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Secondo Boerse Stuttgart Digital, per l’80% degli investitori sono cruciali fiducia, regole e trasparenza. Un terzo è pronto a cambiare istituto per un’offerta cripto competitiva
Gli italiani sono attratti dalle criptovalute, ma la decisone di investire dipende dalla sicurezza operativa, dalla trasparenza delle regole e dalla fiducia negli operatori. Lo rivela il ‘Crypto Compass’ di Boerse Stuttgart Digital, che fotografa un mercato maturo con un potenziale di crescita significativo nei prossimi anni. Circa il 9% investe infatti attivamente, mentre un ulteriore 15% lo ha fatto in passato, portando al 24% la quota complessiva di popolazione con esperienza diretta. Inoltre, circa il 34% e pronto a farlo nei prossimi cinque anni.
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Giovani in testa
A far da traino sono soprattutto le generazioni più giovani, con oltre un under 30 su due che esprime una forte intenzione di investimento. L’interesse resta solido anche nella fascia 30-39 anni (quasi il 37%), per poi ridursi progressivamente tra la popolazione più matura: 28% nella fascia 40-49 anni e 17% in quella 50-59. In generale, gli italiani mostrano un forte orientamento alla gestione attiva delle proprie finanze: circa il 77% considera importante poter gestire investimenti e risparmi in qualsiasi momento, confermando un contesto favorevole alla diffusione di strumenti digitali.
Parola d’ordine: fiducia
Il principale driver di sviluppo del mercato cripto resta però la fiducia. Nella scelta di una piattaforma, circa l’80% considera fondamentali regolamentazione e trasparenza, mentre il 77% richiede un servizio clienti affidabile e oltre il 70% pone attenzione a soluzioni sicure di custodia degli asset. La prudenza degli investitori italiani (il 76% esprime preoccupazione per la sicurezza) riflette un trend comune (78% la media che include Francia e Spagna) e funge da stimolo per il settore: la domanda di piattaforme regolate e trasparenti, rimarca lo studio, è il vero motore che trasformerà l’interesse potenziale in partecipazione attiva. “La crescita futura del mercato italiano passerà proprio da qui: dalla capacità di combinare innovazione, sicurezza e integrazione con operatori finanziari solidi”, sottolinea Luciano Serra, country manager Italy di Boerse Stuttgart Digital.
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Un terzo è pronto a cambiare banca per un’offerta cripto competitiva
Anche il ruolo degli attori tradizionali è determinante: il 36% degli intervistati indica la propria banca principale come soggetto più affidabile per investimenti cripto, davanti a consulenti indipendenti (quasi il 19%) e piattaforme specializzate (quasi il 15%). Le normative europee rafforzano ulteriormente la fiducia: quasi la metà (47,3%) riconosce infatti che regolamenti come il MiCAR aumentano la credibilità del settore. Questo si traduce anche in un potenziale impatto competitivo: prova ne è che oltre un terzo (35%) sarebbe disposto a cambiare istituto in presenza di un’offerta cripto più vantaggiosa. “Siamo di fronte a un cambio di paradigma: i risparmiatori non cercano più le criptovalute solo su piattaforme esterne, ma le vorrebbero integrate nell’ecosistema di fiducia della propria banca”, sottolinea Serra, secondo cui per gli istituti finanziari si profila “una grande opportunità di fidelizzazione”.
La crescita del mercato passa anche da educazione e accessibilità
Il report evidenzia poi un gap informativo che rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Con il 63% dei cittadini che si sente ben informato sulle tematiche finanziarie, il nostro Paese supera la Francia (57%) e si avvicina alla Spagna (67%), dimostrando una solida base di competenza su cui innestare l’adozione degli asset digitali. Tre sono le principali fonti di informazione degli italiani in materia: internet (41%), professionisti finanziari (36%) e media (30%). Sul fronte delle criptovalute, però, solo il 33% dichiara di sentirsi informato, a fronte di un 64% che riconosce di avere conoscenze limitate e di un 3% che ammette di non averne mai sentito parlare.
Tuttavia, quasi il 46% afferma che investirebbe di più con maggiori competenze, confermando il ruolo centrale dell’educazione finanziaria per l’espansione del mercato. La conoscenza si dimostra un fattore determinante anche nella propensione: tra chi si definisce ben informato sulle cripto, la quota di opinioni positive supera il 50%, mentre scende drasticamente tra chi si sente poco informato. Anche la semplicità di utilizzo è un fattore chiave: circa il 70% degli italiani considera le cripto ancora complesse per la persona media, mentre oltre il 60% dichiara di non comprendere pienamente la tecnologia sottostante.
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Le cripto per innovare e diversificare
Gli italiani riconoscono anche il valore strategico delle criptovalute. Circa il 70% apprezza la velocità e la dimensione internazionale delle transazioni, mentre oltre il 60% ne sottolinea il contributo all’innovazione tecnologica e il potenziale di generare valore nel breve periodo. Tra gli investitori attivi, questi asset vengono utilizzati principalmente per diversificare il portafoglio (40%), come investimento di lungo periodo (38%) e per attività di trading (36%). Tuttavia emergono anche nuovi casi d’uso: una quota significativa le impiega per acquisti online (29%) o come copertura contro inflazione e svalutazione monetaria (25%). L’obiettivo principale resta comunque la crescita del valore nel lungo termine (48%), seguito dalla ricerca di guadagni a breve (42%). Inoltre, una parte degli investitori vede nelle cripto anche un mezzo per maggiore indipendenza dal sistema bancario tradizionale (23%) e maggiore controllo sui propri asset (22%). Nel complesso l’interesse degli italiani per l’innovazione bancaria è leggermente superiore alla media dei tre Paesi analizzati: il 43% dei nostri connazionali si aspetta strategie di investimento personalizzate (contro il 41%) e oltre il 25% auspica l’integrazione dell’AI nella consulenza finanziaria (rispetto al 24%).
Scetticismo prevalente ma non dominante
Infine, dal sondaggio emerge che l’atteggiamento verso le criptovalute resta diviso: il 42% degli italiani esprime una valutazione positiva, mentre il 57% mantiene una posizione negativa. Tuttavia, il dato cambia radicalmente tra chi ha esperienza diretta: tra gli investitori attivi oltre il 90% mostra un orientamento positivo, segno che l’utilizzo concreto tende a ridurre diffidenze e pregiudizi. Le differenze emergono anche in base alla situazione finanziaria percepita: tra coloro che si considerano in una condizione economica sopra la media, la propensione all’investimento e la valutazione positiva risultano sensibilmente più elevate.
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