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Aumentano gli Hnwi e le loro ricchezze. Usa in testa, segue l’Europa che scalza l’Asia-Pacifico. Ma dai criteri Esg agli asset digitali, cambiano le esigenze e quindi le strategie d’ingaggio dei wealth manager
Nel 2021 il numero degli Hnwi a livello globale è aumentato, così come la loro ricchezza. In testa resistono gli Stati Uniti, mentre l’Europa riesce a scalzare dalla seconda posizione l’area Asia-Pacifico, che scivola al terzo gradino del podio. È quanto rivela il “World Wealth Report 2022”, l’indagine annuale targata Capgemini, da cui emergono anche una serie di cambiamenti importanti per l’industria del wealth management.
Primo fra tutti il fatto che la popolazione dei super ricchi sta cambiando profondamente, tra la sempre più consistente presenza di donne e l’arrivo di millennial e generazione Z, ma anche per sensibilità, interessi ed esigenze. Dagli investimenti sostenibili agli asset digitali (il 70% degli Hnwi nel 2021 ha investito in asset e valute digitali), passando per la richiesta di digitalizzazione e personalizzazione, il futuro del wealth management impone una serie di cambiamenti che rischiano di fare vincitori e vinti. E tra questi spicca la nuova figura del Cco, il chief customer officer
Aumentano (ma cambiano) gli Hnwi
Secondo quanto emerge dal World Wealth Report, la popolazione globale degli high net worth individual è cresciuta del 7,8% nel 2021 e la loro ricchezza è aumentata dell’8%, grazie alla ripresa delle economie supportata dal mercato azionario. Il Nord America ha continuato il suo percorso di crescita, registrando l’incremento maggiore nel numero dei paperoni (13,2%) e nella loro ricchezza (13,8%). Dal punto di vista del tasso di crescita complessivo, la scarsa espansione degli Hnwi dell’Asia-Pacifico in termini di popolazione (4,2%) e di ricchezza (5,4%) ha fatto scivolare la regione al terzo posto, dopo aver dominato nell’ultimo decennio.
Nel 2021 le prime quattro posizioni della classifica dei super-ricchi in termini di mercato erano occupate rispettivamente da Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina, dove risiede il 63,6% della popolazione Hnwi globale, con un aumento dello 0,7% rispetto al 2020. Gli ultra-Hnwi (con patrimonio pari o superiore a 30 milioni di dollari) hanno trainato la crescita in termini di ricchezza e di numero globale, rispettivamente del 9,6% e dell’8,1%.
I wealth manager devono rivedere le strategie di ingaggio
Stando all’indagine Capgemini, la popolazione degli Hnwi ha continuato a evolversi, registrando un crescente incremento nel numero di donne, persone Lgbtq+, millennial e appartenenti alla generazione Z che desiderano avvalersi di servizi di wealth management. Ognuno di questi segmenti emergenti presenta valori, preferenze ed esigenze proprie che molte società di wealth management non sono attualmente in grado di soddisfare, portando molti di questi clienti a preferire competitor più dinamici o a family office più piccoli.
Per esempio le donne, con patrimoni di tutte le fasce, sono destinate a ereditare il 70% della ricchezza globale nelle prossime due generazioni e vogliono rivolgersi a società che non solo garantiscano la trasparenza delle commissioni e la sicurezza dei dati, ma siano anche in grado di offrire servizi di formazione su come far crescere il patrimonio. Allo stesso modo, il 39% dei millennial super-ricchi ha cambiato provider nell’ultimo anno a causa della mancanza di trasparenza, preferendo wealth manager in grado di fornire interazione digitale, formazione e praticità in misura maggiore.
Il boom tecnologico e l’impennata degli unicorni sostenuti da venture capital hanno creato un esclusivo gruppo di Hnwi tecnologicamente avanzati, ma nonostante questo consistente gruppo di investitori offra un enorme potenziale per le società di gestione patrimoniale, solo il 27% dichiara di rivolgersi attivamente a questi potenziali clienti.
La nuova generazione di Hnwi presenta insomma esigenze specifiche che impongono ai wealth manager di adeguare le proprie strategie di business. Secondo il report, per conquistare questo segmento di clientela ampiamente non sfruttato, le società di gestione patrimoniale devono puntare a offrire maggiore praticità ed esperienze personalizzate, oltre a instaurare un rapporto di fiducia attraverso diversi approcci come collaborazione all’interno di ecosistemi, soluzioni digitali complete e maggiore attenzione alla diversity nella selezione del personale.
Dai criteri Esg agli asset digitali: la parola d’ordine è data-driven
Il settore della gestione patrimoniale sta attraversando una fase di diversificazione delle scelte di investimento, dal sustainable investing (SI) alla crescente diffusione degli asset digitali. Poiché la rilevanza dei fattori Esg continua a crescere, le società di wealth management devono impegnarsi a offrire agli Hnwi un maggiore supporto in termini di informazione e di scelta dei prodotti, due elementi fondamentali delle loro strategie.
Dal report emerge che, a livello globale, per il 55% dei paperoni è fondamentale investire in operazioni con un impatto Esg positivo e che, nonostante il 64% abbia richiesto di poter consultare i punteggi Esg per conoscere l’impatto sociale di un fondo, il 40% dei gestori patrimoniali fatichi a dimostrare l’impatto ambientale, sociale o di governance di un investimento.
“L’afflusso di nuove modalità di investimento, come il sustainable investing e gli asset digitali, sta avendo un impatto decisivo sul settore del wealth management. Le società di gestione patrimoniale devono essere tempestive nel fornire aggiornamenti su queste tendenze per fidelizzare i propri clienti” – spiega Lorenzo Busca, Fs digital innovation practice leader di Capgemini in Italia -. Inoltre, con l’avvento della nuova era degli asset digitali, le società di wealth management devono sfruttare le partnership con gli ecosistemi per dare priorità a un portfolio digitale diversificato da proporre ai clienti”.
Largo al chief customer officer
Infine la figura del Chief customer officer, quella che può offrire un’esperienza di livello superiore. Un numero crescente di wealth manager ha infatti introdotto il Cco, con l’obiettivo di coltivare la relazione con i clienti e di metterli al centro del processo di gestione patrimoniale. Il nuovo ruolo si concentra sull’implementazione all’interno dell’organizzazione dei benefici provenienti dai dati e dal digitale, per rispondere alle esigenze sempre più articolate da parte dei clienti e per promuovere la loro fidelizzazione.
Il report sottolinea come, dando priorità all’automazione e alle insight data-driven, i wealth manager possono garantire esperienze iper-personalizzate alle nuove tipologie di clienti, in modo da soddisfarne le aspettative. E stando agli esperti Capgemini i Cco svolgeranno un ruolo centrale nello sviluppo di un ecosistema di clienti inclusivo, migliorando al contempo le competenze dei consulenti attraverso l’analisi dei dati. “In questo modo le società possono adoperarsi per adottare un approccio one-stop-shop per soddisfare adeguatamente tutte le esigenze dei clienti, tenendo conto degli stili di vita e delle preferenze specifiche, favorendo così la crescita del business”, conclude l’analisi.
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