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Nel secondo trimestre calano anche le richieste di mutui da parte delle famiglie. E gli standard di credito delle banche continuano a inasprirsi. Bankitalia: giù la domanda di finanziamenti anche in Italia
Dopo i pessimi indici Pmi di luglio, comincia a manifestarsi pienamente anche un altro effetto collaterale della cura Bce contro l’inflazione. Nel secondo trimestre, la domanda netta di prestiti da parte delle imprese dell’Eurozona è fortemente diminuita fino a crollare ai minimi storici dall’inizio dell’indagine (nel 2003). A certificarlo è la stessa Banca centrale europea, che nella consueta indagine trimestrale evidenzia anche come si siano ulteriormente inaspriti gli standard di credito delle banche dell’Area per i finanziamenti ad aziende e famiglie.
Una scontata conseguenza della stretta dell’Eurotower, che giovedì con tutta probabilità aumenterà ancora il costo del denaro di un quarto di punto ma che ora ha un motivo in più per non procedere con un ulteriore ritocco a settembre. Lo stesso istituto centrale spiega infatti nella ‘Bank lending survey’ che il calo “riflette l’impatto dell’aumento dei tassi di interesse sulla domanda di prestiti e sulla crescita economica”. “L’ampliamento dei margini di prestito e l’aumento dei del costo del denaro hanno rappresentato il principale effetto restrittivo, riflettendo la continua trasmissione di tassi di mercato più elevati a quelli sui prestiti per imprese e famiglie”, si legge nel report.
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Richiesti meno mutui
Si attesta infatti ancora in netta diminuzione anche la richiesta di mutui immobiliari da parte delle famiglie, sebbene la contrazione risulti inferiore a quanto registrato nei due trimestri precedenti. “I tassi di interesse più elevati, l’indebolimento delle prospettive del mercato immobiliare e la bassa fiducia dei consumatori hanno tutti contribuito negativamente alla domanda di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni”, viene sottolineato dall’istituto di Francoforte nella relazione.
Standard di credito sempre più aspri
Il crollo della domanda di finanziamenti è ovviamente legato agli standard di credito delle banche dell’Eurozona, che si sono fatti ancora più stringenti nel periodo aprile-giugno. L’indagine Bce sottolinea che per le aziende “l’inasprimento netto cumulato dall’inizio del 2022 è stato notevole” e che a incidere sono stati “i rischi legati alle prospettive economiche e alle situazioni specifiche delle imprese”. Per i prestiti alle famiglie, si legge, “la stretta è stata meno pronunciata rispetto al trimestre precedente per i prestiti immobiliari, mentre è stato più marcato per il credito al consumo”.
Per il terzo trimestre atteso un calo più contenuto
Per il terzo trimestre le banche prevedono un’ulteriore diminuzione netta della richiesta di finanziamenti da parte delle aziende, anche se “molto inferiore” rispetto ai precedenti tre mesi. Stesso discorso per le richieste di mutui e di credito al consumo, che continueranno a scendere anche se a un ritmo “decisamente meno pronunciato”. Infine, per il secondo semestre del 2023, le banche stimano un ulteriore, ma più contenuto, inasprimento netto degli standard di credito e dei termini e condizioni per i prestiti alle imprese in tutti i principali settori di attività economica.
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Bankitalia: giù la domanda di finanziamenti anche in Italia
Nel dettaglio del nostro Paese, Bankitalia evidenzia un calo della richiesta di prestiti nel secondo trimestre. Da parte delle aziende si registra “una nuova marcata riduzione riflettendo sia l’aumento del livello generale dei tassi di interesse sia il calo degli investimenti fissi”, si legge nella ‘Indagine sul credito bancario nell’area dell’euro’. Giù anche la domanda di credito delle famiglie per l’acquisto di abitazioni e per finalità di consumo. “In entrambi i casi, il più elevato livello dei tassi e il peggioramento della fiducia continuano a esercitare un contributo negativo”, sottolineano i tecnici di Via Nazionale.
Sempre nel periodo aprile-giugno, Palazzo Koch rileva come i criteri di offerta sui prestiti alle imprese abbiano registrato un nuovo irrigidimento ma di entità inferiore rispetto a quelli segnalati nei tre trimestri precedenti. “L’ulteriore stretta ha continuato a riflettere una maggiore percezione del rischio e una minore tolleranza verso di esso”, viene specificato. Invariati invece i criteri di offerta sui mutui ipotecari alle famiglie “dopo una prolungata fase di inasprimento”, anche se “gli intermediari continuano a segnalare una riduzione della loro tolleranza al rischio”.
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