Oro e dollaro continuano a rappresentare punti di riferimento per gli investitori. Ma inflazione, geopolitica e nuovi equilibri economici stanno cambiando il modo di proteggere i portafogli
Per molti anni la geografia dei beni rifugio è stata relativamente semplice. Nei momenti di incertezza gli investitori si rifugiavano nel dollaro, nei Treasury americani o nell’oro. Oggi però questo schema appare meno lineare. Inflazione persistente, tensioni geopolitiche, debito pubblico in crescita e un’economia globale sempre più frammentata stanno modificando il modo in cui viene costruita la protezione dei portafogli. Non significa che gli asset tradizionalmente considerati difensivi abbiano perso il loro ruolo. Ma, piuttosto, vuol dire che gli investitori non si affidano più a un’unica soluzione.
La ricerca di protezione si sta distribuendo tra strumenti diversi, ciascuno con caratteristiche specifiche e in grado di rispondere a rischi differenti. L’esempio più evidente è l’oro. Negli ultimi anni il metallo giallo ha registrato una corsa straordinaria, spesso interpretata come una scommessa contro il biglietto verde e contro la sostenibilità dei conti pubblici americani. Una lettura che Stephen Coltman, vicepresidente e head of Macroeconomics di 21Shares, considera però riduttiva. Secondo l’esperto, la narrativa che lega automaticamente il rally del lingotto all’indebolimento della valuta USA “non è coerente con l’andamento generale del mercato”. Gli Stati Uniti continuano infatti a mostrare caratteristiche molto di verse da quelle normalmente associate a una crisi valutaria. Per Coltman la spiegazione va cercata altrove: “L’oro non viene più scambiato solo come una tutela contro l’inflazione, ma in risposta alle nuove realtà geopolitiche”. E tra i fattori che stanno contribuendo a sostenere la domanda del metallo prezioso, l’esperto di 21Shares in dica gli acquisti delle banche centrali e l’effetto dell’enorme surplus commerciale cinese sulla liquidità globale.
La recente correzione dell’oro non modifica il quadro di fondo. Kiran Kowshik, FX portfolio manager & strategist di Banque Lombard Odier, osserva che il lingotto ha attraversa to una fase di consolidamento dopo i forti rialzi degli ultimi anni e che “il rallentamento del momentum non deve essere confuso con un’inversione strutturale del trend”. A sostenere la tendenza di lungo periodo contribuiscono fattori come l’incertezza fiscale, le preoccupazioni legate alla tenuta delle valute e la ricerca di strumenti capaci di preservare il potere d’acquisto nel tempo. Secondo Kowshik, il metallo giallo rappresenta uno dei pochi asset reali non soggetti né a svalutazione monetaria né a sanzioni finanziarie: “Quando gli investitori iniziano a interrogarsi sul percorso del debito pubblico, sulla capacità di finanziare i deficit o sulla credibilità delle politiche economiche, la domanda di asset diversificati aumenta”.
Il ruolo del dollaro evolve
Mauro Ratto, co-fondatore e co-chief investment officer di Plenisfer Investments SGR
Ma il cambiamento non riguarda soltanto l’oro. Anche il ruolo del dollaro sta evolvendo. Per decenni la valuta americana ha rappresentato un’eccezione nella storia finanzia ria moderna, riuscendo a mantenere la propria centralità nonostante deficit pubblici e commerciali che avrebbero messo in difficoltà qualunque altra economia. Mauro Ratto, co-founder e co-chief investment officer di Plenisfer Investments SGR, ricorda che il cosiddetto ‘privilegio del dollaro’ si è basato soprattutto sulla capacità degli Stati Uniti di attrarre capitali globali attraverso il mercato dei Treasury e l’azionario americano. Secondo Ratto, tuttavia, qualcosa sta cambiando…
Per il gestore Ulrich Gerhard, l’inflazione persistente potrebbe spingere Fed e BCE a nuovi rialzi. Ma le scadenze a breve offrono un profilo interessante grazie al carry e alla minore sensibilità ai tassi. La scelta degli emittenti resta il fattore decisivo per intercettare le opportunità e contenere il rischio di credito
Per il responsabile Emerging Market Debt di Swisscanto, piccoli segnali sulla traiettoria fiscale potrebbero pesare più dell’esito politico. Intanto crescita, inflazione e tassi reali sostengono ancora il debito emergente
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio