principale la complessità organizzativa, la regolamentazione o l’aumento delle attività di gestione del rischio. Il 32% punta invece il dito su tecnologie legacy e modelli operativi superati, mentre per il 20% il problema è di impostazione manageriale: il tempo risparmiato non viene reimpiegato in attività a maggior valore.
Buio sui costi
La gestione dei costi dell’intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore elemento nella valutazione degli investimenti. Appena il 15% ha una visione completa e in tempo reale della spesa e dichiara una forte capacità di misurarne il ritorno, mentre il 62% dispone di informazioni affidabili sulla maggior parte delle uscite e ritiene di poter stimare il ROI con ragionevole sicurezza. Ben uno su cinque, però, segnala lacune rilevanti nella ricostruzione nella capacità di ricostruire i costi. “Per valutare la sostenibilità economica dei progetti bisogna considerarne il costo complessivo, comprese le spese ‘abilitanti’ quali change management e governance”, rimarca Panarelli.
Lavoro e competenze al centro
L’83% ritiene poi che nei prossimi tre anni l’impatto dell’AI si farà sentire più su ruoli, competenze e modi di lavorare che sulla dimensione degli organici. Allo stesso tempo, il 39% giudica troppo lenta la crescita delle competenze necessarie in azienda per tenere il passo con l’innovazione. Per i prossimi 12-24 mesi il 40% mette in cima alle priorità organiche l’innovazione di prodotto, servizio e modello di business, mentre il 31% indica il miglioramento della customer experience. Sul fronte esterno, il 53% punta su partnership strategiche, alleanze e joint venture. Infine, l’AI sta entrando anche nella valutazione delle operazioni: il 10% l’ha già integrata nella maggior parte delle attività legate alle transazioni, il 36% la usa in più ambiti ma senza un’applicazione uniforme e il 48% la sta sperimentando in attività selezionate.
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