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Europa in rosso, e per Wall Street i future anticipano un mercoledì di passione. Andamento mercati, commenti degli analisti, riassunto della vicenda
Future Usa in ribasso e vendite sull’azionario europeo: sono i segnali di un clima generale di rinnovato pessimismo e avversione al rischio scatenati dai timori per l’impeachment del presidente Usa Donald Trump – ultima incognita ad aggiungersi alla lunga lista di timori geopolitici che gli investitori devono affrontare – e dai toni tornati aggressivi sul fronte commerciale tra Usa e Cina.
A Wall Street si preannuncia dunque un avvio debole mentre in Europa il Ftse Mib è in calo dell’1,66%, Parigi cede l’1,5%, Francoforte l’1,12% e Londra l’1%.
Sull’azionario milanese, le vendite colpiscono tutti i titoli senza distinzioni, con Cnh Industrial che è la peggiore in calo del 3,7% con tutto il comparto. Ancora debole anche Fiat Chrysler Automobiles (-2%) che è al quarto calo consecutivo e sui minimi da settembre, dopo l’arresto di un ingegnere del gruppo in Usa per le emissioni inquinanti dei veicoli ma soprattutto dopo le dichiarazioni del presidente di Renault che sembra escludere un ritorno del negoziato per una aggregazione.
Pesanti tutti i titoli bancari a partire da Unicredit (-3%) che è la peggiore. Va male anche Ubi Banca (-2%): ieri era il termine per la presentazione delle offerte per la bancassurance e, secondo quanto scrive Il Sole 24 Ore, nè Generali (-1%) nè Cattolica (-2%) hanno preso parte alla gara.
Provano a resistere alle vendite le utility con Hera (-0,11%) e Snam (-0,2%) che segnano i cali inferiori in un listino tutto in rosso. Il greggio è ancora in calo: il Brent cede l’1,6% a 62,09 dollari mentre il Wti perde l’1,4% a 56,49 dollari.
Sul mercato valutario, l’euro resta sotto 1,1 e vale 1,099 dollari (come ieri), mentre contro yen vale 117,95 (da 118,120 ieri). Il dollaro/yen è a 107,26 (da 107,413).
Il commento degli analisti
L’indagine comporta “un’accresciuta incertezza politica nella più grande economia del mondo e si aggiunge al già lungo elenco dei fattori geopolitici”, commenta Lukman Otunuga, analista di ricerca senior presso il broker Forex FXTM.
Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, indica che “naturalmente dall’impeachment alla condanna il passo non è breve, in quanto servono due terzi dei Senatori a favore, e al Senato i Repubblicani hanno la maggioranza”, ma la destituzione di Trump sarebbe negativa per l’azionario, visto che il leader di Washington “è pro business e soprattutto pro Wall Street”. Per il momento “l’impressione è che un’apertura ufficiale della procedura surriscalderá il clima a Washington e nel Paese, finendo per gravare sul sentiment e l’economia”, conclude Sersale.
Vincenzo Longo, market strategist di IG, è più ottimista. “Non pensiamo che l’impeachment stia impensierendo seriamente gli investitori”, osserva. “Tra l’altro, in casi simili avvenuti in passato, Wall Street ha quasi sempre reagito con delle vendite immediatamente subito dopo la diffusione della notizia – sebbene i cali siano stati recuperati interamente nelle settimane successive”.
Secondo Longo, la vera domanda da porsi è “se la faccenda in qualche modo potrà impattare sui consensi di Trump”. A tal proposito gli scenari che l’analista identifica sono due. “Da un lato non possiamo escludere che lo stesso presidente americano uscirà da questa fase rafforzato. Dall’altro va sottolineato che la news di un potenziale impeachment sopraggiunge in un momento non particolarmente favorevole per Trump, alle prese con la disputa commerciale con la Cina e altri Paesi. Una situazione che potrebbe complicare un po’ tutta la sua agenda politica e che potrebbe effettivamente sfuggirgli di mano”.
Sul fronte obbligazionario, il costo di finanziamento del Bund decennale tedesco è in discesa di tre punti base a -0,61%, “per la prima volta sotto quota 0,6% dopo la riunione della Bce”, commentano gli analisti di Commerzbank, a causa dei dati macro piú deboli e della possibilitá di un impeachment contro Trump, “che aggiunge ulteriore incertezza” a una situazione politicamente giá complessa, sostenendo i beni rifugio come il debito sovrano tedesco.
La vicenda
Nancy Pelosi, speaker della Camera, ha avviato un’inchiesta formale per stabilire se il 45esimo presidente americano abbia interagito in modo improprio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Il riferimento è al presunto pressing esercitato dal leader ucraino affinché lanciasse un’inchiesta su Hunter Biden, membro del cda della società energetica ucraina Burisma Holdings e figlio dell’aspirante candidato presidente del Partito Democratico americano alle elezioni del 2022 Joe Biden.
Il pressing – portato a galla da una talpa – sarebbe avvenuto qualche giorno dopo l’ordine lanciato da Trump di congelare quasi 400 milioni di dollari di aiuti all’Ucraina.
La reazione di Trump non si è fatta attendere. In una serie di tweet, l’inquilino della Casa Bianca si è lamentato che la giornata “importante” trascorsa alle Nazioni Unite è stata “di proposito rovinata dai democratici con una caccia alle streghe spazzatura”. Trump ha inoltre affermato che rilascerà una trascrizione della chiamata con il presidente ucraino.
I precedenti
Accusandolo di avere violato la Costituzione nel cercare aiuto da un leader straniero per ledere il rivale politico, Pelosi ha lanciato un’inchiesta con la quale parte l’iter per un possibile impeachment di Donald Trump. È la prima volta dal 1998, quando la Camera decise per l’impeachment di Bill Clinton, che un’inchiesta di questo tipo viene avviata.
Il magnate newyorchese del mattone diventato leader Usa è dunque il quarto presidente americano a fare i conti con un tale iter. Oltre a Clinton, solo Andrew Johnson nel 1868 è stato oggetto di impeachment (ma nessuno dei due fu condannato).
Richard Nixon diede le dimissioni nel 1974 in seguito allo scandalo Watergate, prima di subire l’imbarazzo di un voto ufficiale a favore della rimozione dall’incarico.