Secondo Christophe Braun, Investment Director Equity di Capital Group, il cambio di paradigma fiscale e industriale del Vecchio Continente potrebbe ridisegnare le prospettive di crescita e la composizione dei portafogli azionari. Largo a difesa, sicurezza, tecnologie pulite. Ma attenzione ai rischi
Christophe Braun, investment director equity di Capital Group
L’Europa sta entrando in una nuova fase del proprio ciclo economico, segnata da un progressivo superamento dell’approccio basato sull’austerità e da un ritorno a politiche orientate agli investimenti strategici. In una fase che vede riecheggiare tra gli investitori l’interrogativo sulla fine dell’eccezionalismo degli Stati Uniti, è questa la lettura proposta da Capital Group. La società di gestione, è infatti convinto che il Vecchio Continente stia costruendo le basi per una traiettoria di crescita più strutturale e resiliente, beneficiando della spinta proveniente dalle riforme fiscali e dal rinnovamento industriale ma anche della maggiore autonomia economica. Una dinamica che, secondo l’Investment Director Equity Christophe Braun, promette di ridisegnare i portafogli azionari.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha avviato un cambiamento di direzione significativo, accelerato dalle tensioni geopolitiche così come dalle sfide competitive globali e dalle esigenze di sicurezza economica. Iniziative quali il Clean Industrial Deal o l’introduzione di maggiore flessibilità fiscale segnano dunque, secondo Braun, un punto di forte discontinuità rispetto al passato. “L’Europa si sta allontanando dai vincoli dell’austerità che hanno caratterizzato il decennio successivo alla crisi del debito sovrano per adottare una strategia fondata sugli investimenti e sul rinnovamento industriale”, osserva l’esperto, che sottolinea come le nuove regole di governance fiscale consentano oggi agli Stati membri di aumentare la spesa in settori chiave senza attivare automaticamente procedure per deficit eccessivo. Tendenza destinata a favorire una politica economica più espansiva.
Il ruolo chiave della Germania
Al centro di questa trasformazione l’esperto di Capital Group colloca la Germania, il cui cambio di paradigma rappresenta uno degli elementi più rilevanti del nuovo corso europeo. Dopo anni di prudenza fiscale, Berlino ha infatti delineato un piano di investimenti vicino ai 1.000 miliardi di euro per sostenere progetti come lo sviluppo delle infrastrutture o anche la digitalizzazione e la diffusione capillare delle tecnologie pulite. “Se implementato in modo efficace”, sottolinea Braun, “il programma potrebbe generare effetti moltiplicatori significativi e rafforzare il potenziale di crescita non solo nazionale ma dell’intera regione”. Una considerazione alimentata dalla consapevolezza che il piano include anche incentivi fiscali per le imprese e misure volte a ridurre i costi energetici, con l’obiettivo di stimolare la partecipazione del capitale privato al processo di modernizzazione economica.
Parallelamente alle riforme strutturali, secondo quanto emerge dalla view della casa, anche il ciclo economico europeo sembra mostrare segnali di forte stabilizzazione. Il calo dei tassi di interesse, un mercato del lavoro più solido e il graduale recupero della fiducia delle imprese stanno infatti contribuendo alla ripresa. Senza contare che Paesi come Spagna e Italia dovrebbero beneficiare ulteriormente delle risorse del Recovery Fund, mentre i programmi di bilancio per il 2026 indicano un allentamento fiscale netto per la prima volta dal 2021. “Il passaggio da politiche restrittive a un orientamento più espansivo potrebbe rappresentare un importante catalizzatore per la crescita europea nei prossimi anni”, afferma Braun a proposito.
Geopolitica e autonomia economica
Il nuovo approccio europeo si inserisce anche in un contesto globale più complesso, caratterizzato da tensioni commerciali e ridefinizione delle catene di approvvigionamento. Un quadro cui l’Unione sta rispondendo attraverso strategie di de-risking volte a ridurre le vulnerabilità esterne. Nonostante le incertezze, il mercato interno resta uno dei principali punti di forza del continente: l’Europa è infatti il maggiore importatore mondiale e può contare su un intenso commercio intra-UE, fattori che contribuiscono ad attenuare gli shock provenienti dall’esterno.
Secondo Braun, il riassetto politico ed economico europeo apre dunque opportunità trasversali a diversi settori. “La crescita della domanda di energia legata all’elettrificazione e alla ripresa industriale dovrebbe sostenere utility e operatori di rete”, spiega ad esempio. Allo stesso tempo, nella sua view, gli investimenti infrastrutturali su larga scala promettono di favorire società di costruzioni e ingegneria mentre il settore finanziario beneficia di bilanci solidi e valutazioni ancora interessanti. Tra i comparti meglio posizionati emergono inoltre difesa, sicurezza, tecnologie pulite e industria pesante: tutti settori sostenuti dall’aumento della spesa militare, dagli investimenti in cybersecurity e dall’accelerazione delle tecnologie legate a idrogeno o cattura del carbonio.
Una trasformazione di lungo periodo
Nel complesso, Braun interpreta le iniziative europee non come uno stimolo ciclico temporaneo ma come una trasformazione strutturale destinata a ridefinire il profilo economico della regione: “Le riforme e i programmi di investimento rappresentano un cambiamento strategico di lungo termine e, anche se non mancano rischi legati all’incertezza politica o all’implementazione, si stanno ponendo le basi per un’Europa più resiliente e competitiva”. Per gli investitori con un orizzonte di medio-lungo periodo, il continente potrebbe quindi tornare a rappresentare un terreno sempre più fertile, sostenuto da politiche economiche più espansive e da una rinnovata centralità industriale.
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