Oltre un investitore su tre non sa cosa sia e il 60% fa fatica a reperirlo o dice di non averlo mai ricevuto. L’indagine Moneyfarm
Nonostante siano passati ben sette anni dall’entrata in vigore della MiFID 2, il Rendiconto costi e oneri è ancora uno sconosciuto. Oltre un investitore su tre infatti non sa cosa sia, mentre tre su cinque faticano a reperirlo o dichiarano di non averlo mai ricevuto. Il quadro desolante emerge dall’ultimo sondaggio di Moneyfarm, che ha interrogato 2.028 investitori (di cui 858 clienti) su uno degli strumenti più significativi della direttiva nata per garantire ai risparmiatori una maggiore trasparenza. E anche se la survey mostra qualche miglioramento nella quota di chi il documento l’ha effettivamente letto, le percentuali restano comunque troppo contenute per parlare di un cambio di passo.
Stando ai risultati dell’analisi, sono il 36% coloro che hanno una conoscenza nulla o limitata dell’esistenza del Rendiconto costi e oneri, nonostante la quasi totalità degli intervistati (97%) consideri i costi e le commissioni un fattore rilevante nelle decisioni di investimento. La consapevolezza circa l’esistenza di questo strumento aumenta però al crescere della propensione al rischio: il profilo più esperto sembra infatti essere uomo (64%), tra i 43 e i 58 anni (70,04%), con propensione al rischio elevata (65%) e un patrimonio investibile medio intorno agli 80mila euro. Non solo. Anche coloro che conoscono il Rendiconto mostrano grande incertezza: quasi il 60% ammette di aver fatto fatica a reperirlo, di non sapere dove trovarlo o di non averlo mai ricevuto, mentre solo il 40% sa con certezza che deve essere inviato dagli intermediari ogni anno entro il 30 aprile.
Meno di due su cinque ne comprendono il testo
Tra coloro che conoscono il Rendiconto si osserva poi un basso coinvolgimento: quasi il 74% non ne ha mai discusso con il proprio consulente e più della metà afferma di non aver mai ricevuto una notifica proattiva nell’area riservata del proprio home banking. Rispetto allo scorso anno, però, aumenta sia il numero di chi l’ha letto (+7,2%), sia la quota di chi è interessato ad approfondirne il contenuto (+18%), con punte del 71% tra le donne. Nessun miglioramento invece sul livello di comprensione del testo, trovato chiaro ed esaustivo solo dal 38% circa degli intervistati. Raddoppia, però, il numero di quanti sono consapevoli dell’esistenza di una versione analitica del documento e hanno effettivamente richiesto di visionarla (dal 3,2% al 6,4% di quanti conoscono il Rendiconto), anche se si tratta pur sempre di una porzione minima sul totale del campione.
Chi conosce il Rendiconto reputa adeguato il costo della consulenza
La stragrande maggioranza (72,5%) di chi conosce il Rendiconto, e mostra quindi una maggiore consapevolezza dell’impatto dei costi sulla performance degli investimenti, ritiene gli exchange traded fund il prodotto con il miglior rapporto costi/benefici. Tra chi ha una chiara comprensione dei costi sostenuti, tale preferenza raggiunge il 79,5%. Un dato in netta controtendenza con gli strumenti effettivamente detenuti dai risparmiatori italiani, che scelgono gli ETF solo nel 15% dei casi, contro il primato dei fondi comuni (39%). Da notare poi che l’attenzione ai costi e la conoscenza dei mezzi informativi a tutela degli investitori vanno di pari passo con il giudizio positivo espresso da parte dei clienti più informati nei confronti del servizio di consulenza: più della metà di quanti conoscono con esattezza il Rendiconto reputa il costo della consulenza adeguato. Numeri che evidenziano come una maggiore trasparenza non solo aiuti gli investitori a prendere decisioni più informate, ma migliori anche la percezione del valore del servizio ricevuto. Tale percezione è inoltre correlata positivamente anche alla propensione al rischio, con il 42% degli investitori con profilo di rischio elevato che ritengono il costo adeguato, contro il 26% degli investitori con profilo di rischio basso.
Giovani disinformati ma interessati ad approfondire
Nonostante il sondaggio sia stato effettuato su un campione con un livello medio di istruzione elevato (il 61% dei rispondenti è laureato, e il 13% lo è in discipline economico-finanziarie), emerge una minore familiarità con il Rendiconto tra le nuove generazioni. I giovani fino a 27 anni hanno infatti conoscenze meno precise sulle spese sostenute per gli investimenti, con il 66,7% che ne ha un’idea solo approssimativa e soltanto uno su tre che è al corrente dell’influenza dei costi sulla performance delle soluzioni. Tra gli intervistati GenZ si registra la percentuale più alta (17,54%) di chi non ha mai sentito parlare di “Rendiconto costi e oneri”, una quota quasi doppia rispetto a Boomers e GenX, e di chi, pur avendone sentito parlare, non conosce la scadenza entro cui il documento deve essere recapitato ogni anno (33%). In controtendenza il dato secondo cui le generazioni più giovani sarebbero le più consapevoli della possibilità di richiedere il dettaglio analitico del documento (36,1% per la GenZ e 35,4% per i Millennials, contro il 33% dei Boomers), oltre che le più interessate ad approfondirne il contenuto (59,2%, 64,53% e 55,8%).
Andrea Rocchetti, global head of investment advisory di Moneyfarm
“Anche quest’anno, il sondaggio restituisce un’immagine leggermente meno preoccupante rispetto ad altre ricerche, come ad esempio il Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, secondo cui il 66% degli intervistati non comprende o comprende in modo errato i costi legati ai servizi di investimento”, sottolinea Andrea Rocchetti, global head of investment advisory di Moneyfarm. Secondo l’esperto, trasparenza e consapevolezza sono un binomio vincente per rafforzare la fiducia degli investitori retail e rappresentano pilastri essenziali per favorire una partecipazione dei cittadini più ampia e informata ai mercati dei capitali. “In questo senso, guardiamo con favore alla Saving Investment Union promossa dalla Commissione Europea, che mira proprio ad assicurare un elevato livello di tutela per gli investitori e un buon rapporto qualità-prezzo per i prodotti e servizi finanziari”, aggiunge.
Massimo Scolari, presidente Ascofind
Massimo Scolari, presidente di Ascofind, che ha collaborato all’indagine, ricorda come in Europa circa 11 trilioni di euro di risparmi siano detenuti sotto forma di depositi bancari. “La trasparenza dei costi e l’alfabetizzazione finanziaria rappresentano leve fondamentali per incoraggiare i risparmiatori ed incentivarli a detenere una quota maggiore dei loro fondi in soluzioni che possano garantire loro rendimenti più elevati e contribuire direttamente alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica”, afferma. Concludendo che la partecipazione proattiva del pubblico retail è quindi “essenziale affinché il mercato dei capitali dell’Unione acquisisca una scala e una profondità tali da offrire la necessaria gamma di opportunità di finanziamento a tutte le imprese UE”.
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