Dopo l’apertura di una branch tricolore, il country manager del gestore svizzero mira a rafforzare l’offerta locale. Sostenibilità, diversificazione e bassi costi le chiavi. Ma si lavora anche a tre fondi tematici e si valuta l’universo passivo. “Distribuzione? Aperti ad accordi per aprire nuovi canali”
Andrea Ferrante, country manager Italia di Swisscanto Asset Management International
Fare leva sulle caratteristiche distintive dell’offerta e rendere più capillare la presenza nel mercato domestico, senza smettere di sondare il terreno in cerca di nuove partnership che permettano di guardare oltre il tradizionale canale wholesale e magari affacciarsi alle reti di distribuzione retail. Andrea Ferrante, country manager Italia di Swisscanto Asset Management International, ha le idee chiare su quali sfide lo attendano ora che la casa di gestione svizzera in cui opera da 14 anni ha deciso di rafforzare la presenza in Italia con una branch a Milano. Con questo debutto, che è stato annunciato la scorsa settimana e al quale farà seguito uno in Spagna entro il 2025, la società del gruppo Zurcher Kantonalbank punta infatti ad accelerare quel percorso di espansione europea che ormai da tempo la vede impegnata nel campo della sostenibilità e dell’innovazione di prodotto. Un’iniziativa di cui il manager ha svelato i dettagli alla redazione di FocusRisparmio.
Dopo un decennio di attività in Italia senza una presenza diretta, perché la scelta di aprire una sede a Milano?
Con 270,5 miliardi di euro in gestione e una quota di mercato pari al 10,3%, Swisscanto è il terzo maggiore asset manager svizzero. Ma la società sta crescendo anche a livello internazionale: nel 2023, ad esempio, ha registrato in Europa una raccolta netta pari a 38,6 miliardi di euro e si è così guadagnata il quarto posto tra gli operatori del risparmio gestito con le migliori performance. Poiché l’Italia fornisce un contributo importante al business, passare a una presenza diretta nel Paese è parsa la scelta migliore per permettere di consolidare entrambi questi risultati. Non va poi dimenticato che, così quella di una prossima apertura in Spagna, la nuova branch locale rappresenta una tappa obbligata del nostro percorso di espansione nel mercato business-to-business. Oltre alla Svizzera, la società è infatti già presente con uffici anche in Germania e Lussemburgo.
Come cambiano i vostri obiettivi per il mercato italiano dopo aver compiuto questo passo?
Abbiamo predisposto un piano di crescita quinquennale volto a rafforzare la presenza del gruppo nei canali tradizionalmente presidiati attraverso i nostri fondi di diritto lussemburghese: dal wholesale al wealth management, dalle compagnie di assicurazione alle casse di previdenza. Un’ambizione rispecchiata dagli obiettivi di organico, con il team italiano destinato a crescere nei prossimi anni dai tre componenti attuali. Quanto all’offerta, il posizionamento dei nostri prodotti in termini di prezzo si manterrà sui livelli medio-bassi che da sempre ci contraddistinguono rispetto alla concorrenza e confermerà l’assenza di commissioni da overperformance: siamo infatti convinti che agevolare gli investitori sotto il profilo dei costi possa darci una marcia in più in un mercato, come quello italiano, maturo e densamente popolato.
Quali sfide intravede all’orizzonte e come vincerle?
Più che dalle caratteristiche dell’industria, la sfida principale è portata dal nuovo contesto di incertezza in cui si trovano a operare gli investitori tricolore. Se l’inflazione e i tassi di interesse hanno penalizzato un po’ ovunque il risparmio gestito, favorendo afflussi di capitale verso strumenti finanziari più semplici come le obbligazioni, in Italia il fenomeno è stato infatti acuito da due fattori del tutto peculiari: la storica tendenza ad avere un’allocazione difensiva e una forte concorrenza esercitata dal Governo attraverso la promozione dei titoli di debito pubblico. Si tratta però di una condizione destinata a ridimensionarsi, sia perché gli imminenti tagli delle banche centrali riporteranno i bond su livelli di appetibilità più contenuti sia perché i dati sull’ultima emissione del BTP Valore mostrano un progressivo ritorno alla diversificazione dei portafogli. Ed è proprio su questi due fronti che pensiamo di poter vantare il principale vantaggio competitivo: rispetto ai concorrenti, abbiamo infatti strategie che coprono il reddito fisso in alcuni segmenti specializzati e diversi contesti. Penso, ad esempio, a prodotti sui coco bond o sul secured high yield. Altri pilastri della nostra proposta sono i fondi bilanciati e flessibili, tra i quali spicca un veicolo articolo 9 che ha 2,5 miliardi di AUM e può soddisfare l’esigenza di chi vuole esporsi all’equity mantenendo però un approccio multi-asset. Non si può infine dimenticare la sostenibilità, perché siamo stati tra i primi a credere nella finanza etica e continueremo a far sì che la presenza di soli fondi articolo 8 e 9 rappresenti un tratto distintivo del nostro catalogo.
Oltre a puntare sui tratti distintivi del vostro brand, avete in cantiere qualche novità per i clienti italiani?
La prima è legata proprio al tema della sostenibilità. Sulla base di valutazioni che hanno evidenziato una sovraperformance dei titoli SDG compliant all’interno dell’S&P500, abbiamo individuato tre temi attorno ai quali stiamo costruendo nuove soluzioni tematiche da lanciare nel secondo semestre: digital economy ed health longevity, circular economy, transizione energetica. Un altro fronte è rappresentato dalle strategie passive, che cubano circa 100 miliardi di euro: sono attualmente proposte solo al mercato svizzero, ma stiamo facendo valutazioni approfondite per lanciare alcuni prodotti di diritto irlandese il prossimo anno.
Ha parlato di clientela istituzionale, ma c’è qualche spiraglio per affacciarsi anche ad un pubblico retail?
Swisscanto continuerà a rivolgersi a clienti wholesale e istituzionali, ma senza chiudere alla possibilità di stipulare nuove partnership che possano aprire un dialogo anche con le reti di distribuzione. A ottobre dello scorso anno abbiamo firmato un accordo per il collocamento dei nostri fondi Ucits alla clientela wealth e affluent di Banca Sella. Inoltre, siamo stati contattati da altri gruppi che hanno apprezzato il nostro deciso orientamento sostenibile.
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